Stefano Cingolani ha pubblicato su Il Foglio, un interessante articolo in cui sostiene che l’Europa sta vivendo un risveglio e sta rafforzando la sua posizione globale, in particolare nel settore della difesa, nonostante le sfide politiche interne e la dipendenza dagli Stati Uniti.
La nuova difesa europea
L’Europa, storicamente dipendente dagli Stati Uniti per la sua difesa, sta iniziando a costruire un proprio sistema di sicurezza. La recente riconciliazione tra Francia e Regno Unito, simboleggiata dal prestito del secolare arazzo di Bayeux, ha portato a un accordo storico tra i due paesi. Questo patto prevede il coordinamento dei loro arsenali nucleari, la costruzione congiunta di armamenti avanzati (come i missili antinave) e l’espansione della forza di reazione rapida. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso interesse a estendere questa cooperazione alla Germania, sottolineando un’ambizione crescente verso una difesa comune europea.
Questa cooperazione ha già un impatto sull’industria: l’articolo evidenzia un boom dell’industria bellica in Europa, con fabbriche di armi che si espandono a una velocità triplicata. Paesi come Francia, Romania e Germania stanno guidando questa espansione, trasformando la difesa in una nuova “locomotiva economica”. Questo settore non è più dominato solo da grandi aziende, ma sta attraendo anche startup e investimenti di venture capitalist. Sebbene l’industria europea degli armamenti sia ancora frammentata per linee nazionali, con aziende come Leonardo e Airbus in posizioni di spicco, sta compiendo passi significativi per colmare il divario tecnologico con gli Stati Uniti in settori cruciali come l’artiglieria antiaerea e l’intelligence. L’Italia, in particolare, ha una posizione chiave grazie a joint venture e collaborazioni strategiche.
Resilienza economica
L’articolo affronta anche la resilienza economica dell’Europa di fronte al crescente protezionismo, in particolare a causa dei dazi imposti dagli Stati Uniti. Nonostante i timori, le aziende europee hanno dimostrato una sorprendente capacità di tenuta, con utili e progetti futuri che resistono. Questo è un segnale che il protezionismo non ha ancora causato una crisi catastrofica, ma ha solo rallentato l’economia globale.
Il testo analizza l’evoluzione del mercato azionario europeo: se negli anni ’80 era dominato da banche e aziende petrolifere, negli anni 2000 ha visto un boom tecnologico. Oggi, i settori chiave sono la farmaceutica, con giganti come la danese Novo Nordisk (specializzata nella cura del diabete), e le tecnologie avanzate, con l’olandese ASML che domina il mercato delle macchine per la produzione di chip. Anche il settore del lusso, in cui l’Europa è leader mondiale con marchi come Hermès e LVMH, rappresenta un vantaggio competitivo unico, basato su una storia e un’esperienza manifatturiera che altri paesi non possiedono.
8 settembre 2025





