Una delle promesse trumpiane è stata quella di promettere un ferreo controllo dell’immigrazione clandestina. Cosa che è riuscito a fare solamente in parte. L’impatto del voto di uno specifico gruppo demografico (come l’elettorato latino o i giovani) ha avuto un grande peso specifico nel risultato del 2024. Lo avrà in senso contrario nelle elezioni di Midterm del prossimo novembre. Trump è un presidente molto divisivo e ne pagherà lo scotto nelle urne.
Con i noti fatti di Minneapolis Donald Trump ha subito un contracolpo negativo e da lì è incominciata la parabola discendente del suo consenso tra gli americani. La grave crisi, scoppiata tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 a causa delle operazioni di retata e repressione dell’immigrazione condotte dall’agenzia federale ICE, ha colpito molto anche gran parte del suo elettorato bianco. Perchè con l’Operazione Metro Surge: avviata il 1° dicembre 2025 dall’amministrazione federale per individuare e arrestare immigrati, l’operazione ha portato a una massiccia presenza di agenti federali in città.
L’uccisione di Renée Nicole Good: il 7 gennaio 2026, la 37enne statunitense Renée Good è stata uccisa a colpi di pistola da un agente mascherato dell’ICE mentre si trovava in auto durante una protesta. I soccorsi immediati le sono stati ostacolati.
Gli eventi principali
- L’Operazione Metro Surge: avviata il 1° dicembre 2025 dall’amministrazione federale per individuare e arrestare immigrati, l’operazione ha portato a una massiccia presenza di agenti federali in città.
- L’uccisione di Renée Nicole Good: il 7 gennaio 2026, la 37enne statunitense Renée Good è stata uccisa a colpi di pistola da un agente mascherato dell’ICE mentre si trovava in auto durante una protesta. I soccorsi immediati le sono stati ostacolati.
- L’uccisione di Alex Pretti: il 25 gennaio 2026, Alex Pretti, un infermiere di terapia intensiva di 37 anni e anche lui tra i manifestanti, è stato ucciso dagli agenti dell’ICE. Le versioni ufficiali federali sono state smentite da video e testimonianze che indicavano come l’uomo tenesse in mano solo un telefono cellulare.
- Proteste e tensioni istituzionali: le morti hanno scatenato forti proteste cittadine, scontri con la polizia federale, prese di posizione da parte di decise realtà economiche locali e uno scontro politico tra le autorità locali (sindaco e governatore) e il governo federale.
- Evoluzione successiva: negli stessi mesi l’ICE ha poi ridotto o lasciato il Minnesota, sebbene la città sia rimasta segnata dalle ferite sociali e politiche in vista delle scadenze elettorali di metà mandato (Midterm).
2. La promessa di controllare l’immigrazione
Tutti questi fatti hanno notevolmente contribuito ad affievolire il grande consenso che The Donald ha avuto nelle presidenziali del 2024. Trump aveva promesso deportazioni di massa e un controllo molto più severo delle frontiere. Nell’indagine Pew, l’82% dei suoi sostenitori indicava l’immigrazione come una questione molto importante per il voto.
3. La promessa di cambiare Washington
Trump si presentava come l’uomo capace di rompere con l’establishment, punire una classe dirigente ritenuta inefficiente e restituire potere ai cittadini. Nell’ottobre 2024, l’86% dei suoi sostenitori intervistati da Pew riteneva che avrebbe cambiato Washington in meglio.
Queste motivazioni aiutano a capire il voto: molti elettori non stavano necessariamente approvando ogni aspetto della personalità di Trump. Potevano ritenere che fosse comunque il candidato più vicino ai propri interessi.
Eppure, quali segnali erano già visibili?
Prima delle elezioni del 2024, gli americani avevano già avuto modo di osservare il suo primo mandato, il suo stile di governo e i suoi comportamenti pubblici.
Per esempio:
- la distanza fra alcune promesse e i risultati effettivamente raggiunti nel primo mandato;
- la tendenza a formulare obiettivi molto ambiziosi senza illustrare sempre in dettaglio come realizzarli;
- il linguaggio aggressivo nei confronti degli avversari;
- le ripetute dichiarazioni false o fuorvianti documentate dai verificatori dei fatti.
Un dato concreto: nel bilancio delle 102 promesse del primo mandato di Trump, PolitiFact classificò il 23% come mantenute, il 22% come compromessi e poco più della metà come promesse non mantenute. È una valutazione elaborata secondo la metodologia di quella testata, non una misura assoluta di tutta la sua attività presidenziale, ma mostra quanto fosse opportuno esaminare i risultati prima di votare nuovamente per lui.
Dunque, la frase che riporti coglie un rischio reale: alcuni elettori possono aver dato più credito alle promesse di una nuova prosperità che alle informazioni disponibili sul modo in cui Trump esercitava il potere.
Ma non possiamo affermare che tutti i suoi elettori ignorassero i suoi comportamenti. Alcuni li conoscevano e li consideravano accettabili, secondari rispetto alle questioni economiche o addirittura una prova della sua determinazione.
Questa è la distinzione cruciale: non sempre un elettore viene ingannato; talvolta accetta consapevolmente un comportamento discutibile in cambio di ciò che spera di ottenere.
4. La lezione per la democrazia italiana
Arriviamo al punto che si può considerare più importante, anche per il dibattito politico italiano.
Un cittadino dovrebbe imparare a valutare un governo con un metodo semplice, ma rigoroso.
Cinque domande da porsi prima di rinnovare la fiducia a un politico
- Che cosa aveva promesso esattamente? Non lo slogan, ma l’impegno concreto.
- Che cosa ha realmente fatto? Leggi approvate, risorse stanziate e risultati misurabili.
- Che cosa non ha fatto e perché? Distinguendo gli ostacoli oggettivi dalle responsabilità politiche.
- Quali sono stati i costi e i benefici reali? Chi ha guadagnato, chi ha perso e chi pagherà nel futuro.
- Ha rispettato le regole democratiche? Perché i risultati economici non sono l’unico criterio con cui giudicare un governo: contano anche Parlamento, magistratura, libertà d’informazione e diritti delle minoranze.
Quest’ultimo punto è essenziale. Una democrazia non consiste soltanto nel votare ogni quattro o cinque anni. Consiste anche nel poter controllare chi governa, contestarlo liberamente e impedirgli di concentrare eccessivamente il potere.
Un governo potrebbe persino mantenere alcune promesse economiche e, contemporaneamente, indebolire i contrappesi istituzionali. Perciò il giudizio sull’operato non può limitarsi al portafoglio, per quanto il portafoglio sia importante.
Lo stesso vale per l’opposizione: non basta denunciare le promesse mancate del governo. Deve spiegare quali risultati intende ottenere, con quali risorse e attraverso quali strumenti.
Una conclusione
Tutti i politici non sono inevitabilmente bugiardi, ma la tentazione di raccontarla è davvero grande e gli elettori troppo spesso non riescono a comprendere es tenta di barare oppure no. Questa generalizzazione rischia di produrre un effetto perverso: se sono tutti uguali, allora non vale la pena controllare nessuno. E non deve essere così.
La questione più seria è un’altra: la democrazia funziona male quando il consenso elettorale non è accompagnato dalla responsabilità per le proprie parole e per le proprie azioni.
Il politico ha interesse a ottenere il voto. L’elettore ha il diritto, ma anche la responsabilità civica, di non concederglielo automaticamente.
20 ottobre 2026
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