Roberto Fiori ha pubblicato su La Stampa un articolo in cui scrive della situazione occupazionale nelle vigne delle Langhe, in Piemonte, primo anello della catena che porta fino al Barolo e al Barbaresco, alla Barbera e all’Asti Spumante, alle carte dei vini dove le etichette piemontesi primeggiano nei ristoranti stellati e negli hotel più lussuosi al mondo.
Scrive Fiori: ‘‘Se è vero che dietro ogni bottiglia c’è un territorio, dietro ogni territorio ci sono le persone che lo custodiscono: le famiglie contadine, i titolari delle aziende vitivinicole, ma anche chi lavora ogni giorno tra i filari pur essendo nato a migliaia di km di distanza. Un esercito silenzioso e quasi invisibile: nessuna baraccopoli stile San Ferdinando nella Piana di Gioia Tauro, nessun ghetto come Borgo Mezzanone nel Foggiano, ma una rete diffusa di cascine e casolari sparsi un po’ ovunque tra i vigneti del Piemonte, oltre ai dormitori e ai centri di accoglienza dove il reclutamento, tra agosto e settembre, è quotidiano e capillare.Un “esercito invisibile” tra i filari delle LangheNel territorio simbolo dei grandi vini piemontesi (Barolo, Barbaresco, Barbera, Asti Spumante), la storica «Malora» raccontata da Beppe Fenoglio ha cambiato volto e nazionalità. Non parla più il dialetto piemontese, ma è una realtà multiculturale che coinvolge circa 4.500 lavoratori stagionali provenienti da decine di Paesi (Somalia, Bangladesh, Est Europa, Pakistan, ecc.). A differenza di altre zone d’Italia, non vi sono grandi baraccopoli o ghetti visibili, bensì una rete capillare e diffusa di cascine, dormitori e centri d’accoglienza sparsi tra i vigneti di Langhe e Roero”.
E continua: ”Secondo i dati 2023 dell’Agenzia Piemonte Lavoro, solo in Langa e Roero i lavoratori impiegati nelle operazioni manuali di viticultura, dalla potatura alla vendemmia, sono circa 4500, da decine di nazionalità. Le aziende datrici di lavoro sono 589, così divise: 89% sono aziende vitivinicole, l’11% sono contoterzisti, ovvero cooperative e società di servizi. Ed ecco il primo dato significativo: dei 5456 contratti attivati (il 97,4% a tempo determinato), il 48% è stato firmato dai contoterzisti. Quindi, 65 società che impiegano la metà delle persone offrendo inquadramenti bassi. Senza contare il sommerso: secondo l’inchiesta «Grappoli amari» elaborata l’anno scorso dal mensile Altreconomia, il lavoro nero utilizzato nei vigneti nel biennio 2023-2024 avrebbe un valore che varia da 26 a 39 milioni di euro”.
2. I dati sul lavoro e il nodo del contoterzismo
I dati 2023 dell’Agenzia Piemonte Lavoro delineano il quadro della manodopera nelle operazioni manuali in vigna:
- Datori di lavoro: 589 aziende (89% aziende vitivinicole dirette, 11% società di contoterzismo/cooperative di servizi).
- Contratti attivati: 5.456 (per il 97,4% a tempo determinato).
- Il ruolo dei contoterzisti: pur rappresentando solo l’11% dei datori di lavoro (65 società), gestiscono il 48% dei contratti totali, spesso offrendo inquadramenti bassi.
- Lavoro nero: secondo un’inchiesta di Altreconomia («Grappoli amari»), il sommerso nel biennio 2023-2024 nei vigneti è stimato tra i 26 e i 39 milioni di euro.
3. Buone pratiche: il progetto Common Ground
L’articolo porta l’esempio positivo di Saddam, ventenne somalo che raccoglie l’uva a Mango con un contratto diretto da 12 euro lordi l’ora e un alloggio dignitoso (a differenza di altri connazionali sottopagati a 5-6 euro l’ora). Saddam e altri quattro giovani sono stati inseriti nel progetto regionale Common Ground (guidato dal sindaco Damiano Ferrero con fondi UE), che ha posizionato due unità abitative direttamente nel cortile di un’azienda agricola, garantendo alloggio ai lavoratori ed efficienza logistica all’azienda.
4. Le posizioni a confronto
- Le associazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura, Cia): sostengono che il ricorso al contoterzismo è una necessità organizzativa per le piccole aziende e che la stragrande maggioranza del settore è sana e rispetta i lavoratori, pur condannando le irregolarità isolate.
- Il sindacato (Cgil Cuneo – Piertomaso Bergesio): sottolinea la necessità di affrontare criticamente i problemi di alloggio, sfruttamento, trasporti e incrocio tra domanda e offerta per garantire lavoro regolare e “buono”.
5. Le iniziative istituzionali
Il Prefetto di Cuneo, Mariano Savastano, insieme alla Camera di Commercio, ha promosso un protocollo d’intesa per contrastare lo sfruttamento lavorativo tra Alba, Langhe e Roero. L’iniziativa introduce un sistema di qualificazione etico-legale su base volontaria (una sorta di white-list delle società contoterziste virtuose).
Il principio guida: la qualità e il prestigio di un vino non si misurano solo nelle sue caratteristiche organolettiche o nei premi, ma anche nella dignità e nel rispetto del lavoro nei campi.
31 agosto 2026





