Xi torna e trova un’Europa diversa

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Xi in Europa incontra Macron e Von der Leyen, e gli altri?

Negli ultimi anni, la politica europea nei confronti della Cina si è allontanata da approcci guidati dalla paura. L’Ue ha etichettato la Cina come “rivale sistemico”, ha sostenuto la Lituania di fronte alla coercizione economica di Pechino e ha mostrato la volontà di accettare la tensione multi-dimensionale con la Repubblica popolare attraverso varie misure di sicurezza economica. Nonostante questo, leader come Scholz mostrano ancora timore nel loro approccio, minimizzando le minacce derivanti dai prodotti cinesi sovvenzionati dallo Stato e evitando argomenti sensibili come Taiwan, i diritti umani, o il sostegno cinese alla Russia. Il commento di Emanuele Rossi su Formiche.

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L'Occidente, le sfide globali e un'America da decifrare

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Chi salverà questo mondo che sembra amare solo le guerre?

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito l’altro giorno che l’Europa dovrebbe perseguire l’autonomia strategica dagli Stati Uniti. Il suo appello è stato pronunciato in un momento di particolare concentrazione di notizie in arrivo dall’altra sponda dell’Atlantico, un flusso di eventi e di annunci che sembra evidenziare una ritrovata centralità Usa e che sconsiglierebbe la Ue dal cercare una presa di distanza. In realtà, c’è un’America tutta da decifrare, in una fase certamente densa che si prolungherà, verosimilmente, per tutti i mesi che ci separano dalle elezioni presidenziali di novembre, e anche in quelli successivi (...) L'America profonda, quella che è sensibile alle sirene isolazioniste e alle ricette semplici e rudi di Donald Trump, osserva distrattamente e alle urne, quella frazione che vi andrà, terrà conto più dell'economia che della politica estera. Forse sarà scontenta di non potere più accedere a TikTok se fra meno di un anno scatterà la tagliola appena approvata contro la proprietà cinese, sospettata di non fare nulla per evitare i messaggi di propaganda inquinata che passano dalla frequentatissima piattaforma Web. Il commento di Andrea Lsavazza su Avvenire.

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I riformisti lavorino per Draghi al vertice delle istituzioni Ue

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Un appello a Meloni, si schieri insieme a Macron per portare a Bruxelles Draghi

Adesso che sul tavolo c’è un’agenda Draghi europea bisogna fare i draghiani, cioè si inizia a pensare a come mettere insieme le truppe che potrebbero scortare l’ex presidente del Consiglio italiano fino alla poltrona di presidente della Commissione europea (ipotesi improbabile) o di quella di presidente del Consiglio europeo (ipotesi se non probabile, almeno fattibile). Si conosce benissimo lo sponsor principale di super-Mario e dove sta di casa: a Parigi, all’Eliseo, e si chiama naturalmente Emmanuel Macron. Il principale avversario di Ursula von der Leyen non a caso osteggiata in Italia da Matteo Renzi che, tra parentesi, potrebbe sbarcare a Bruxelles se come sembra si candiderà nella circoscrizione del Centro Italia. Il commento di Mario Lavia si Linkiesta.

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