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Arte e Cultura

Dove sta andando il potere

L’ambasciatore Ettore Sequi ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale recensisce il libro di Maurizio Molinari Le mappe per capire il potere. I dieci scenari interconnessi del nostro mondo (Rizzoli, 2026).

Scrive Sequi: ”Le dipendenze acquistano così una geografia concreta. Hormuz concentra forniture vitali per le economie mondiali; l’Artico apre un nuovo Grande Gioco per rotte, risorse e presenza militare. Nel Mar Rosso gli attacchi impongono costi a livello globale. Una guerra modifica una rotta, il rincaro dei trasporti incide sulla produzione e sulle scelte dei governi. Controllare i flussi significa condizionare ciò che altri producono, consumano e finanziano. Non occorre controllare stabilmente una rotta: può bastare interromperla, minacciarla o renderla troppo costosa”.

E prosegue: ”Il potere non dipende solo da ciò che uno Stato possiede, ma da ciò che riesce a trasformare in forza. Vale per la geopolitica dell’acqua, per il grano e per le terre rare. Ancora di più per la demografia, che diventa geopolitica. L’Africa cresce, Europa e Cina invecchiano, l’India segue una traiettoria diversa. Ma i numeri diventano potenza solo se si trasformano in istruzione, lavoro, tecnologia, capacità produttiva, coesione politica”.

Per concludere: ”L’ultima mappa, democrazie e autocrazie, dà al libro un vero valore aggiunto politico. La “recessione democratica” si alimenta di pressioni esterne e fallimenti interni. Molinari mette a confronto fermezza e prudenza: dissuadere gli avversari, scegliere le battaglie, mantenere possibilità di cooperazione. La tecnologia può rafforzare il controllo autoritario; la ricchezza non garantisce consenso democratico. La competizione investe la capacità di governare, oltre a quella di armarsi. Difendere la libertà richiede forza, ma anche capacità di correggere gli errori e offrire risultati ai cittadini. L’opera riconduce queste esigenze a una stessa strategia. In breve, è un capolavoro di analisi e una bussola per comprendere il XXI secolo. Le mappe di Molinari, infatti, non mostrano soltanto dove si trova il potere. Rivelano dove si sta spostando”.

Il cambio di prospettiva sul potere: per comprendere le dinamiche del potere contemporaneo (come la Cina che vende strumenti per consumare meno petrolio o democrazie la cui difesa viene minata dall’interno), non basta una sola mappa. È necessario sovrapporre economia, tecnologia, energia, sicurezza e geopolitica per fare emergere dipendenze e vulnerabilità invisibili a una lettura separata.

La «coopetizione» e la transizione energetica: Stati Uniti e Cina si contendono il primato globale pur restando legati da profondi scambi commerciali. Sul fronte energetico si contrappongono gli «Stati petroliferi» (come quelli di Trump, che usano gas e petrolio come leva) e gli «Stati elettrici» (come Pechino, concentrata sull’elettrificazione e sulla riduzione delle vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento).

Geografia dei flussi e delle filiere: il controllo dei flussi commerciali e delle rotte strategiche (dall’Artico al Mar Rosso, passando per lo Stretto di Hormuz) conferisce un forte potere di condizionamento. Le imprese, spinte dalla ricerca di resilienza oltre che di efficienza, orientano investimenti e alleanze in base all’affidabilità delle filiere tecnologiche (Pax Silica).

Asimmetrie della guerra e della finanza: la «democratizzazione» della guerra tramite droni economici e attacchi informatici rende il danno molto meno costoso della protezione. In ambito finanziario, il primato del dollaro garantisce agli Stati Uniti una leva di pressione che non ha eguali, non trovando ancora un sostituto forte nello yuan o nell’euro.

Risorse, demografia e dominanza cognitiva: la forza di uno Stato dipende dalla capacità di trasformare risorse (acqua, terre rare, grano) e demografia in reale capacità produttiva e tecnologica. Particolare rilievo assume la «dominanza cognitiva»: con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, la protezione della «resilienza cognitiva» di una società (la capacità di distinguere e decidere) diventa parte integrante della sicurezza nazionale.

Democrazie e autocrazie: l’ultima mappa del libro analizza la «recessione democratica», evidenziando come la competizione globale si giochi sulla capacità di governance. Difendersi non richiede soltanto forza militare, ma anche la capacità di correggere gli errori interni e offrire risposte concrete ai cittadini.

19 ottobre 2026