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Curiosità

La lite sul condizionatore: è di destra o di sinistra?

Francesca Santolini ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale si chiede che, ora che siamo arrivati a settembre, stremati dall’estate più calda mai registrata in Europa occidentale, e forse non ci meritavamo il dibattito sull’aria condizionata: ma questa è di destra o di sinistra? Come si chiedeva il grande Giorgio Gaber in una delle sue splendidre canzoni. Finché vivevamo in un regime climatico in cui l’estate non era ancora l’inferno fatto di canicole e incendi, il condizionatore era tutto sommato un semplice elettrodomestico. Ma con temperature che hanno superato stabilmente i 40 gradi già da giugno, in città costruite per trattenere il calore, quel semplice elettrodomestico.

Scrive Santolini: ”I numeri, come sempre, aiutano a spiegare la questione. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, il caldo ha ucciso più di 200 mila europei in quattro anni. Duecentomila vite spazzate via da temperature che le nostre città, i nostri edifici e le nostre infrastrutture semplicemente non erano progettati per sopportare. Peggio ancora: siamo il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Eppure restiamo quello meno dotato di sistemi di climatizzazione”.

E prosegue: ”Negli Stati Uniti, quasi il 90 per cento delle abitazioni dispone di un sistema di raffrescamento, mentre in Germania solo il 6 per cento delle case ha un impianto fisso. Italia e Spagna hanno ormai superato il 50 per cento, mentre la Francia è al 24 per cento. «L’Europa non ha mai sviluppato una vera cultura del raffrescamento», spiega l’Agenzia internazionale dell’energia nel suo rapporto del 2026. E oggi ne sta pagando a caro prezzo le conseguenze”.

Per concludere: ”C’è poi una questione sociale che spesso viene rimossa. Il condizionatore e il suo costo contribuiscono ad accentuare le disuguaglianze, soprattutto per le persone più vulnerabili. Cosa fa quel 50 per cento degli italiani che non ce l’ha o che non può pagare i costi stellari delle bollette? Il diritto al fresco rischia di diventare un privilegio, proprio mentre il caldo diventa un rischio sempre più democraticamente distribuito”.

Il condizionatore come scontro politico e culturale: a seguito dell’estate più calda mai registrata in Europa occidentale, il condizionatore si è trasformato da semplice elettrodomestico a simbolo di una “guerra culturale” politicamente polarizzata:

La destra (es. AfD in Germania, Rassemblement National in Francia con il “grand plan” per l’aria condizionata, fino alle provocazioni di Elon Musk) lo difende come simbolo di libertà individuale contro l’ideologia climatica, opponendosi ai tagli energetici.

La sinistra (es. Jean-Luc Mélenchon) e il fronte ecologista lo vedono con scetticismo, considerandolo quasi una “colpa ambientale” da non diffondere ovunque indistintamente.

La situazione in Europa e l’impatto sanitario: l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo (l’OMS rileva oltre 200 mila morti legate al caldo negli ultimi quattro anni), ma resta indietro sull’uso della climatizzazione rispetto agli USA (dove ne dispone quasi il 90% delle abitazioni). In Europa, la Germania si attesta al 6%, la Francia al 24%, mentre Italia e Spagna superano il 50%.

Il paradosso ambientale e sociale:

Ambientale: l’aria condizionata è essenziale per tutelare la salute dal caldo estremo, ma al contempo contribuisce ad aggravare il problema generale emettendo gas serra e alimentando il fenomeno delle “isole di calore” urbane.

Sociale: i costi di acquisto e delle bollette creano disuguaglianze; il diritto al fresco rischia di diventare un privilegio riservato a chi può permetterselo, pur essendo il rischio del caldo distribuito su tutti.

La critica alla politica e il silenzio istituzionale: la polemica politica sull’aria condizionata rischia di essere un diversivo per distogliere l’attenzione dalle vere cause della crisi climatica (i combustibili fossili). L’autrice evidenzia il silenzio della premier Giorgia Meloni che, di fronte all’emergenza del caldo, non è intervenuta pubblicamente per collegare il fenomeno ai cambiamenti climatici e alla necessità di preparare le città e la sanità alle sfide future.

3 settembre 2026