La vera Meloni è sempre quella di Vox, tutto il resto è Lollo

Ma Giorgia Meloni è davvero cambiata?

Die Zeit, sotto il cavalleresco titolo “Die charmante Postfaschistin”, si domanda se Giorgia Meloni abbia mostrato finora «il suo vero volto». L’Economist le dedica un articolo dal titolo “Pragmatist or pasionaria?”. I residui punti interrogativi non cambiano però la sostanza: con il suo recente intervento all’iniziativa di Vox, dove ha rispolverato il meglio del repertorio populista e antieuropeista che l’ha portata al successo, Meloni ha messo seriamente in crisi la narrazione sulla leader pragmatica e modernizzatrice (addirittura «draghiana», secondo i più audaci). Versione sempre meno condivisa dalla stampa internazionale e ultimamente persino dalla stampa nazionale.Il comment di Francesco Cundari su Linkiesta.

 

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ll pauperismo dei populisti e gli intelligentissimi a sinistra

  • Pubblicato in Cultura

Il grande polverone creato sl monologo (censurato) di Antonio Scurati

Non so quanto Meloni abbia pagato i due minuti di lavoro che saranno stati necessari a elaborare una simile dichiarazione – augurandomi di tutto cuore che non sia solo farina del suo sacco – ma trovo piuttosto deprimente l’idea che nell’Italia di oggi si debba davvero spiegare, a presidenti del Consiglio e direttori di giornale, non a bambini dell’asilo, che un monologo di due minuti non corrisponde a due minuti di lavoro, che a scrivere un testo non ci vuole il tempo sufficiente a leggerlo ad alta voce e che il suo valore non si misura certo in questo modo, così come il valore di una canzone non dipende dalla sua durata (raramente superiore ai 4 minuti). Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

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Il golpismo ridisegna i limiti della politica americana

  • Pubblicato in Esteri

Stati Uniti, aleggia l'ombra di un bis di Trump alla Casa Bianca nel 2024

La Corte Suprema di Washington – composta in maggioranza da seguaci di Donald Trump, in buona parte nominati da lui – ha ribaltato la sentenza della Corte suprema del Colorado che aveva dichiarato la sua incandidabilità sulla base del quattordicesimo emendamento della Costituzione, oltre che del buon senso. È vero che la decisione è stata presa all’unanimità, in base al principio secondo cui non può essere un singolo stato (in questo caso il Colorado) a decidere chi possa o meno candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti, per evitare «il caos» che deriverebbe da decisioni diverse tra stato e stato. In compenso i giudici si sono divisi sulla scelta di affermare che a invocare il quattordicesimo emendamento della Costituzione (quello che vieta di assumere un incarico di governo a chi abbia partecipato a un’insurrezione) possa essere solo il Congresso. Motivo per cui Trump e qualunque altro aspirante golpista dotato di maggioranza parlamentare potrà dormire tra due guanciali. Il commento di Francesco Cundari su Linkiesta.

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