Questa la sintesi dell’articolo di Adriana Castagnoli “Così l’Arabia Saudita cambia pelle per conquistare un ruolo a livello globale”, apparso su Il Sole 24 Ore del 17 luglio 2025:
L’Arabia Saudita sta profondamente mutando la sua identità e politica estera per affermarsi come attore globale, posizionandosi come potenza di spicco tra gli Stati del Golfo e superando la Turchia nell’influenza mondiale, secondo il World Power Index 2022.
Storicamente, le risorse petrolifere hanno permesso all’Arabia Saudita di diffondere il wahhabismo e contrastare lo sciismo. Oggi, l’identità religiosa continua a giocare un ruolo cruciale nella condotta delle potenze mediorientali. I recenti eventi, come la guerra tra Israele e Iran, hanno evidenziato la necessità per gli Stati arabi di riequilibrare il potere nella regione, limitando sia l’egemonia israeliana sia la minaccia fondamentalista iraniana. Ciò ha spinto l’Arabia Saudita a intraprendere un ruolo di mediatore, come dimostrato dal riavvicinamento con l’Iran (avviato sotto l’egida di Pechino nel 2023) e dalla promozione di un nuovo accordo nucleare con Teheran, inclusa l’idea di un consorzio nucleare regionale.
Parallelamente, Riyadh sta modernizzando il proprio apparato difensivo con l’obiettivo di diventare un attore militarmente indispensabile in Medio Oriente. La Vision 2030, promossa dal principe ereditario Mohammed bin Salman (MBS), mira a trasformare l’Arabia Saudita da Stato petrolifero a economia globalizzata, aumentando la produzione interna del fabbisogno militare e diversificando l’economia. Tuttavia, l’economia saudita rimane fortemente dipendente dal petrolio, con circa il 60% delle entrate governative derivanti dalla vendita di greggio, nonostante ingenti investimenti in altri settori.
In un contesto geopolitico in evoluzione, caratterizzato da molteplici centri di potere e relazioni transazionali, l’Arabia Saudita si propone di giocare un ruolo chiave non solo a livello regionale, ma in un ordine globale sempre più multipolare e fluido.
17 luglio 2025


