Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Sport

Oltre la rete

Massimo Gramellini ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo dove scrive di una caratteristica, ultima, degli italiani che sono più abili a superare gli ostacoli che a centrare gli obiettivi.

Afferma Gramellini: ”Un giorno gli storici, o gli psicanalisti, ci spiegheranno le ragioni per cui gli italiani del ventunesimo secolo erano così bravi negli sport dove la palla deve oltrepassare la rete e molto meno in quelli come il calcio e il basket, dove la rete (o la retìna) bisogna gonfiarla. Vorrà forse dire che siamo più adatti a scavalcare gli ostacoli che a centrare gli obiettivi? Ma tant’è: l’Italia si ritrova campione del mondo di tennis e di volley. E sia tra i maschietti sia tra le femminucce, per usare il lessico famigliare riportato di recente alla ribalta dal ministruccio Nordio. Non può essere una coincidenza e, durante le ore trascorse a palpitare davanti ai match di Coppa Davis, mi sono malamente appuntato alcune cose”.

Riferendosi alla recente vittoria in Coppa Davis, Gramellini elenca cinque punti di riflessione:

  1. L’importanza dell’elemento umano: le formule e i regolamenti (come quelli criticati della Coppa Davis) sono “scatole vuote” che vengono riempite e rese memorabili dalla passione e dall’agonismo dei giocatori.
  2. Il nuovo formato della Coppa Davis: sebbene il formato “tascabile” sia stato aspramente criticato da chi rimpiangeva le sfide di tre giorni in casa/trasferta, l’autore ricorda che il passato era anche pieno di problemi (arbitri di parte, pubblico ostile, sedi assurde). Il nuovo formato, pur imperfetto, ha permesso l’emozione della vittoria.
  3. L’indispensabilità del fuoriclasse dietro la scrivania: avere un campione in campo (come Sinner) è utile ma non essenziale per vincere; è invece indispensabile avere un dirigente capace (come Angelo Binaghi per il tennis) che crei un sistema e una squadra, trasformando uno sport in declino in una fucina di ottimi giocatori. La vittoria, ottenuta anche grazie alle “seconde linee” (Cobolli), è una dimostrazione della forza di questo sistema.
  4. La bellezza dell’evento: nonostante le riserve dei puristi sul livello tecnico delle finali (Italia B contro Spagna B senza i top player), l’evento è stato comunque bellissimo e ha prodotto momenti iconici, come l’immagine di Cobolli che strappa la maglia azzurra.
  5. Il futuro del formato: per rendere la Coppa Davis ancora più eccezionale, Gramellini suggerisce di ritoccare la formula senza tornare all’antico: renderla più lunga (quindici giorni anziché una settimana, per giocare cinque incontri) e più rara (una volta ogni quattro anni, come i Mondiali di calcio) per creare maggiore attesa e senso di unicità.