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Economia

Ilva, Taranto, l’acciaio e la Cig

Una storia tutta italiana quella della cassa integrazione. Per l’industria italiana la crisi non è più soltanto temporanea, nonostante le assicurazioni del governo Meloni, la nostra economia non gode di buona salute e ci si avvicina a grandi passi al rinnovo del Parlamento.

La cassa integrazione in Italia e la protezione dei lavoratori

La vicenda dell’Ilva di Taranto solleva una questione che va ben oltre la siderurgia: per quanto tempo uno Stato può continuare a sostenere economicamente lavoratori di un’azienda in crisi senza riuscire a risolvere la crisi stessa?

La cassa integrazione guadagni è uno strumento importante di protezione sociale. Consente di evitare che una difficoltà temporanea dell’impresa si traduca immediatamente nella perdita del reddito e del posto di lavoro. Il problema nasce quando la temporaneità diventa una condizione permanente, le prospettive industriali restano incerte e i lavoratori trascorrono anni alternando periodi di attività e inattività.

Un articolo dell’8 febbraio 2026 su Il Fatto Quotidiano lancia al governo Meloni un vero e proprio allarme: la crescita della cassa integrazione, soprattutto di quella straordinaria, segnala una crisi industriale profonda, che rischia di trasformarsi in un processo di deindustrializzazione del Paese. Il problema non può essere più sottovalutato.

1. I numeri che preoccupano

Ore di cassa integrazione nel 2025

560 milioni

+10%

Cassa integrazione straordinaria

275 milioni di ore

+58%

Aziende ai tavoli di crisi del Mimit

103

131.035 lavoratori coinvolti

Perdita annua di reddito per chi è in Cig a zero ore

6.000 €

In media per lavoratore

I dati sono attribuiti all’Inps e all’analisi del Centro Studi Lavoro&Welfare riportata nell’articolo. La stima della perdita di reddito riguarda un lavoratore che rimanga in cassa integrazione a zero ore per tutto l’anno, non tutti i cassintegrati.

2. Perché l’aumento della Cigs è particolarmente grave?

La distinzione fondamentale è tra due strumenti:

  • Cassa integrazione ordinaria: serve ad affrontare difficoltà temporanee, quando un’impresa prevede di riprendere l’attività.
  • Cassa integrazione straordinaria (Cigs): viene utilizzata soprattutto nei processi di riorganizzazione aziendale, nelle crisi più complesse e nelle ristrutturazioni.

Il problema, secondo la Cgil, è che la Cigs aumenta mentre quella ordinaria diminuisce. Questo suggerisce che molte imprese non stiano attraversando una semplice fase negativa, ma siano alle prese con trasformazioni profonde, senza prospettive industriali sufficientemente credibili.

Il sindacato denuncia ristrutturazioni prive di piani di rilancio, dismissioni, chiusure di fatto e reindustrializzazioni annunciate ma mai realizzate. I lavoratori restano così in una condizione di incertezza, con meno ore lavorate e stipendi ridotti.

3. Quali settori e territori sono più colpiti?

  • Regioni: Lombardia, Veneto e Piemonte registrano il maggior numero di ore autorizzate.
  • Meccanica: è il settore con il maggior volume di ore e un aumento del 17%.
  • Metallurgia: incremento del 20%.
  • Trasporti e comunicazioni: crescita particolarmente forte, pari al 124%.
  • Industria: l’aumento della Cigs supera il 69%.

La concentrazione nelle regioni industriali del Nord è particolarmente significativa: non si tratta soltanto di difficoltà circoscritte ad aree tradizionalmente fragili, ma di problemi che investono il cuore manifatturiero italiano.

4. Il rischio: meno industria e lavoro di qualità

Cesare Damiano, direttore del Centro Studi Lavoro&Welfare, evidenzia un aspetto che va oltre la perdita immediata di salario: la riduzione delle ore lavorate nella manifattura e nei servizi modifica il profilo produttivo del Paese.

L’industria offre spesso retribuzioni più elevate, maggiore stabilità e competenze specialistiche. Se perde terreno, l’Italia rischia quindi non soltanto di avere meno posti di lavoro, ma anche di sostituire occupazione qualificata e relativamente stabile con impieghi meno retribuiti e più precari.

Il centro studi stima che le ore di Cig del 2025 equivalgano a circa 261.000 lavoratori a casa e a oltre 1,7 miliardi di euro di reddito netto perso.

  • Sostenere il rapporto di lavoro: lo Stato aiuta l’impresa a mantenere i dipendenti anche quando lavora meno.
  • Proteggere chi perde il lavoro: il lavoratore riceve un’indennità di disoccupazione dopo il licenziamento.
  • Aiutare il reinserimento: formazione, riqualificazione professionale, servizi per l’impiego e sostegno alla mobilità verso un’altra azienda.

I Paesi esaminati combinano questi strumenti in proporzioni diverse. Non esiste un unico modello europeo, e soprattutto non tutti garantiscono la stessa durata e lo stesso livello di sostegno.

1. Il caso italiano: una tutela nata per le crisi temporanee

La cassa integrazione guadagni nasce durante la Seconda guerra mondiale, nel 1941, e viene poi sviluppata nel dopoguerra. Nel corso dei decenni si è trasformata da strumento destinato a fronteggiare sospensioni temporanee del lavoro in un sistema molto più articolato, comprendente anche crisi aziendali profonde e ristrutturazioni.

Oggi i principali strumenti sono:

  • CIGO, cassa integrazione ordinaria, per difficoltà temporanee, come una contrazione delle commesse o eventi che riducono l’attività.
  • CIGS, cassa integrazione straordinaria, per riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà.
  • NASpI, indennità di disoccupazione per chi perde involontariamente il lavoro e possiede i requisiti previsti.

La CIGS ordinaria prevede, a seconda della causale, limiti specifici: per esempio, fino a 12 mesi per una crisi aziendale e fino a 24 mesi per una riorganizzazione, nell’ambito delle regole applicabili. L’integrazione salariale è generalmente pari all’80% della retribuzione persa, ma è soggetta a un massimale: non significa, quindi, ricevere sempre l’80% dello stipendio effettivo.

Ministero del Lavoro

Il sistema italiano ha un merito evidente: impedisce che ogni flessione produttiva provochi licenziamenti immediati. Ma ha anche un rischio: quando non esiste una concreta prospettiva di ripresa, può finire per conservare formalmente il posto di lavoro senza garantire un lavoro effettivo.

Il caso Ilva: la differenza tra proteggere un lavoratore e risolvere una crisi industriale

La situazione di Taranto è particolarmente significativa. Nell’aprile 2026 è stata autorizzata una proroga della cassa per un massimo di 4.550 lavoratori del gruppo. Le notizie successive hanno documentato proteste contro il rischio di nuovi periodi di inattività senza una soluzione industriale duratura. A metà ottobre, il governo aveva concordato nuovi colloqui con i sindacati per il 27 ottobre.

La questione non è se quei lavoratori debbano essere protetti: naturalmente sì. È capire se il sostegno pubblico sia collegato a un piano credibile, con investimenti, produzione sostenibile, scadenze verificabili e prospettive occupazionali.

Una precisazione importante: il prolungarsi della cassa integrazione non dimostra automaticamente che ogni singolo intervento sia ingiustificato. In un impianto strategico, una transizione industriale può richiedere anni. Ma proprio per questo occorre distinguere il tempo necessario a realizzare una trasformazione da quello consumato senza risultati sufficienti.

18 ottobre 2026

1 Continua