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Smemorati ribelli

Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale affronta il tema della ribellione giovanile e del rapporto tra le nuove generazioni e il passato e contiene anche un secondo contributo, dedicato alla riforma della valutazione della ricerca scientifica. Scrive Galli della Loggia che qualche passo è stato fatto di una maggiore attenzione alle problematchie dell´Università ma molto resta ancora da fare. Ma bisogna cambiare il sistema con una riforma seria delle valutazioni dei progetti Tra presente e futuro. In Italia si finge che basti avere un comitato di docenti e ricercatori, già impegnati nelle loro attività, per costruire una valutazione credibile.

Scrive il prof. Galli della Loggia: “La valutazione è una fase fondamentale nella ricerca. Se rigorosa, accurata e approfondita è una leva che contribuisce a far crescere la qualità della ricerca del Paese. Se, al contrario, è sbrigativa e generica non è di alcun aiuto né per i ricercatori né per il sistema e finisce con l’alimentare la sfiducia verso le nostre istituzioni della ricerca. In Italia, gli studiosi che partecipano ai bandi pubblici sono abituati a quest’ultimo scenario”.

E prosegue: “In Italia si continua a fingere che basti avere un comitato di docenti e ricercatori, già impegnati nelle loro autorevoli attività, per costruire una valutazione credibile. Servono invece competenze professionali specifiche e terze, strutture stabili e manager della ricerca, anche di formazione scientifica. È il lavoro delle agenzie per la ricerca, presenti praticamente in tutti i 27 Paesi della Ue tranne il nostro: operano su un mandato politico che stabilisce risorse e obiettivi, ma con piena autonomia gestionale e d’azione”.

Per concludere: “Per altre azioni suggerite dal gruppo di esperti serviranno invece interventi anche normativi che richiederanno una discussione e tempi più lunghi. Per queste modifiche la prospettiva che credo dovremmo porci per realizzarle potrebbe essere quella dei bandi Prin 2028. In questo modo si raggiungerebbe l’obiettivo enorme di aver rinnovato il nostro sistema di valutazione della ricerca pubblica entro il primo ciclo del Piano Triennale della Ricerca, meritoriamente introdotto dalla Ministra Bernini con la legge di Bilancio 2026”.

L’autore sostiene che la ricerca scientifica italiana soffre non soltanto di una carenza di finanziamenti, ma soprattutto di un sistema inadeguato di valutazione dei progetti.

La qualità della ricerca dipende infatti anche dalla serietà con cui vengono selezionati i progetti da finanziare. Una valutazione superficiale, frettolosa e poco trasparente penalizza i ricercatori, non permette loro di migliorare e indebolisce la credibilità delle istituzioni pubbliche.

Le principali criticità

  • Valutazioni troppo superficiali: nei bandi italiani, come i FIS, spesso un solo valutatore esprime un giudizio di poche righe, mentre a livello europeo i progetti vengono esaminati da più esperti con valutazioni approfondite e motivate.
  • Scarsa possibilità di miglioramento: chi viene escluso non riceve indicazioni sufficienti per correggere e rafforzare il proprio progetto.
  • Procedure troppo rapide: il caso dei bandi Prin è emblematico: migliaia di progetti esaminati in pochi mesi, con pochissimi finanziamenti concessi e senza spiegazioni adeguate per la maggioranza degli esclusi.
  • Mancanza di strutture professionali: l’Italia affida la valutazione a commissioni di docenti e ricercatori già impegnati nelle proprie attività, anziché dotarsi di organismi specializzati e indipendenti.

La soluzione proposta

L’autore ritiene indispensabile una riforma strutturale, sul modello delle agenzie nazionali per la ricerca presenti in quasi tutti i Paesi dell’Unione europea.

Servono:

  • Esperti indipendenti e professionalmente qualificati.
  • Valutazioni affidate a più revisori.
  • Criteri rigorosi per evitare conflitti di interesse.
  • Strutture permanenti e personale specializzato nella gestione della ricerca.
  • Maggiore trasparenza e responsabilità nelle decisioni di finanziamento.

Viene riconosciuto alla ministra Anna Maria Bernini il merito di aver avviato un percorso di riforma, attraverso un gruppo di lavoro di esperti che ha formulato dieci raccomandazioni.

L’obiettivo è introdurre alcune modifiche già nel bando Prin del 2027 e completare la riforma entro il 2028.

Il messaggio centrale

La tesi dell’articolo è molto chiara: non basta chiedere ai ricercatori eccellenza, originalità e rigore; anche lo Stato deve dimostrare di essere all’altezza di queste esigenze.

Un Paese che valuta male la propria ricerca spreca risorse, scoraggia i talenti e perde competitività internazionale.

La riforma della valutazione non è quindi una questione burocratica, ma una condizione essenziale per il futuro scientifico, culturale ed economico dell’Italia.

1 novembre 2026