Veronica De Romanis ha pubblicato su La Stampa un editoriale nel quale sostiene che la crescita economica italiana degli ultimi vent’anni sia stata molto debole e che gli unici momenti in cui il Paese ha superato la media europea siano coincisi con massicci interventi pubblici finanziati a debito, come il Pnrr e il Superbonus durante la pandemia.
Scrive de Romanis: ”I numeri sono chiari. La crescita italiana dal 2000 ad oggi è stata mediamente dello 0,6 per cento, meno della metà dell’Unione europea pari all’1,6 per cento. Gli unici periodi in cui siamo cresciuti più della media sono stati quando si è fatto ampio (per usare un eufemismo) ricorso ai bonus. L’esempio più lampante è quello della pandemia con i 200 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e il Bonus 110 per cento: nel 2021 l’Italia è cresciuta dell’8,9 contro il 6,4 europeo, poi nel 2022 del 4,8 contro il 3,5 e infine nel 2023 con lo 0,9 contro lo 0,4. La performance è stata finanziata quasi tutto a debito che, all’epoca, si poteva emettere con una certa disinvoltura visto che il Patto di stabilita e crescita era stato sospeso. E allora, «sospendiamolo di nuovo» propongono in molti. In altre parole, se si cresce spendendo a debito e senza regole, allora, occorre replicare quel sistema. Semplice? Non proprio”.
Secondo l’autrice, quella crescita non era strutturale ma “drogata” dai bonus e favorita anche dal rimbalzo dopo il crollo del Covid. Infatti l’Italia, nelle crisi, cade più degli altri Paesi europei perché ha un sistema produttivo fragile. Invece di rafforzarlo con investimenti e riforme, i governi hanno preferito distribuire incentivi e aumentare il debito.
De Romanis ricorda che quasi tutti i governi recenti hanno introdotto propri bonus: gli 80 euro di Renzi, il Reddito di cittadinanza, Quota 100 e il Superbonus con Conte. L’attuale governo, pur senza creare nuovi grandi bonus, sta soprattutto pagando il costo delle misure precedenti, soprattutto attraverso l’aumento della spesa per interessi sul debito pubblico.
L’articolo spiega poi il cosiddetto “effetto palla di neve”: se l’economia cresce meno del costo degli interessi sul debito, il rapporto debito/Pil aumenta automaticamente. Ed è proprio ciò che starebbe accadendo oggi, dato che la crescita italiana è troppo bassa.
La critica principale è che il governo non avrebbe una vera strategia per aumentare produttività e sviluppo nel lungo periodo. Continuare a chiedere più deficit e la sospensione delle regole europee viene considerato un errore già sperimentato e inefficace. La conclusione è che senza riforme strutturali e crescita reale, l’Italia rischia un progressivo declino economico.
14 maggio 2026





