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Arte e Cultura

Dostoevskij, Putin, Trump e Netanyahu …

Leggendo il capolavoro di Dostoevskij, ”L’idiota”, non ci si può non soffermare su una frase del grande scrittore russo: ”Siate logico, non c’è che dire: noto però per mio conto che dal diritto della forza si arriva al diritto delle tigri e dei coccodrilli“.

Si può e si deve fare un bel riferimento a quel che accade oggi con alcuni dei protagonisti delle vicende mondiali, ossia Putin e Trump? e Netanyahu. Che se ne può pensare? Il mondo non sta scivolando (o è già scivolato) nella barbarie?

Quella frase di Dostoevskij, pronunciata dal personaggio di Evgenij Pavlovic, coglie un punto cruciale che travalica l’Ottocento e descrive esattamente il rischio della pragmatica politica odierna: quando il diritto internazionale, la diplomazia e le regole condivise cedono il passo alla mera “ragione del più forte”, la società regredisce allo stato di natura.

I Protagonisti della Scena Mondiale

  • Vladimir Putin e l’uso smisurato della forza: l’invasione dell’Ucraina è la chiara manifestazione di chi sostituisce il diritto costituzionale e internazionale con la legge della giungla. La sovranità di uno Stato viene negata semplicemente perché si possiede la forza militare per provare a sottometterlo.
  • Donald Trump e il transazionalismo puro: il suo approccio “America First” e la svalutazione delle alleanze tradizionali (come la NATO) traducono la geopolitica in un arena dove vince chi ha più leve di pressione economica e strategica, ignorando la cornice istituzionale multilaterale.
  • Benjamin Netanyahu e la dottrina della risposta msodata: la gestione del conflitto a Gaza mostra come la logica della sicurezza personale e statale, spinta all’estremo, rischi di travolgere i principi elementari del diritto umanitario, giustificando la forza bruta come unico linguaggio intelligibile.

Siamo già scivolati nella barbarie?

Più che di una caduta improvvisa nella barbarie, si tratta di una graduale erosione delle norme universali. Il secondo dopoguerra aveva cercato di imbrigliare il “diritto delle tigri e dei coccodrilli” attraverso istituzioni come l’ONU e i trattati sui diritti umani. Oggi quelle sovrastrutture appaiono indebolite, paralizzate dai veti e dall’ostentata indifferenza dei potenti. Quando chi guida le nazioni legittima l’idea che “chi ha il potere fa le regole”, l’ordine sociale si sposta inevitabilmente verso l’arbitrio predatorio.

Dostoevskij ci ricorda che il pericolo maggiore non è solo la violenza in sé, ma la sua razionalizzazione: la logica impeccabile che giustifica la sopraffazione come qualcosa di inevitabile.

Riflettendo su questa parabola, le istituzioni internazionali odierne non sembra che abbiano ancora la forza per riformarsi, o siamo destinati a dover ricostruire un nuovo ordine globale solo dopo che questa “fase delle tigri” si sarà esaurita.

13 settembre 2026

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