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Economia

Francia e Olanda hanno ritirato le loro riserve auree da Fort Knox 1

La Francia ha ritirato le sue riserve auree dagli Stati Uniti. L”Olanda l’ha seguita a ruota. Cosa succede? Non si fidano più dei Trump? Sì, il segnale politico e geopolitico c’è, ma bisognerebbe evitare una conclusione troppo netta: Francia e Paesi Bassi non stanno dicendo semplicemente “non ci fidiamo più degli Stati Uniti”. Stanno facendo qualcosa di più prudente e, proprio per questo, forse più significativo: stanno riducendo la loro dipendenza dalla custodia americana di un bene strategico come l’oro.

La notizia dei Paesi Bassi è di queste ore. La banca centrale olandese ha spostato 86 tonnellate di oro da New York e Ottawa verso Londra tra marzo e agosto 2026. La quota custodita a New York è scesa dal 31,3% al 18,5%, mentre quella a Londra è salita dal 18,1% al 32,1%. La stessa DNB spiega ufficialmente la decisione con la necessità di essere più preparata alle crisi e di distribuire meglio il rischio geografico.

E c’è un particolare molto interessante: non tutto l’oro è stato fisicamente trasportato. Circa 59 tonnellate sono state vendute a New York e ricomprate a Londra; più di 27 tonnellate sono invece state fisicamente trasferite. Quindi si tratta anche di rendere l’oro più facilmente negoziabile in caso di emergenza.

E la Francia?

La Francia ha fatto un passo ancora più radicale: secondo il Financial Times, ha riportato fuori dalla Federal Reserve di New York tutto l’oro che vi aveva ancora depositato, circa 129 tonnellate, tra il 2025 e gennaio 2026.

Qui emerge la questione che lei pone: Trump c’entra?

Direi: indirettamente, sì.

Non risulta che né Parigi né Amsterdam abbiano accusato gli Stati Uniti di voler sequestrare il loro oro. Anzi, la banca centrale olandese presenta esplicitamente l’operazione come una misura di gestione del rischio e preparazione alle crisi.

Ma bisogna leggere il linguaggio delle banche centrali. Quando una banca centrale dice:

«aumento delle tensioni geopolitiche»

e contemporaneamente riduce la concentrazione dei propri beni strategici negli Stati Uniti, il messaggio è abbastanza chiaro: non vuole più dare per scontato che il quadro geopolitico rimarrà quello degli ultimi decenni.

E questo ha molto a che fare con Trump.

Il punto più importante

L’oro depositato a New York non è semplicemente “oro americano”.

La Federal Reserve Bank di New York custodisce oro per conto di governi stranieri e banche centrali. È una funzione che svolge da quasi un secolo e il suo caveau è considerato uno dei depositi più sicuri al mondo.

Quindi non c’è alcuna prova che Francia e Paesi Bassi temano materialmente un furto o un sequestro da parte degli americani.

Il problema è un altro: la fiducia politica.

Trump ha messo in discussione, in diversi modi, alcuni presupposti sui quali si fondava l’architettura economica occidentale: rapporto con gli alleati, politica commerciale, ruolo del dollaro, indipendenza della Federal Reserve, utilizzo della leva finanziaria americana.

E infatti non è soltanto l’oro a essere interessato. Recentemente alcuni banchieri centrali europei hanno espresso preoccupazione per la crescente imprevedibilità dei rapporti finanziari con Washington e per possibili interferenze politiche sulla Federal Reserve.

C’è però un paradosso

Ed è forse la cosa più interessante.

I Paesi Bassi hanno tolto oro dagli Stati Uniti… e lo hanno portato a Londra.

Quindi non stanno “abbandonando l’Occidente” e nemmeno stanno scegliendo Cina o Russia.

Stanno dicendo, piuttosto:

«Non vogliamo che una quota eccessiva delle nostre riserve strategiche dipenda da una sola giurisdizione.»

È una forma di diversificazione geopolitica.

E questo è molto diverso da una fuga dagli Stati Uniti.

Ma se questa tendenza continuasse?

Allora sì, diventerebbe una questione molto seria per Washington.

3 settembre 2026

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