Proporzionale, addio collegi e premio di maggioranza. A quali partiti conviene cambiare la legge elettorale?
Adriana Logroscino ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui delinea i possibili cambiamenti alla legge elettorale e gli interessi dei vari partiti in gioco.
Scrive la Logroscino: ”Con l’abolizione dei collegi, cui è strettamente connesso, il premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato a chi supera il 40%) che «corregge» il proporzionale puro, conviene essenzialmente a FdI. «Chi vince governa, senza pareggi e conseguenti inciuci», dichiarano i meloniani. Ma non può sfuggire che nel ragionamento c’è un calcolo: i collegi sono più favorevoli all’attuale opposizione. Il centrodestra, infatti, al Nord li conquista raccogliendo un numero di voti decisamente maggiore rispetto a quelli che servono a un campo largo unito per vincerli al Sud. Questo si traduce in uno «spreco di consenso» ai fini dei seggi assegnati. Inoltre individuare candidati unitari per i collegi aiuta i partiti del Campo largo, la cui alleanza è meno cementata, a restare coesi”.
E prosegue: ”Contro il premio («abnorme», lamentano) sono tutte le opposizioni, senza distinzioni anche e proprio per l’impatto che avrebbe sui quorum per l’elezione di capo dello Stato e organi di garanzia. Anche in maggioranza c’è chi è favorito dai collegi: la Lega, radicata al Nord. Ma il premio potrebbe non essere funzionale nemmeno per FI, che in caso di pareggio potrebbe decidere di lasciarsi le mani libere e diventare così ago della bilancia. In generale poi i seggi assegnati attraverso il premio favoriscono i partiti più forti, in caso di vittoria, e sacrificano di più gli altri in caso di sconfitta. I collegi infine garantiscono rappresentanza ai piccoli: Iv e +Europa”.
Il vertice e la strategia del centrodestra
Il centrodestra punta ad accelerare sulla riforma elettorale attraverso un vertice tra i leader, ipotizzando anche concessioni alle opposizioni sull’entità del premio di maggioranza. L’obiettivo dichiarato è garantire la stabilità di governo (“chi vince governa”), ma dietro la proposta unitaria emergono calcoli diversi legati agli effetti che il sistema proporzionale con premio avrà sui singoli partiti.
Scrive ancora Logroscino: ”Reintrodurre le preferenze è, stando alle dichiarazioni, una battaglia di tutti. A intestarsela sono stati FDI e Nm, ma anche il Pd. Il partito della premier ha meno da perdere dalla loro reintroduzione: a forte trazione leaderistica, può scegliere con libertà i candidati, e — con le sue percentuali — può garantire ampio spazio favorendo la competizione tra aspiranti. Le preferenze sono sgradite a leadership meno salde come Lega, FI e lo stesso Pd, diviso tra potentissimi dirigenti, che già siedono in Parlamento, e amministratori che vogliono sfidarli sulla base del consenso”.
A chi conviene il proporzionale con premio?
- Fratelli d’Italia (FdI): è il partito più favorevole all’abolizione dei collegi uninominali e all’introduzione del premio (70 seggi alla Camera e 35 al Senato per chi supera il 40%). Il calcolo è che i collegi siano attualmente più favorevoli a un “Campo largo” unito, specialmente al Sud, mentre il centrodestra “spreca” voti vincendo con scarti ampi al Nord.
- Lega e Forza Italia (FI): presentano dubbi interni. La Lega è radicata nei collegi del Nord, mentre FI potrebbe preferire non avere un premio vincolante per mantenere un ruolo di “ago della bilancia” in caso di pareggio.
- Opposizioni: sono tutte contrarie al premio di maggioranza, giudicato “abnorme”, poiché potrebbe alterare i quorum per l’elezione del Capo dello Stato e degli organi di garanzia.
L’indicazione del candidato premier
La riforma prevede l’indicazione del premier contestualmente al deposito delle liste:
- Meloni: sostiene fortemente questa opzione per consolidare la leadership.
- Schlein (PD): ne sarebbe svantaggiata, poiché la costringerebbe a passare per le primarie anziché essere la candidata naturale in quanto leader del primo partito della coalizione.
- Conte (M5S): potrebbe trovarla favorevole per sfidare apertamente la leadership di Schlein.
- Alleati minori: temono che questa indicazione riduca ulteriormente il loro peso politico.
Preferenze e Soglie di Sbarramento
Preferenze: FdI e PD le sostengono a parole, ma per le leadership meno salde (Lega, FI e parte dello stesso PD) rappresentano un rischio di frammentazione interna. Una soluzione di compromesso potrebbe essere il blocco dei soli capilista.
Soglie: il mantenimento dello sbarramento al 3% è fondamentale per la sopravvivenza di partiti come Azione, mentre Noi Moderati punta al “ripescaggio” del miglior partito sotto soglia all’interno della coalizione.
11 maggio 2026





