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Economia

La spesa pubblica, la svolta che manca

Veronica de Romanis in un editoriale sul quotidiano La Stampa critica il ritorno del dibattito sulla patrimoniale, rilanciato da Elly Schlein e Maurizio Landini con l’obiettivo di redistribuire la ricchezza e finanziare lavoro, pensioni, welfare e investimenti. L’autrice analizza la proposta chiedendo chiarimenti su tre aspetti cruciali: la definizione, l’utilizzo e l’efficacia della tassa.

Esordisce la de Romanis: ”Ci risiamo: si torna a parlare di patrimoniale. Nello specifico, a rilanciare il tema sono Elly Schlein e Maurizio Landini. “Le disuguaglianze sono aumentate, occorre redistribuire” questi gli argomenti. Per rendere la proposta più concreta, sarebbe utile adottare un metodo che consenta di capire – una volta per tutte – se si tratta davvero di una strada percorribile”.

  1. Definizione dei “ricchi” e degli asset da tassare:
    1. Landini identifica i ricchi come coloro che possiedono “oltre due milioni di euro”.L’autrice solleva la difficoltà di stabilire cosa includere nel patrimonio da tassare (prima casa, risparmi, ecc.), notando il rischio di colpire persone “ricche sulla carta” (es. per una casa ereditata) ma con un reddito basso (es. pensione minima), un problema che ha sempre bloccato tentativi simili.
    1. Si evidenzia anche la facile mobilità del capitale all’estero, rendendo l’idea di Schlein di un intervento comunitario una “ipotesi teorica”. L’autrice usa l’esempio dell’Irlanda (che ha un surplus e spese pubbliche contenute) per suggerire che la replica a un invito ad aumentare le tasse sarebbe: “Invece di inventarvi nuove tasse, riducete le spese”.
  2. Utilizzo delle risorse:
    1. Landini stima un’entrata di circa 26 miliardi di euro.L’autrice critica l’assunto implicito dei proponenti secondo cui gli oltre 1.108 miliardi di spesa pubblica annuale siano “insufficienti”, definendo questo ragionamento “pericoloso”. Si teme che, se i fondi non bastassero, si finirebbe per ampliare la platea dei tassati ai “meno” ricchi.
    1. De Romanis mette in discussione l’idea che l’intera spesa pubblica sia indispensabile, affermando che il problema dell’Italia non è la quantità ma la qualità della spesa, che contribuisce alla crescita economica asfittica.
  3. Efficacia:
    1. L’autrice chiede chi garantisce che i 26 miliardi verrebbero spesi bene, ricordando che il PD ha partecipato all’introduzione del Bonus 110 per cento, definito uno dei provvedimenti “più inutili, costosi e regressivi degli ultimi anni”.
    1. L’effetto del sussidio sulla crescita è stato temporaneo, mentre l’impatto sul debito/Pil è destinato a permanere. Si ritiene “paradossale” tassare i ricchi per poi ridare loro i soldi tramite sussidi analoghi al 110%.

Conclusione: In conclusione, invece di proporre misure irrealistiche, l’autrice suggerisce che la vera svolta mancante è la razionalizzazione della spesa pubblica: tagliare gli sprechi e investire dove è davvero necessario, con scelte politiche chiare e coraggiose. In particolare, propone di investire di più sui giovani e la loro formazione, considerandola una scelta non solo equa ma anche lungimirante.

11 novembre 2025