In Francia cade l’ultimo tabù sull’argine contro Le Pen

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Francia, Emmanuel Macron sarà un'anatra zoppa?

Il leader dei gollisti Eric Ciotti apre all’accordo con il Rassemblement National di Marine Le Pen. Se confermata – molti nel suo partito, Les Républicains, sembrano decisi a dare battaglia – sarebbe una svolta storica, che metterebbe fine a una tradizione pluridecennale. Quella del barrage contro l’estrema destra da parte dei partiti costituzionali, sempre pronti a unirsi nei ballottaggi pur di tenerla fuori, regola non scritta della Quinta Repubblica ma sempre rispettata, nonostante la crescita inarrestabile degli esclusi. Anche quando, nel 2002, per la prima volta, il Front National guidato dal Jean-Marie Le Pen (padre di Marine) arrivò al ballottaggio delle presidenziali, e la sinistra fu costretta a fare campagna per il presidente uscente, e suo storico avversario: il gollista Jacques Chirac (anche perché al primo turno gli elettori di sinistra, dando per scontato un ballottaggio socialisti-gollisti, portarono oltre la soglia di sbarramento ben quattro liste trotzkiste: ah, le meraviglie del doppio turno!). Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

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Green deal, in arrivo 35 miliardi di nuove tasse

Nuove tasse in arrivo per finanziare il New Green. Meloni tace

Che meraviglia, il governo Meloni imporrà 35,3 miliardi di tasse fino al 2028 per finanziare una parte del Green deal tramite un prelievo dalle bollette elettriche degli italiani (ad accorgersene è stato David Carretta, corrispondente di Radio Radicale da Bruxelles). Potrebbe darsi che i 35,3 miliardi saranno spalmati su un periodo di venti anni. Si vedrà. Il governo da parte sua ha poco o nulla da dire. Per ora si registra una posizione imbarazzata se non sconsolata del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, uno che ha sempre più l’aria di passare lì per caso: «Su endotermico e transizione verde, aspettiamo di capire i pareri del nuovo Parlamento europeo e della Commissione dopo il voto di sabato e domenica». Certo è singolare che di tutto questo nessuno sappia nulla. Per di più a pochi giorni dal voto europeo. Si chiamano tecnicamente «oneri aggiuntivi», ma si capisce meglio se si dice: tasse. 

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Meloni parla già come Orbán, ma perché preoccuparci?

La premier svolta decisamente a destra

Al delirante attacco di Matteo Salvini al Quirinale, nonché ai principi fondamentali – costituzionali – della nostra adesione al progetto europeo, è seguito un lungo silenzio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nonché di tutte le massime cariche dello Stato, dal meloniano Ignazio La Russa (che se l’è cavata in extremis con un blando giudizio di inopportunità) al salviniano Lorenzo Fontana (di cui si sono perse le tracce). Un silenzio che è difficile giustificare con la storiella dell’oscuro lavoro condotto dietro le quinte per convincere Salvini a ritrattare, non foss’altro per quello che Meloni ha detto in chiaro subito dopo

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