Giulia Zonca ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui ripercorre l’evoluzione del Pallone d’oro, che sta p[er essere assegnato a Parigi, sostenendo che il premio ha perso parte del prestigio originario, trasformandosi da riconoscimento riservato ai grandi intenditori del calcio in un evento sempre più condizionato da interessi commerciali, campagne mediatiche e aspettative dei protagonisti.
Scrive Zonca: ’’Nasce come riconoscimento di alta classe nel 1956, prospera come club esclusivo, vive senza cerimonie, con una considerazione elevatissima e cresce fino a diventare internazionale, dal 1994. Da lì in poi è un concentrato di prestigio così assoluto da non poter neanche essere desiderato. Non lo si nomina mai. Arriva, come un Nobel, quando il lavoro e quindi il gioco lo rendono necessario’’.
E prosegue: ’’La mutazione genetica lo porta fino a questa edizione in cui, al maschile, è conteso da mezzo Paris Saint Germain, con Kvaratskhelia che ha fatto tutto quello che una volta serviva per averlo. Tranne partecipare al Mondiale. Lo pretende Mbappé che può legittimamente invocare il diritto di alzarlo visto quello che è capace di fare. Yamal va di ipoteca e già li conta, in prospettiva, anche perché nel 2026 le indiscrezioni lo danno al terzo posto (tanto che il Barcellona medita il boicottaggio della serata), Kane lo vede perché ha costruito un ponte di gol per arrivarci ’’.
1. Dalle origini al massimo prestigio
Nato nel 1956, il Pallone d’oro si afferma come un riconoscimento esclusivo, assegnato da una giuria competente a chi si distingue per talento e prestazioni. Vincitori come Weah, Ronaldo, Zidane e Ronaldinho rappresentano un premio che non aveva bisogno di pubblicità né di continue discussioni per essere considerato autorevole.
2. La svolta del 2010
Con l’allargamento del voto e il coinvolgimento della FIFA, il premio cambia natura. La competizione si concentra soprattutto sulla rivalità tra Messi e Cristiano Ronaldo, che monopolizzano l’attenzione anche quando altri calciatori possono aver disputato una stagione migliore. Il ritorno alle origini nel 2016 non riesce a ripristinare completamente il prestigio precedente.
3. Oggi contano anche lobby, pronostici e interessi commerciali
Il premio è ormai accompagnato da campagne mediatiche, alleanze, aspettative e pressioni. I candidati attuali — dai giocatori del Paris Saint-Germain a Mbappé, Yamal e Kane — hanno tutti argomenti validi per aspirare alla vittoria. Il problema, secondo l’autrice, non è la qualità dei calciatori, ma il peso crescente assunto dalla macchina che circonda il riconoscimento.
4. Più spettacolo, meno autorevolezza
Il Pallone d’oro è diventato un grande spettacolo internazionale, con sponsor, gala e ricadute economiche sui contratti dei giocatori. L’introduzione di un premio alla carriera segnala, inoltre, la necessità di moltiplicare le occasioni di attenzione. Il ricorso crescente alla popolarità e al coinvolgimento del pubblico porta più visibilità e denaro, ma rischia di indebolire l’autorevolezza della scelta.
Il significato dell’articolo
La tesi di Zonca è che non siano i calciatori a essere meno meritevoli, ma il Pallone d’oro ad essersi gonfiato. Un riconoscimento nato per consacrare il talento si è progressivamente trasformato in un prodotto mediatico, nel quale il valore sportivo deve competere con interessi economici, campagne promozionali e consenso popolare.
Il paradosso è che il premio conserva il suo fascino proprio grazie al prestigio accumulato nel passato, mentre rischia di consumarlo inseguendo sempre maggiore visibilità.
In una frase: il Pallone d’oro continua a celebrare i campioni, ma rischia di perdere quella superiorità simbolica che lo rendeva un riconoscimento quasi indiscutibile: più spettacolo e denaro, meno sacralità sportiva.
25 ottobre 2026




