Milena Gabanelli e Simona Ravizza hanno pubblicato sul Corriere della Sera un articolo basato sui calcoli di economisti ed esperti del settore per quel che concerne il nostro apparato fiscale. Un impiegato statale, uno privato, un prof., gli avvocati. Ecco come le norme penalizzano alcuni e premiano altri. Solo la percezione di equità spinge i cittadini a pagare.
Scrivono Gabanelli e Ravizza: “Ad ogni riforma fiscale annunciata, scatta la convinzione che ci resteranno più soldi in tasca. Non avviene per caso: è la politica a dichiararlo apertamente, oppure a insinuarlo. Illudendoci. La stessa politica che invece tace sulle «trappole del Fisco» con cui continuiamo a fare i conti, e che nessuna riforma ha mai risolto. Anzi, spesso le ha peggiorate. Abbiamo deciso di chiamarle trappole perché sono ben mimetizzate dentro a norme di difficile comprensione anche per i commercialisti, tant’è che per individuarle occorre metterle tutte in fila, fare i calcoli su ogni passaggio, e comprendere come ogni nuovo provvedimento si incastra con quelli precedenti. Il quadro finale è che lo slogan politico quasi sempre nasconde una penalizzazione che chi governa e chi ne trae beneficio non ha interesse a evidenziare”.
E proseguono: “Ma, quando si parla di Fisco, non è importante concentrarsi solo su quante imposte si pagano in base alle tre aliquote del 23, 33 e 43%; ma anche su quante se ne pagano in più se il reddito cresce un po’. La trappola scatta proprio sulla parte di aumento e si finisce per pagare più tasse per due ragioni: sulla parte guadagnata in più si versano le imposte previste dal proprio scaglione di reddito; e contemporaneamente, guadagnando un pochino di più, si perde una parte delle detrazioni a cui si aveva diritto. Il risultato è che sull’aumento di stipendio il Fisco può trattenere molto più di quanto prevede l’aliquota Irpef del proprio scaglione: il prelievo effettivo è del 17,7% per i redditi lordi tra 8.500 e 15 mila euro; del 27,4% tra 15 e 20 mila euro; del 32,2% tra 20 e 28 mila euro; del 41,7% tra 28 e 32 mila euro. Il colpo di grazia arriva tra 32 e 40 mila euro: sugli aumenti di stipendio il Fisco trattiene il 54,1%. Superati i 50 mila euro le detrazioni si azzerano e di conseguenza sugli aumenti di stipendio si torna a pagare l’aliquota prevista dal proprio scaglione”.
E infine: “Un ultimo esempio, come risulta da una simulazione dell’ufficio parlamentare di bilancio. Due avvocati fatturano 60 mila euro all’anno. Entrambi aderiscono al cosiddetto «regime forfettario», riservato a chi non supera gli 85 mila euro di ricavi. Qui il Fisco non guarda i costi che i liberi professionisti sostengono per lavorare: stabilisce in anticipo, in base al tipo di attività, quale percentuale considera come spese, determinando di conseguenza il reddito da tassare. Per gli avvocati è il 78%, perché presume che il restante 22% siano i costi sostenuti. Il reddito imponibile è quindi di 46.800 euro. Su questi si applica la Flat tax del 15%: entrambi pagano 7.020 euro. Il primo avvocato ha soltanto 5 mila euro di costi reali, pertanto sul suo guadagno effettivo di 55 mila euro l’imposta pesa il 12,8%. Il secondo ha una segretaria part-time e arriva a 20 mila euro di costi: il suo guadagno effettivo scende a 40 mila euro, ma continua a pagare le stesse imposte, che per lui pesano il 17,6%. Si premia dunque chi tiene l’attività piccola e snella, mentre chi investe di più o crea un posto di lavoro viene penalizzato. Stessa Flat tax, peso diverso. Di piatto non c’è proprio nulla.”.
Il tema centrale
L’articolo analizza come le riforme fiscali in Italia, spesso presentate dalla politica come misure a vantaggio dei contribuenti, nascondano in realtà «trappole» e sperequazioni. Il sistema fiscale tende così a penalizzare alcuni cittadini e a premiarne altri, minando la percezione di equità, fattore indispensabile per spingere i cittadini a pagare le imposte.
Le tre “trappole” del Fisco
1. Disparità tra settore privato e pubblico (Aumenti contrattuali)
- Il contesto: la legge di Bilancio 2026 ha introdotto una tassazione agevolata del 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali (firmati nel 2024-2026) per i dipendenti privati con redditi fino a 33.000 euro.
- La trappola: a parità di reddito lordo (es. 30.000 €) e di aumento contrattuale (638 € lordi), un dipendente privato versa 32 € di tasse grazie al 5%, mentre un dipendente pubblico ne versa 227 € (regime ordinario con prelievo al 41,7%), con una differenza di 195 € di imposte a sfavore dello statale.
- La causa di fondo: il sistema di bonus e detrazioni decrescenti fa sì che sugli aumenti di stipendio scatti un prelievo effettivo molto più alto rispetto all’aliquota di scaglione (arrivando fino al 54,1% nella fascia 32.000-40.000 €). L’agevolazione per i privati è un tampone che non ha risolto il vizio di fondo del sistema.
2. Il “Fiscal Drag” e l’inflazione (Lavoro dipendente)
- Il caso: un insegnante di scuola superiore con 18-24 anni di servizio percepisce 42.913 € lordi annui (imponibile di 38.969 €). Le riforme fiscali recenti (Draghi e Meloni) gli garantiscono un risparmio lordo di 1.574 € l’anno.
- La trappola: Poiché gli scaglioni Irpef e le detrazioni non vengono adeguati al costo della vita (drenaggio fiscale), l’inflazione erode il guadagno. Invece di conservare il potere d’acquisto del 2019, l’insegnante subisce un prelievo aggiuntivo di 2.825 €, traducendo il vantaggio apparente in una perdita reale di 1.773 €. L’Italia è tra i pochi Paesi OCSE/UE che non agganciano il prelievo all’inflazione.
3. Le distorsioni del forfettario (lavoro autonomo)
- Il contesto: nel regime forfettario (fino a 85.000 € di ricavi), la tassazione si basa su una stima fissa dei costi (per gli avvocati il 22%, lasciando un imponibile del 78%) con una Flat Tax del 15%.
- La trappola: due avvocati con 60.000 € di fatturato pagano entrambi 7.020 € di tasse. Tuttavia:
- chi ha costi bassi (5.000 €) ha un guadagno effettivo di 55.000 € e subisce un’incidenza fiscale del 12,8%.
- chi investe o crea lavoro (es. 20.000 € di costi tra struttura e collaboratori) guadagna 40.000 € ma paga la stessa somma, con un’incidenza fiscale reale del 17,6%. Il sistema finisce così per disincentivare la crescita e gli investimenti.
Conclusioni
Le autrici evidenziano che le riforme attuate tramite slogan o interventi tampone generano effetti a cascata perversi. Citando i principi della Banca Mondiale, si ricorda che solo un sistema percepito come equo e trasparente spinge i cittadini a pagare le imposte in modo spontaneo.
26 ottobre 2026





