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Economia

Verso il voto col gasolio a 3 euro

Marcello Sorgi ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui scrive che con il gasolio, che in alcune parti del territorio, vedi Milano, si sta avvicinando ai 3 euro al litro e le proteste di agricoltori e autotrasportatori che non accennano a diminuire, l’emergenza energetica, come ormai viene definita la crisi dei costi dei carburanti determinata dalla guerra in Iran e dalla semichiusura dello Stretto di Hormuz, sta assumendo dimensioni drammatiche.

Scrive Sorgi: ”La sospensione del taglio delle accise da parte del governo e il funzionamento intermittente del price cap da parte di Eni, Ip e delle altre grandi compagnie che si erano impegnate a mettere un tetto ai prezzi ha di fatto riaperto la corsa ai rincari. Il ministro dei Trasporti Salvini ieri in Parlamento ha ribadito la linea dell’esecutivo, di tenere una riserva di fondi per la fase più difficile, che s’annuncia, dell’emergenza, ricordando che sono stati già spesi 434 milioni per tagliare le accise e confermando implicitamente la difficoltà di continuare con questo genere di provvedimenti”.

E prosegue: ”Von der Leyen deve ottenere, prima di concedere l’apertura, dalle altre istituzioni, il consenso a partire dal Consiglio europeo, e dagli altri Paesi membri dell’Unione, all’interno dei quali figurano i cosiddetti “frugali”, contrari per definizione a qualsiasi flessibilità delle regole appena stabilite. Meloni tutto questo lo sa bene. Ma continua a insistere perché non ha altra strada per affrontare la questione energetica che le va montando in casa. Per di più all’inizio della campagna elettorale”.

L’emergenza carburanti e il rischio sociale: la crisi energetica causata dalla guerra in Iran e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz sta facendo schizzare il prezzo del gasolio (fino a sfiorare i 3 euro al litro a Milano). Questo contesto sta alimentando le proteste di agricoltori e autotrasportatori.

Accise e price cap inefficaci: la decisione del governo di sospendere il taglio delle accise e il funzionamento discontinuo del price cap da parte dei principali distributori hanno dato un nuovo impulso all’aumento dei prezzi.

La posizione del governo: in Parlamento, il ministro Salvini ha giustificato la linea di rigore spiegando che le risorse storiche (434 milioni di euro già spesi per le accise) vanno custodite in vista dei momenti più critici dell’emergenza, facendo intendere l’impossibilità di proseguire con incentivi generalizzati.

La trattativa con Bruxelles: la premier Giorgia Meloni sta cercando di ottenere dalla Commissione Europea ulteriori margini di flessibilità contabile per la prossima legge di stabilità, facendo leva sui buoni rapporti con Ursula von der Leyen.

Gli ostacoli europei: nonostante l’apertura personale di Von der Leyen, la trattativa incontra forti freni:

l’Italia ha già ottenuto flessibilità lo scorso luglio in deroga al nuovo Patto di Stabilità; un’ulteriore richiesta a breve distanza minerebbe la credibilità delle regole europee.

È necessario il consenso del Consiglio europeo e dei Paesi “frugali”, storicamente contrari ad accordare margini di spesa extra.

Contesto politico: Meloni continua comunque a pressare l’UE perché non ha alternative interne per arginare l’emergenza energetica, che rischia di diventare esplosiva proprio all’avvio della campagna elettorale.

8 ottobre 2026