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Esteri

Dal federalismo stop all’autocrazia trumpiana

Sergio Fabbrini scrive su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui si concentra sulla funzione del federalismo americano come principale baluardo istituzionale contro la spinta all’autocrazia e alla presidenzializzazione radicale del potere promossa da Donald Trump.

Sostiene Fabbrini che ”Trump sta perseguendo il più radicale processo di presidenzializzazione del potere decisionale mai registrato nella storia del suo Paese. Il Congresso, controllato nelle due camere da maggioranze repubblicane, ha rinunciato ad esercitare un ruolo di controbilanciamento delle ambizioni presidenziali. Alcuni giudici federali oppongono limiti al potere presidenziale, ma essi operano all’ombra di una Corte suprema che è culturalmente favorevole al progetto trumpiano. Attraverso la teoria dell’”esecutivo unitario”, Trump si è liberato dei controlli interni alla presidenza (come quelli del Dipartimento della Giustizia), disconoscendo allo stesso tempo i bilanciamenti esterni (da parte di agenzie indipendenti, come la Federal Reserve)”.

Ecco i punti chiave:

  • L’opposizione al trumpismo viene dal basso: l’opposizione più efficace a Trump non proviene da un partito nazionale (il Congresso è stato acquiescente) o dai giudici federali (che operano all’ombra di una Corte Suprema culturalmente vicina al progetto trumpiano), ma dagli Stati e dalle località.
  • Il processo di autocratizzazione: Trump ha perseguito una radicale “presidenzializzazione” del potere, liberandosi dei controlli interni (come quelli del Dipartimento di Giustizia) attraverso la teoria dell’“esecutivo unitario” e disconoscendo i bilanciamenti esterni (come la Federal Reserve).
  • Il ruolo del federalismo: le recenti elezioni statali e locali (del martedì precedente la pubblicazione) hanno visto l’affermazione di posizioni e candidati in netto contrasto con il progetto trumpiano, dimostrando che il federalismo ha mobilitato le forze anti-autocratiche, salvando l’intento dei Padri Fondatori (come James Madison).
  • Federalismo come pluralismo: il federalismo americano, istituzionalizzato dalla Costituzione del 1787, ha sempre bilanciato le spinte centralizzatrici. Non è né di destra né di sinistra, ma per sua natura pluralista. Questa caratteristica è data dal fatto che l’America è un’unione di Stati aggregati e differenziati.
  • La sfida di Trump al sistema partitico: il federalismo favorisce partiti intesi come federazioni di partiti statali e locali (storicamente, l’America ha avuto “cento partiti”, non due partiti nazionali come in Europa), dove i candidati vittoriosi in uno Stato (es. New York) hanno poco in comune con quelli di un altro (es. Arizona). Trump, personalizzando radicalmente la politica e sfidando tale pluralismo sistemico, sta mettendo in discussione questo sistema di partito, mentre i Democratici lo stanno difendendo.
  • 11 novembre 2025
  • Conclusione Istituzionale: Il federalismo agisce come il limite per ogni centralismo. Le recenti vittorie democratiche a livello statale e locale (come New York, Virginia, New Jersey) non hanno solo una valenza politica, ma istituzionale: hanno dimostrato che il sistema federale è ancora in grado di resistere alle spinte autocratiche, anche quando il centro è compromesso.

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