Serena Sileoni ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale sostiene che l’accordo Ue-Usa sui dazi vada letto su due piani: tecnico e politico.
Afferma Sileoni che ”tra le due sponde dell’Atlantico corre la più grande relazione di scambi commerciali e investimenti al mondo, con l’Europa come esportatore netto di beni. In numeri, si tratta del 30% del commercio globale di beni e servizi e del 43% del prodotto lordo mondiale. Gli scambi sono raddoppiati nell’ultimo decennio e persino la politica tariffaria di Trump li ha intaccati meno di quanto si temesse.I regolamenti vanno letti non tanto nella parte sostanziale quanto in quella procedurale. Le clausole di salvaguardia sono uno scudo all’incertezza: quella che deriva dai cambi di idea di Trump ma anche quella che riguarda che fine faranno i dazi, sulla cui illegittimità la Corte suprema si è già espressa. L’aver inserito una scadenza tradisce invece la speranza che le politiche doganali passano mentre i commerci restano. Alla fine del 2029, Trump avrà concluso la sua presidenza e forse si volterà di nuovo pagina nelle relazioni diplomatiche tra i due sistemi. L’esito dell’accordo, più che genuflessione, potrebbe allora mostrare un prudente attendismo, nella fiducia a breve termine verso il sistema istituzionale americano, dove la legittimità dei dazi è sub iudice, e a lungo termine verso i mercati, la cui vitalità è più lunga di quella dei mandati presidenziali”
Sul piano tecnico, l’intesa raggiunta da Parlamento europeo, Consiglio e Commissione serve a rendere operativo il cosiddetto accordo di Turnberry tra Donald Trump e Ursula von der Leyen. I nuovi regolamenti prevedono:
- eliminazione dei dazi europei su molti beni industriali americani, inclusi i farmaci;
- accesso agevolato per diversi prodotti agricoli Usa;
- mantenimento di un dazio del 15% su molte esportazioni europee;
- proroga del dazio zero sull’aragosta americana.
L’aspetto più importante, secondo l’autrice, è però nelle clausole procedurali: l’Ue si è riservata la possibilità di sospendere le concessioni se gli Usa manterranno dazi troppo elevati o adotteranno misure discriminatorie. Inoltre l’accordo scade nel 2029, salvo rinnovo.
Sul piano politico, Sileoni riconosce che molti vedono l’intesa come una prova della debolezza europea davanti alle pressioni di Trump. Tuttavia sostiene che l’alternativa — una guerra di contro-dazi — avrebbe significato imitare proprio la politica protezionista americana che l’Europa critica.
La tesi centrale è che Bruxelles stia adottando un atteggiamento di “prudente attendismo”: l’Ue accetta compromessi per difendere la più grande relazione commerciale del mondo, confidando che:
- i mercati e gli scambi transatlantici restino solidi;
- i dazi di Trump possano essere ridimensionati dalle istituzioni americane;
- dopo il 2029 il quadro politico statunitense possa cambiare.
In conclusione, l’accordo non rappresenterebbe tanto una “genuflessione” agli Usa, quanto una scelta pragmatica per proteggere commercio e stabilità in una fase di forte incertezza politica.
21 maggio 2026





