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Esteri

Ue, Paesi frugali e Paesi spendaccioni

In Europa i paesi cosiddetti frugali propongono politiche economiche molto diverse dai Paesi che si trovano sul fronte del Mediterrano. L’Unione Europea è alle prese con la predisposizione del bilancio pluriennale, della serie la confusione è tanta e le aspettative dei cittadini europei rischiano di essere disattese.

La mia impressione è che si stanno individuando delle contraddizioni fondamentali dell’Ue: l’Europa ha ambizioni sempre più grandi, ma non ha ancora deciso con sufficiente chiarezza come finanziarle e come ripartirne i costi. E il negoziato sul bilancio pluriennale rischia di rendere ancora più evidente questa contraddizione.

Il problema non è semplicemente lo scontro tra i Paesi del Nord, definiti frugali, e quelli mediterranei. È qualcosa di più profondo: riguarda il modello economico e sociale che gli europei vogliono costruire, la solidarietà tra Stati e la capacità dell’Unione di agire come una vera potenza economica e politica.

1. Due idee diverse di Europa

I Paesi frugali: disciplina e responsabilità nazionale

Paesi come Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Austria tendono a privilegiare il controllo della spesa europea, la prudenza nell’indebitamento comune e la responsabilità dei singoli governi nel gestire i conti pubblici.

La loro obiezione è comprensibile: non vogliono che i propri contribuenti paghino sistematicamente per le difficoltà finanziarie altrui. Ma questa posizione rischia di sottovalutare quanto le economie europee siano interdipendenti.

I Paesi mediterranei: investimenti e maggiore solidarietà

Italia, Spagna, Grecia e Portogallo hanno interessi spesso convergenti nel chiedere più risorse per infrastrutture, coesione territoriale, occupazione, transizione energetica e sostegno alle economie più vulnerabili.

Non sono però un blocco omogeneo: la Spagna, per esempio, presenta una dinamica di crescita diversa da quella italiana. E neppure tutti i Paesi mediterranei condividono le stesse priorità di bilancio.

A mio giudizio, entrambe le posizioni contengono una parte di verità, ma diventano sbagliate quando vengono trasformate in principi assoluti.

La disciplina dei conti pubblici è necessaria. Ma il rigore non può diventare un alibi per rinviare investimenti che servono all’intera Europa. Allo stesso modo, chiedere più risorse comuni è ragionevole, ma non può significare spendere senza valutare risultati, priorità e sostenibilità.

2. Il bilancio 2028-2034: i numeri spiegano la confusione

La situazione attuale conferma queste preoccupazioni. Il bilancio pluriennale europeo, il cosiddetto Quadro finanziario pluriennale, dovrebbe stabilire le risorse e le priorità dell’Unione per sette anni, dal 2028 al 2034.

Ecco i passaggi più significativi.

Proposta iniziale della Commissione europea

1.760 miliardi €

Circa l’1,26% del reddito nazionale lordo europeo, secondo la proposta presentata nel luglio 2025.

Proposta negoziale della presidenza irlandese — ottobre 2026

1.620 miliardi €

Una riduzione di circa 141 miliardi rispetto alla proposta della Commissione, pari a un taglio dell’8%.

20 ottobre 2026

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