L’articolo di Stefano Passigli sul Corriere della Sera critica la visione parziale di Donald Trump in materia di dazi, focalizzata unicamente sullo scambio di beni e materie prime tra Stati Uniti e Unione Europea, e propone una strategia negoziale più ampia per l’UE.
La prospettiva di Trump e le lacune dell’UE
Secondo Passigli, la posizione di Trump ignora il significativo interscambio di servizi, che riequilibra in gran parte lo squilibrio commerciale lamentato dagli Stati Uniti. L’autore sottolinea inoltre come l’Unione Europea abbia inspiegabilmente rinunciato a forti elementi negoziali, tralasciando questioni cruciali come le regole sanitarie dei prodotti, la protezione della privacy e le norme ambientali. Ma, soprattutto, l’UE non ha considerato una variabile essenziale nei rapporti tra grandi economie: i movimenti di capitale legati agli investimenti finanziari, non solo agli scambi di beni e servizi.
Il saldo degli investimenti finanziari e la leva del dollaro
Da questa prospettiva, l’autore evidenzia che il flusso di investimenti è storicamente stato nettamente favorevole agli Stati Uniti. Gli investimenti europei in azioni, obbligazioni e titoli del Tesoro americani hanno superato di gran lunga gli investimenti americani in Europa.
Alla luce di ciò, Passigli suggerisce che l’Unione Europea debba estendere i negoziati oltre i semplici dazi su beni e servizi. L’UE dovrebbe includere anche le regole necessarie a garantire gli standard europei di sanità, privacy e sicurezza, nonché una corretta imposizione fiscale sulle grandi imprese multinazionali, senza alcuna esenzione per le aziende americane.
Ma il punto cruciale dell’argomentazione di Passigli è la necessità che l’UE e i singoli Stati membri pongano al centro dei negoziati una possibile tassazione degli investimenti finanziari in dollari. Questa mossa rappresenterebbe una “forte minaccia per la stabilità di una valuta che già mostra segni di sofferenza”, un rischio che gli Stati Uniti non possono permettersi.
La proposta di “sparigliare”
La storia dimostra che le transazioni finanziarie internazionali sono state a lungo regolate da norme restrittive o tassazioni, e solo con i trattati di Roma si è introdotta la libera circolazione dei capitali in Europa. È improbabile che i maggiori attori economici statunitensi consentano a Trump di mettere fine a un fattore così cruciale per il benessere delle economie sviluppate.
Per questo, Passigli conclude che l’Unione Europea deve essere pronta a “sparigliare“, ovvero non limitarsi a negoziare regole per l’interscambio di beni e servizi. Proporre di estendere i negoziati ai movimenti di capitale denominati in dollari, e che rappresentano meri investimenti finanziari, avrebbe un effetto significativo sui mercati finanziari americani e sul dollaro. L’autore ritiene che la sola ipotesi di una tale misura riporterebbe Trump a “più miti consigli”, assicurando che i negoziati rimangano entro limiti che non compromettano l’interscambio internazionale.
25 luglio 2025





