Duilio Giammaria a pubblicato un articolo in cui dice che tutti gli americani, e probabilmente anche una buona parte del mondo, hanno alzato gli occhi al cielo. Lo hanno fatto sicuramente gli analisti di Wall Street, alle prese con una delle più massicce operazioni finanziarie della storia recente: il debutto in borsa delle attività spaziali di Elon Musk. Un’operazione senza precedenti, capace di unire sotto un unico ecosistema finanziario sia i satelliti di Starlink – diventati in pochi anni una vera gallina dalle uova d’oro – sia le scommesse più complesse del suo impero.
Scrive Giammaria: ”Acronimi di tre lettere Ipo (Initial Public Offering) e Ufo (Unidentified Flying Object) si incrociano nell’immaginario collettivo. Da una parte, la narrazione di Musk vende al mondo l’opportunità di partecipare a una nuova avventura scientifica e tecnologica per portare colonie umane sulla Luna e su Marte; dall’altra, la divulgazione dei file viene presentata come una restituzione di verità storica su misteri nati intorno all’Area 51 e alla letteratura fantascientifica sui contatti con la vita extraterrestre. Trump invita gli americani a “divertirsi” nell’esplorare questi archivi, sebbene il Pentagono sottolinei che i materiali, pur contenendo casi ad oggi irrisolti o anomalie visive, non costituiscono una prova scientifica confermata dell’esistenza di vita extraterrestre”.
E aggiunge: ”Wall Street scommette che l’Ia sia il motore per sostenere la crescita finanziaria anche a fronte degli immensi investimenti necessari alla sua implementazione. Tuttavia, il rischio concreto è che questi strumenti finiscano per concentrare ulteriormente il potere economico e decisionale in pochissime mani, squilibrando la società.Il potenziale impatto di una gestione puramente algoritmica della società si è già visto durante l’esperienza di Musk alla guida dell’ente governativo per la razionalizzazione della spesa pubblica nei 90 giorni successivi del secondo mandato di Trump. Teorizzando che i sistemi di intelligenza artificiale possano vagliare l’efficienza di ogni singolo funzionario statale, Musk ha attuato tagli radicali basati su metriche di produttività”.
L’editoriale sostiene che la nuova corsa allo spazio, incarnata soprattutto da Elon Musk e dal successo finanziario delle sue attività spaziali, non sia soltanto una sfida tecnologica, ma anche una potente narrazione capace di orientare l’immaginario collettivo e di distogliere l’attenzione da problemi più concreti.
Giammaria mette in parallelo due eventi: il debutto in Borsa delle attività spaziali di Musk e la pubblicazione da parte dell’amministrazione Trump di documenti sugli Ufo/Uap. Entrambi alimentano il fascino per il futuro, il mistero e l’esplorazione dell’ignoto, creando un racconto che mescola fantascienza, tecnologia, politica e finanza.
Secondo l’autore, Musk non sta solo progettando missioni verso Marte, ma sta anche sperimentando nuovi modelli sociali sulla Terra attraverso città aziendali in Texas, come Starbase e Snailbrook, dove le logiche delle imprese tendono a prevalere su quelle delle istituzioni pubbliche. Questo progetto rifletterebbe la visione di élite tecnologiche che aspirano a forme di autonomia sempre maggiori rispetto alla società tradizionale.
L’editoriale evidenzia inoltre come il valore delle aziende di Musk dipenda in larga parte dalla sua capacità di costruire narrazioni seducenti per investitori e mercati. Mentre Wall Street scommette sull’intelligenza artificiale e sull’economia spaziale, l’autore richiama l’attenzione sui problemi reali degli Stati Uniti: inflazione, precarietà lavorativa, aumento delle disuguaglianze e possibili effetti dell’IA sull’occupazione.
Giammaria critica anche l’idea di affidare sempre più decisioni a sistemi algoritmici, citando l’esperienza di Musk nella riorganizzazione dell’amministrazione pubblica, dove criteri di efficienza automatizzata avrebbero portato a tagli drastici e alla riduzione di servizi pubblici.
La conclusione è un monito: il fascino dello spazio, degli Ufo e delle promesse dell’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in una distrazione collettiva. Come nel film Don’t Look Up, l’umanità potrebbe essere troppo impegnata a inseguire narrazioni spettacolari per affrontare le crisi economiche, sociali e politiche che si stanno sviluppando sulla Terra. Il vero problema, suggerisce l’autore, non è nel cielo ma nella realtà quotidiana.
15 giugno 2026





