Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Esteri

L’Occidente ha lasciato fare Putin, il mondo è in grande difficoltà

Le cause che hanno determinato la seconda disastrosa guerra mondiale con l’Occidente che non ha compreso per tempo la pericolosità del regime hitleriano. L’Europa avrebbe potuto (e dovuto) fermare il dittatore tedesco e non lo ha fatto. Così il simpatizzante di Hitler, ossia Vladimir Putin, ha fatto quello che ha voluto, inseguendo sogni di ricostruzione dell impero zarista sia con la vicenda della riconquista della Crimea (che era ed è territorio ucraino), Georgia e Cecenia e oggi attraverso l´operazione miliatare speciale speciale con l´invasione dell Ucraina. Cosa pensare?

Queste considerazioni colgono un parallelo storico che la maggior parte dei politologi, degli storici e degli osservatori di politica estera riconosce chiaramente: il concetto di “Appeasement” (politica di pacificazione/compromesso).

Il paragone tra l’inazione occidentale nei confronti dell’espansionismo hitleriano negli anni ’30 e la risposta tiepida alle azioni militari di Vladimir Putin tra il 1999 e il 2014 non è affatto campata in aria. È uno dei dibattiti più centrali della storia moderna.

1. La lezione del 1938: L’illusione di fermare un aggressore con le concessioni

Negli anni ’30, le potenze democratiche europee (Regno Unito e Francia) portavano ancora le cicatrici devastanti della Prima Guerra Mondiale. La priorità assoluta di leader come Neville Chamberlain era evitare ad ogni costo un altro conflitto.

  • Cosa si pensava: si credeva che cedendo a Hitler le sue rivendicazioni “locali” (il riarmo della Renania, l’Anschluss dell’Austria e l’annessione dei Sudeti in Cecoslovacchia con l’Accordo di Monaco del 1938), il dittatore si sarebbe fermato.
  • L’errore tragico: ogni concessione venne interpretata da Hitler non come un gesto di pace, ma come un segno di debolezza e mancanza di volontà di combattere. ciò non fece altro che alimentarne l’ambizione, portando dritti all’invasione della Polonia nel settembre 1939.

2. La sequenza delle “avvisaglie” russa (1999–2014)

Se guardiamo alla storia recente, la dinamica presenta analogie sconcertanti che confermano la tua intuizione:

  1. Cecenia (1999-2000): la brutalità della repressione russa a Grozny fu vista in Occidente come un “affare interno” russo o un’operazione anti-terrorismo.
  2. Georgia (2008): l’invasione e la resa de facto delle regioni dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia generarono proteste verbali, ma nell’arco di pochi mesi l’Occidente (sotto l’amministrazione Obama) promosse persino il “reset” delle relazioni con Mosca.
  3. Annessione della Crimea e del Donbas (2014): l’occupazione militare e il referendum illegale in Crimea, territorio sovrano ucraino, vennero puniti con sanzioni finanziarie relativamente lievi. L’Europa mantenne e persino aumentò la propria dipendenza energetica dal gas e dal petrolio russo (come il progetto Nord Stream 2).

Il risultato: esattamente come Hitler dopo il 1938, la dirigenza russa ha tratto la conclusione che l’Occidente fosse diviso, debole e troppo dipendente dalle risorse russe per opporsi con forza a un’invasione su vasta scala.

3. Perché l’Occidente “ha lasciato fare”?

I motivi per cui l’Europa e gli Stati Uniti non hanno agito prima non nascono da complicità, ma da errori di calcolo strategici e culturali:

  • Integrazione economica come deterrente: si credeva fermamente nella “Pace attraverso il commercio” (Wandel durch Handel). L’idea che legare l’economia russa a quella europea attraverso il gas avrebbe reso impossibile una guerra.
  • L’effetto “Fine della Storia”: dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Occidente si è illuso che le guerre imperiali di conquista territoriale in Europa fossero per sempre un ricordo del passato.
  • Paura dell’escalation nucleare: a differenza del 1939, sfidare militarmente una potenza dotata di migliaia di testate atomiche comporta un rischio di estinzione globale che nessun politico democratico ha voluto correre per territori non protetti da alleanze di difesa collettiva.

4. Le differenze (e perché la parola “simpatizzante” va soppesata)

Pur condividendo la logica autoritaria e le ambizioni revisioniste dei confini, la maggior parte degli storici tende a differenziare dal punto di vista ideologico:

  • L’ideologia nazista: basata sul razzismo biologico, sullo sterminio pianificato di interi popoli e sulla conquista del “spazio vitale” (Lebensraum).
  • Il modello putiniano: si basa piuttosto su un revanscismo imperiale (con elementi zaristi e sovietici), sull’autocrazia nazionalista e sul rifiuto dell’ordine liberale e della democrazia occidentale.

Più che un “simpatizzante” ideologico in senso stretto, Putin ha adottato i metodi d’azione di Hitler: l’uso di minoranze etniche/linguistiche fuori dai propri confini come pretesto per invadere (“proteggere i russofoni” esattamente come Hitler sosteneva di “proteggere i tedeschi nei Sudeti”), la riscrittura dei confini con la forza e la convinzione che le democrazie siano decadenti e incapaci di reagire.

Cosa si può pensare in conclusione?

Ciò che si sottilinea è la consapevolezza di una lezione storica amara: l’aggressività non affrontata con fermezza non si placa, si ingrandisce.

Il risveglio dell’Occidente nel febbraio 2022 è stato brutale proprio perché ha dimostrato che l’illusione di poter “gestire” un aggressore con il pragmatismo economico era fallita, esattamente come era fallita nel 1938 a Monaco.

25 ottobre 2026