Davide Mattone ha pubblicato su Il Foglio un articolo in cui analizza il duro scontro tra l’amministrazione Trump e la Federal Reserve, focalizzandosi sulle dichiarazioni di Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale.
Afferma Mattone: ”Si può essere consigliere economico della Casa Bianca ed etichettare come “imbarazzante” uno studio degli economisti della Federal reserve? Sì, se sei Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale e consigliere di Donald Trump. La settimana scorsa la Fed di New York ha diffuso un blog dal titolo “Chi sta pagando i dazi americani nel 2025?” che di fatto smonta, dati alla mano, la narrativa protezionista della Casa Bianca. Lo studio parte dall’aliquota media sulle importazioni che nel 2025 è balzata dal 2,6 al 13 per cento, e sostiene che circa il 90 per cento del peso economico dei dazi si è scaricato su imprese e consumatori statunitensi. Secondo gli autori, nei primi otto mesi dell’anno gli americani avrebbero sopportato il 94 per cento degli oneri doganali mentre a novembre la quota registrata si aggirerebbe intorno all’86 per cento. Questo perché, come hanno spiegato gli economisti della Fed, un dazio del 10 per cento riduce di appena 0,6 punti i prezzi di esportazione stranieri, mentre l’imposta si trasferisce quasi interamente sui prezzi pagati all’import”.
Ecco i punti principali della sintesi:
- Lo studio della discordia: la Fed di New York ha pubblicato una ricerca secondo cui il 90% del costo dei dazi imposti dagli Stati Uniti nel 2025 ricade su imprese e consumatori americani, e non sui paesi esportatori. I dati mostrano che l’aliquota media sulle importazioni è balzata dal 2,6% al 13%, trasferendosi quasi interamente sui prezzi interni.
- L’attacco di Hassett: il consigliere economico di Trump ha reagito con estrema durezza, definendo lo studio “il peggiore nella storia della Fed” e “imbarazzante”. Hassett ha accusato gli autori di essere “di parte” e ha persino chiesto che vengano presi provvedimenti disciplinari contro di loro, sostenendo contrariamente all’evidenza che i dazi abbiano abbassato i prezzi e alzato i salari.
- La smentita dei dati: l’autore dell’articolo smonta le tesi della Casa Bianca attraverso i numeri:
- Inflazione: sebbene sia calata a gennaio 2026 (2,4%), resta comunque superiore ai livelli precedenti all’introduzione dei dazi (2,3% nell’aprile 2025).
- Salari: la crescita salariale citata da Hassett (3,76% a novembre 2025) è in realtà molto inferiore alla media storica americana (6,15%).
- Il supporto scientifico alla Fed: Mattone sottolinea come lo studio della Fed non sia un caso isolato, ma confermi una letteratura economica consolidata (citando studi di Harvard, Chicago Booth e del Kiel Institute). Tutte queste analisi concordano sul fatto che i dazi agiscano come una “tassa autoinflitta” pagata quasi totalmente dai cittadini americani.
- Conclusioni: l’articolo definisce “inquietante” il tentativo della politica di silenziare e delegittimare la ricerca scientifica indipendente. Attaccare la Fed per fini propagandistici non cambia la “matematica dei dazi”, ma rischia solo di minare la credibilità della principale istituzione monetaria del Paese.
- 20 febbraio 2026





