Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Esteri

In Europa soffia, impetuoso, il vento di destra 2

In Europa soffia impetuoso il vento di destra. Ma si è certi che in Spagna (la cui economia cresce), in Francia (il cui stato sociale è uno dei migliori del Vecchio Continetne) e in Germania (in cui i redditi medi sono i più alti d’Europa) maggioranze di destra-destra possano migliorare la vita dei loro cittadini? Cosa dicono a tal proposito i media?

Il RN vuole contemporaneamente:

  • proteggere pensioni e welfare;
  • ridurre alcune tasse;
  • aumentare il potere d’acquisto;
  • favorire le famiglie francesi;
  • ridurre l’immigrazione;
  • introdurre la «preferenza nazionale»;
  • e risanare rapidamente i conti pubblici.

Ma le risorse per fare tutto questo non ci sono.

Le Monde ha analizzato l’evoluzione del programma economico del RN e rileva continui spostamenti: dal nazionalismo economico all’attenzione verso le imprese, dalla proposta di uscire dall’euro all’accettazione dell’euro, fino a una maggiore attenzione alla disciplina di bilancio. Il giornale giudica tuttavia poco realistiche alcune delle economie previste, soprattutto quelle attribuite alla riduzione dei costi dell’immigrazione.

Ancora più esplicito è l’editoriale di Le Monde: il problema del RN non è soltanto l’orientamento ideologico, ma l’inconsistenza economica di alcune promesse.

Il Financial Times arriva sostanzialmente alla stessa conclusione: con il debito francese che potrebbe arrivare al 131% del PIL entro il 2030, sarà necessario un gigantesco aggiustamento dei conti pubblici. Le proposte di Le Pen per ridurre il deficit non vengono considerate sufficientemente credibili.

In altre parole: il problema francese non è avere troppo Stato sociale in astratto, ma riuscire a finanziarlo. Una destra radicale che promettesse contemporaneamente meno tasse e più protezione sociale rischierebbe di aggravare proprio il problema che sostiene di voler risolvere.


3. Germania: il caso più delicato

La Germania è ancora più istruttiva perché il problema è diverso: non è tanto la povertà, quanto la stagnazione del modello economico.

Industria, energia costosa, concorrenza cinese, invecchiamento della popolazione e carenza di lavoratori qualificati stanno mettendo sotto pressione il tradizionale modello tedesco.

Il governo di Friedrich Merz — che non è un governo AfD, ma una coalizione di centrodestra — sta cercando di reagire proprio attraverso riforme economiche, fiscali, previdenziali e investimenti. La domanda è se queste riforme riusciranno a rilanciare l’economia e contemporaneamente a togliere voti all’AfD.

Qui emerge una contraddizione ancora più interessante.

L’AfD propone più nazionalismo economico, meno immigrazione, maggiore autonomia dalla UE e, in alcuni casi, il ritorno a rapporti economici più stretti con la Russia.

Ma la Germania è un’economia fortemente dipendente:

  • dalle esportazioni;
  • dall’industria;
  • dal mercato europeo;
  • dalla disponibilità di lavoratori;
  • dagli investimenti internazionali.

Il ministro dell’Economia tedesco ha quindi avvertito che la crescita dell’AfD potrebbe scoraggiare gli investimenti stranieri proprio mentre Berlino cerca di attrarre enormi quantità di capitale per modernizzare l’economia.

E c’è un altro problema: l’immigrazione non è soltanto una questione culturale per la Germania, ma anche una questione economica. Con una popolazione che invecchia, ridurre drasticamente l’immigrazione senza aumentare contemporaneamente produttività, natalità e partecipazione al lavoro potrebbe aggravare la carenza di manodopera.


Il punto comune dei tre Paesi

Qui credo che emerga una distinzione fondamentale.

PaeseProblema principalePerché cresce la destraProblema della destra-destra
🇪🇸 SpagnaCasa, costo della vita, immigrazioneMalessere nonostante la crescitaRischio di colpire uno dei motori della crescita
🇫🇷 FranciaDebito, deficit, costo dello StatoPercezione di declino e insicurezzaDifficile finanziare insieme welfare, tagli fiscali e promesse sociali
🇩🇪 GermaniaStagnazione, industria, energia, demografiaCrisi del vecchio modelloNazionalismo e anti-UE possono danneggiare export e investimenti

E questo porta a una conclusione interessante

La destra sta vincendo soprattutto perché interpreta meglio alcune paure dei cittadini, non necessariamente perché possiede le migliori ricette economiche.

Immigrazione, sicurezza, identità nazionale, perdita del potere d’acquisto, burocrazia e sfiducia nelle élite sono problemi reali. Non possono essere liquidati come semplice «populismo».

Ma una cosa è individuare correttamente il problema e un’altra è risolverlo.

Ed è proprio qui che i media economici internazionali sono piuttosto scettici.

In Spagna, la destra denuncia il disagio abitativo ma dovrebbe spiegare come conciliare restrizione dell’immigrazione e mercato del lavoro. In Francia, il RN dovrebbe spiegare come finanziare le sue promesse con un debito già al 119% del PIL. In Germania, l’AfD dovrebbe spiegare come rilanciare un’economia industriale esportatrice attraverso maggiore nazionalismo, minore immigrazione e maggiore distanza dall’UE.

Una considerazione ancora più generale

C’è dunque il rischio di confondere «destra» con «governo efficace».

Una destra moderata, europeista e riformatrice può certamente migliorare la competitività, ridurre la burocrazia, riformare il welfare e favorire gli investimenti. Il problema nasce quando la destra-destra promette contemporaneamente:

meno tasse + più welfare + meno immigrati + più pensioni + più sicurezza + meno Europa + meno debito.

Questa equazione, semplicemente, non torna senza indicare chi paga il conto.

E forse è proprio questo il vero banco di prova della nuova destra europea: non vincere le elezioni, ma dimostrare che le sue ricette migliorano concretamente redditi, servizi pubblici, produttività e qualità della vita senza distruggere i conti pubblici.

Per ora, almeno nei tre grandi casi che lei cita, non esiste ancora una prova convincente che una maggioranza destra-destra produrrebbe risultati migliori. In Spagna addirittura la destra si prepara a governare un’economia che sta crescendo sotto un governo socialista; in Francia dovrebbe risanare conti pubblici molto più difficili di quelli che troverebbe oggi; in Germania dovrebbe risolvere problemi strutturali che sono soprattutto industriali e demografici.

E questo rende la situazione europea molto più interessante di quanto suggerisca il semplice titolo «l’Europa vira a destra».

7 ottobre 2026

2 Fine