Carlo Cottarelli ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale ammonisce il governo che, nonostante l´enfasi su una situazione economica molto migliorata rispetto agli anni precedenti, ci sono degli allarmi dell´Istat inascoltati. Le cose non stanno proprio come l´eseutivo le presenta.
Scrive Cottarelli: “I prezzi al consumo a ottobre sono saliti dello 0,9%, il secondo più alto aumento mensile dall’ottobre 2022, nonostante il tetto al prezzo dei carburanti introdotto dall’Eni il 25 settembre. Il tasso di inflazione a dodici mesi sale al 5,4%, un bel balzo rispetto al mese precedente (4,2%), anche se in parte causato da un «effetto base» (nell’ottobre dello scorso anno i prezzi erano scesi). Un’inflazione del 5,4% è la più alta dal 2023 (ed è probabile che salga ancora il prossimo mese visto che a novembre 2025 i prezzi erano scesi). L’aumento dei prezzi a ottobre è stato concentrato nei prodotti energetici e negli alimentari freschi. La buona notizia, per così dire, è che l’inflazione per gli altri prodotti è ancora bassa”.
E prosegue: “Passiamo ai dati sul Pil. Crescita zero nel terzo trimestre. A voler essere ottimisti, il governo prolunga di un altro trimestre il periodo senza mai una decrescita: l’ultimo dato col segno meno si era avuto a fine 2022. Però zero non è un bel numero ed è più basso della crescita del resto dell’eurozona (0,4%). Quest’ultimo dato è gonfiato dall’irlanda i cui tassi di crescita sono molto volatili per via dell’attività delle multinazionali insediate in quel Paese. Ma anche al netto dell’irlanda l’aumento dell’eurozona è stato dello 0,2%. Tra i Paesi al top ci sta la solita Spagna (0,6%). Benino anche la Germania (0,2%). Ci salva dall’ultimo posto la malaise francese (-0,1%)”.
Il contesto economico
I dati Istat (inflazione in forte rialzo, salari reali giù e crescita del PIL azzerata nel terzo trimestre) certificano una doccia fredda per il governo e un forte disagio per le famiglie a reddito fisso. Sebbene la crisi derivi da shock esterni (come la situazione nello Stretto di Hormuz) e non da colpe dell’esecutivo, i cittadini giudicano in base alla percezione immediata del carovita:
- Inflazione: quello di ottobre segna un balzo mensile dello 0,9% (il più alto dall’ottobre 2022), portando il tasso a dodici mesi al 5,4% (spinto soprattutto da energia e alimentari freschi).
- Stipendi: il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti rimane drammaticamente eroso. Dopo il crollo del biennio 2021-2022 e un timido recupero successivo, a settembre 2026 le retribuzioni contrattuali si trovavano già dell’8,1% sotto i livelli di inizio 2021, un divario destinato ad allargarsi ulteriormente con l’ultimo aumento dei prezzi.
- PIL: la crescita nel terzo trimestre è stata pari a zero, inferiore alla media dell’Eurozona (0,2% al netto dell’Irlanda) e peggio di Spagna (0,6%) e Germania (0,2%), salvandosi solo dalla flessione francese (-0,1%).
Le tre priorità indicate da Cottarelli
Considerando che non esistono soluzioni miracolose (a causa dell’origine esterna dei problemi e dei margini di bilancio limitati per lo Stato), Cottarelli individua tre interventi chiave:
Aiuti mirati e selettivi: concentrare tutte le risorse pubbliche disponibili unicamente su chi si trova realmente in difficoltà, eliminando i bonus a pioggia (come il taglio generalizzato delle accise o i contributi dati a tutti i nuovi nati, comprese le famiglie abbienti).
Pressione sui rinnovi contrattuali: il governo dovrebbe spingere le imprese a dimostrarsi più generose nei rinnovi dei contratti, poiché i profitti aziendali godono generalmente di uno stato di salute migliore rispetto ai salari dei lavoratori.
Accelerazione sulla transizione energetica: uscire rapidamente dagli idrocarburi, liberando il Paese dalla dipendenza da fonti energetiche localizzate nelle aree geopoliticamente più instabili del mondo.
31 ottobre 2026





