Massimo Stefano Russo ha pubbluicato sul sito www.girodivite.it un commento su quanto sta succedendo in Italia da qualche settimana e suggerisce che queste protesto possono avviare un processo di cambiamento, ma perché questo si realizzi occorre trasformare l’indignazione iniziale in obiettivi condivisi, forme stabili di partecipazione e azioni concrete.
Scrive Russo: “Il Movimento 17 Ottobre si è presentato come un’esperienza collettiva priva di dirigenti, portavoce, sedi e tessere. Una scelta che esprime il rifiuto delle forme tradizionali della rappresentanza politica e la volontà di costruire modalità alternative di partecipazione. Il movimento nasce in un clima di insoddisfazione sociale e di crescente distanza tra cittadini e istituzioni, nel quale la protesta diventa uno strumento per manifestare un disagio che fatica a trovare altri canali di espressione“.
E prosegue: “Il rifiuto delle istituzioni esistenti non risolve automaticamente la necessità di costruirne altre, anche soltanto per assumere decisioni condivise. Un elemento decisivo riguarda il ruolo delle piattaforme digitali. Telegram, Instagram e TikTok non costituiscono soltanto strumenti di comunicazione, ma ambienti nei quali si formano appartenenze, identità e modalità di mobilitazione. La rapidità con cui è possibile convocare una protesta modifica profondamente i tempi dell’azione collettiva“.
Per concludere: “Dietro la protesta possono esistere problemi concreti, aspettative deluse e domande di partecipazione che meritano attenzione. La questione è comprendere se l’indignazione si possa trasformare in una capacità durevole di elaborazione politica e di intervento sulla realtà. Anche gli episodi di violenza che possono accompagnare le manifestazioni richiedono distinzioni e responsabilità precise. Non è corretto attribuire indiscriminatamente a tutti i partecipanti comportamenti riconducibili a singoli gruppi. Al tempo stesso, quando la cronaca degli scontri occupa interamente la scena pubblica, le ragioni della mobilitazione rischiano di scomparire dietro la spettacolarizzazione del conflitto“.
L’editoriale riflette sulla nascita del Movimento 17 Ottobre, interrogandosi sulla sua capacità di trasformare la protesta e l’indignazione sociale in un progetto politico concreto e duraturo.
I punti centrali
1. Dall’indignazione alla proposta politica
Il movimento nasce in un clima di insoddisfazione sociale, sfiducia nelle istituzioni e distanza tra cittadini e politica. La protesta può rappresentare il primo passo di un cambiamento, anche senza un programma già definito. Ma il malessere condiviso, da solo, non basta: occorre individuare obiettivi comuni e costruire strategie per realizzarli.
2. Il problema di un movimento senza leader
Il rifiuto di dirigenti, portavoce, sedi e tessere esprime la volontà di superare i modelli tradizionali della politica, privilegiando la partecipazione orizzontale. Tuttavia, l’assenza di una leadership ufficiale non significa necessariamente assenza di potere: anche nelle organizzazioni informali emergono persone che influenzano le decisioni e controllano la comunicazione.
La vera sfida consiste quindi nel conciliare partecipazione democratica, organizzazione e responsabilità collettiva.
3. I social network mobilitano, ma non costruiscono necessariamente partecipazione
Telegram, Instagram e TikTok consentono di convocare rapidamente manifestazioni e raccogliere adesioni. Ma la velocità della comunicazione non garantisce la solidità delle relazioni, né migliaia di adesioni digitali equivalgono a una partecipazione politica consapevole.
Il rischio è che la rappresentazione mediatica della protesta finisca per prevalere sui suoi contenuti e sulle possibili soluzioni ai problemi denunciati.
4. Il rischio del melodramma politico
Russo critica la tendenza a presentare ogni mobilitazione come una svolta storica, ogni rottura come definitiva e ogni esperienza precedente come irrimediabilmente fallita.
Questo atteggiamento può alimentare entusiasmo e visibilità, ma non sostituisce il lavoro necessario per elaborare proposte credibili. Analogamente, quando gli scontri e gli episodi di violenza monopolizzano l’attenzione pubblica, le ragioni della protesta rischiano di essere oscurate. Occorre distinguere le responsabilità dei singoli comportamenti da quelle dell’intera mobilitazione.
5. Il banco di prova: la capacità di incidere sulla realtà
Un movimento che vuole superare la politica tradizionale deve dimostrare di saper prendere decisioni condivise, rispettare le differenze, affrontare problemi complessi e tradurre le proprie rivendicazioni in azioni concrete.
Il suo futuro non dipende dalla forza simbolica della data di nascita, ma dalla capacità di costruire nel tempo una vera identità collettiva.
Il significato conclusivo dell’editoriale
La data del 17 ottobre, tradizionalmente considerata sfortunata nella superstizione popolare, offre all’autore lo spunto per una riflessione più ampia: la sorte del movimento non è predeterminata. Dipenderà da ciò che i suoi partecipanti riusciranno a costruire dopo la mobilitazione iniziale.
Il messaggio fondamentale è che protestare è necessario, ma non sufficiente. L’indignazione può aprire una strada; per percorrerla servono obiettivi condivisi, partecipazione stabile, organizzazione democratica e capacità di produrre risultati.
Una considerazione politica
L’editoriale pone una questione che va oltre il Movimento 17 Ottobre: come trasformare la sfiducia nella politica in una nuova forma di partecipazione democratica, senza limitarsi a rifiutare le istituzioni esistenti?
È una questione particolarmente importante in una fase in cui molti cittadini sono delusi dai partiti e dalle forme tradizionali della rappresentanza. Il rifiuto dei leader e delle gerarchie può esprimere una legittima domanda di democrazia diretta, ma non risolve automaticamente il problema di chi decide, come si decide e chi risponde delle decisioni.
Il punto decisivo, a mio avviso, è proprio questo: un movimento dimostra la propria forza non soltanto attraverso le persone che riesce a portare in piazza, ma anche attraverso le idee, le proposte e i cambiamenti che riesce a lasciare nella società.
Senza questo passaggio, l’indignazione rischia di esaurirsi; con esso, può diventare una risorsa autentica per la democrazia.
26 ottobre 2026





