Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo dove scrive di una caratteristica, ultima, degli italiani che sono più abili a superare gli ostacoli che a centrare gli obiettivi.
Afferma Gramellini: ”Un giorno gli storici, o gli psicanalisti, ci spiegheranno le ragioni per cui gli italiani del ventunesimo secolo erano così bravi negli sport dove la palla deve oltrepassare la rete e molto meno in quelli come il calcio e il basket, dove la rete (o la retìna) bisogna gonfiarla. Vorrà forse dire che siamo più adatti a scavalcare gli ostacoli che a centrare gli obiettivi? Ma tant’è: l’Italia si ritrova campione del mondo di tennis e di volley. E sia tra i maschietti sia tra le femminucce, per usare il lessico famigliare riportato di recente alla ribalta dal ministruccio Nordio. Non può essere una coincidenza e, durante le ore trascorse a palpitare davanti ai match di Coppa Davis, mi sono malamente appuntato alcune cose”.
Riferendosi alla recente vittoria in Coppa Davis, Gramellini elenca cinque punti di riflessione:
- L’importanza dell’elemento umano: le formule e i regolamenti (come quelli criticati della Coppa Davis) sono “scatole vuote” che vengono riempite e rese memorabili dalla passione e dall’agonismo dei giocatori.
- Il nuovo formato della Coppa Davis: sebbene il formato “tascabile” sia stato aspramente criticato da chi rimpiangeva le sfide di tre giorni in casa/trasferta, l’autore ricorda che il passato era anche pieno di problemi (arbitri di parte, pubblico ostile, sedi assurde). Il nuovo formato, pur imperfetto, ha permesso l’emozione della vittoria.
- L’indispensabilità del fuoriclasse dietro la scrivania: avere un campione in campo (come Sinner) è utile ma non essenziale per vincere; è invece indispensabile avere un dirigente capace (come Angelo Binaghi per il tennis) che crei un sistema e una squadra, trasformando uno sport in declino in una fucina di ottimi giocatori. La vittoria, ottenuta anche grazie alle “seconde linee” (Cobolli), è una dimostrazione della forza di questo sistema.
- La bellezza dell’evento: nonostante le riserve dei puristi sul livello tecnico delle finali (Italia B contro Spagna B senza i top player), l’evento è stato comunque bellissimo e ha prodotto momenti iconici, come l’immagine di Cobolli che strappa la maglia azzurra.
- Il futuro del formato: per rendere la Coppa Davis ancora più eccezionale, Gramellini suggerisce di ritoccare la formula senza tornare all’antico: renderla più lunga (quindici giorni anziché una settimana, per giocare cinque incontri) e più rara (una volta ogni quattro anni, come i Mondiali di calcio) per creare maggiore attesa e senso di unicità.





