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Politica

Comizi e proclami, i leader non pensano al Paese

Alessandro De Angelis ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale chiede che si faccia avanti, se c’è, chi con coraggio temerario oserebbe definire politica il campionato elettorale iniziato in questa domenica di settembre, seguita minuto per minuto dai vari campi. A Roma gioca Giorgia Meloni e, già in modalità performante, annuncia a menti ardite e cuori audaci il divieto di burqa e il tetto per gli studenti stranieri a scuola, misura tra l’altro piuttosto difficile da attuare.

Scrive de Angelis: ”Sembra che si voti domani mattina quando invece, al più presto, sarà aprile o al più tardi settembre dell’anno prossimo. Ben sette mesi o un anno, non giorni o minuti. Per un cittadino normale, nella sua percezione del tempo, sette mesi o un anno sono un’eternità. In questo lasso di tempo possono succedere molte cose. Possono finire o aumentare le guerre, aggravarsi o risolversi le crisi, salire o scendere i prezzi della benzina. E la possibilità che accada il miglioramento o il peggioramento non dipende dalla Dea fortuna o dal destino cinico e baro, ma proprio dalla politica. Il suo compito sarebbe quello di utilizzare il tempo per creare le condizioni affinché un auspicio diventi realtà. Avere chiaro un orizzonte e, quantomeno, provarci”.

E prosegue: ”È la storia di una politica separata e autoreferenziale che affoga nella ricerca del consenso il bisogno di senso, proprio nel momento in cui andrebbe dato un altro senso a questa storia, tra venti di guerra, rischi di shock petrolifero, gasolio a 3 euro a litro quasi e inflazione galoppante. Potremmo stare qui a dilettarci nel dopo partita, per dire che a Giorgia Meloni stanno franando gli alleati, tra un Capitano che teme la deriva e l’altro che scivola sulle donne. Chissà cosa avrà pensato Marina Berlusconi sull’immaginario da anni Cinquanta evocato. Oppure dedicarci a quell’armata brancaleone del campo largo, che va “senza meta”, ma “dall’altra parte” rispetto al governo. O alle estreme che condizionano l’uno o l’altro schieramento””.

L’avvio precoce della campagna elettorale: il panorama politico italiano assiste all’avvio anticipato della competizione elettorale, con i leader dei principali partiti impegnati in comizi identitari (da Meloni a Roma a Salvini a Pontida, fino a Conte a Milano e Schlein a Parma), nonostante le elezioni siano previste tra sette mesi o un anno.

La percezione e il valore del tempo: esiste una profonda spaccatura tra il “tempo dei cittadini” e il “tempo della politica”. Mentre per i cittadini mesi o anni sono fondamentali per affrontare crisi, inflazione e scenari internazionali, la classe dirigente vive in un “eterno presente” schiacciato dall’immediato e dall’ansia di rielezione.

Autoreferenzialità e propaganda: le forze politiche — sia di maggioranza sia di opposizione — sono focalizzate sul consenso personale e sulle battaglie di fazione anziché sulla progettazione del futuro, finendo per sbandierare identità di parte anziché occuparsi del Paese.

Il distacco dalla realtà e il rischio astensione: in un contesto segnato da venti di guerra, incertezza economica e carovita, la politica appare separata dai reali bisogni dell’Italia. Il rischio concreto è un crescente disinteresse da parte dei cittadini e un aumento dell’astensionismo, di cui la stessa classe politica è responsabile.

21 settembre 2026