Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Economia

«Gerontonomia», il neologismo per una politica senza giovani

Paolo di Stefano ha pubblicato un articolo sul Corriere della Sera nel quale introduce il termine «gerontonomia», coniato dal politologo Tim Vlandas dell’Università di Oxford, per descrivere una tendenza delle politiche economiche contemporanee: i governi, in società sempre più anziane, finiscono per privilegiare gli interessi degli elettori più anziani, trascurando gli investimenti destinati alle giovani generazioni e al futuro.

Scrive di Stefano, che c´è: “la tendenza di una politica economica per cui con l’invecchiamento demografico i governi si impegnano sempre più a favorire l’elettorato anziano (maggioritario) puntando l’attenzione sui consumi e sulle pensioni e trascurando gli investimenti intesi a sviluppare la crescita, quelli che dovrebbero guardare al futuro a vantaggio delle giovani generazioni. Il paradosso è dunque che l’invecchiamento, fantastico risultato del progresso economico e scientifico, finisce per produrre l’effetto esattamente inverso in una sorta di assurda nemesi: più progresso, più popolazione anziana, più priorità ai bisogni dei vecchi, meno impegno sui giovani e sul futuro, più regresso sociale ed economico”.

E prosegue: “le politiche attuali in molti casi finiscono per penalizzare in egual misura, sul piano sociale, i giovani come gli anziani, ma questo è un altro discorso. Tuttavia, è vero che il futuro non sembra proprio una preoccupazione dei governi, ed è lecito immaginare che la Generazione Z scenda in piazza contro la «gerontonomia» ma anche contro la «gerontosofia» imperante”.

I concetti chiave

– Dalla gerontocrazia alla gerontonomia. La gerontocrazia indica il potere esercitato dagli anziani; la gerontonomia riguarda invece le scelte economiche e politiche che favoriscono una popolazione elettorale sempre più anziana, dando priorità a pensioni e consumi rispetto agli investimenti per lo sviluppo.

– Il paradosso del progresso. L’allungamento della vita, risultato positivo dei progressi scientifici ed economici, può trasformarsi in un problema se i governi concentrano risorse e attenzione sui bisogni immediati, sacrificando crescita, innovazione e opportunità per i giovani.

– Il futuro messo in secondo piano. Secondo questa interpretazione, una società che invecchia rischia di investire sempre meno nell’istruzione, nella crescita economica e nelle prospettive delle nuove generazioni. Il fenomeno, già presente nei Paesi avanzati, potrebbe interessare in futuro anche quelli emergenti, man mano che invecchieranno.

– Una precisazione importante: di Stefano riconosce che le politiche attuali possono penalizzare tanto i giovani quanto gli anziani. Il problema, quindi, non è semplicemente il conflitto tra generazioni, ma la difficoltà dei governi a garantire benessere sociale e prospettive future a tutta la popolazione.

Il significato politico

L’articolo si conclude ipotizzando che la Generazione Z possa mobilitarsi contro la «gerontonomia», ma anche contro la «gerontosofia», espressione che richiama l’autorità attribuita al pensiero e alla saggezza degli anziani quando rischia di diventare predominante e di escludere le nuove generazioni dal dibattito pubblico.

In sintesi

Il messaggio è che una democrazia non dovrebbe limitarsi a soddisfare le esigenze dell’elettorato che pesa maggiormente oggi, ma deve anche investire nelle persone che rappresentano il futuro del Paese.

Il punto centrale non è contrapporre giovani e anziani: è evitare che il peso demografico ed elettorale di una generazione condizioni le politiche pubbliche al punto da ridurre le opportunità di quelle successive.

La questione è particolarmente rilevante per l’Italia, dove il confronto tra spesa pensionistica, investimenti nell’istruzione, occupazione giovanile e sostenibilità del debito pubblico pone una domanda fondamentale: quanto spazio resta, nelle decisioni politiche di oggi, per il benessere delle generazioni di domani?

29 ottobre 2026