Dall’analisi di Stefano Cingolani su Il Foglio, emergono diversi punti cruciali sulla strategia di John Elkann e sul futuro del suo impero finanziario, Exor.
Le sfide dell’industria tradizionale
L’articolo evidenzia che i settori industriali “storici” del gruppo, come l’automotive e i veicoli pesanti, stanno diventando una zavorra per il valore complessivo di Exor.
- Stellantis in crisi: La partecipazione in Stellantis, che nel portafoglio di Exor vale 3,2 miliardi di euro, ha subito un calo di 2,3 miliardi nel primo semestre del 2025. Nonostante l’amministratore delegato Antonio Filosa stia lavorando a nuovi piani, la strada verso la ripresa è ancora lunga.
- Cnh in difficoltà: Anche Cnh, il colosso dei macchinari agricoli, soffre a causa della riduzione della domanda, con un calo del fatturato del 20% nel 2024. In un momento di mercato sfavorevole, una sua vendita comporterebbe una perdita.
- Asset industriali in vendita: Per alleggerire il portafoglio, Exor ha ceduto asset come Iveco a Tata e Iveco Defence Vehicles a Leonardo. Questa strategia mira a liberarsi di attività a basso margine per concentrarsi su settori più redditizi.
La nuova direzione: valore e alta tecnologia
La strategia di Elkann, che l’articolo paragona a quella di suo zio Umberto, è sempre più focalizzata su investimenti in settori a forte crescita e alto valore, un modello simile a quello di LVMH. L’obiettivo è passare da una holding di produzione a una di “valore”.
- Disinvestimenti strategici: Oltre alla vendita di Iveco, Exor ha ceduto partecipazioni come PartnerRe, realizzando un guadagno significativo.
- Nuovi orizzonti: Exor sta puntando su sanità (non farmaceutica), lusso e alta tecnologia. Il modello di riferimento è l’investimento in Philips, trasformata da azienda di lampadine a leader nelle apparecchiature sanitarie.
- Investimenti e acquisizioni: Il direttore finanziario di Exor, Guido de Boer, ha annunciato la disponibilità a spendere un paio di miliardi di euro per acquisire una quota di riferimento (10-15%) in società europee o americane.
- Tecnologia e lusso: Elkann ha consolidato i legami con la Big Tech, entrando nel consiglio di amministrazione di Meta. Inoltre, l’articolo ipotizza un interesse per il gruppo Giorgio Armani, anche se per ora il “Re Giorgio” ha declinato le offerte.
Il futuro degli asset italiani e l’enigma di Elkann
L’articolo solleva dubbi sul legame di Elkann con l’Italia e sul futuro di alcune delle partecipazioni storiche nel Paese.
- Gedi in vendita: Il gruppo editoriale che controlla La Repubblica e La Stampa è sul mercato, con possibili acquirenti come la famiglia greca Kyriakou.
- Ferrari “gallina dalle uova d’oro”: L’unica eccezione positiva è Ferrari, che, pur non brillando in Formula 1, ha una valutazione che supera quella di Stellantis, CNH e altre partecipazioni messe insieme.
- Juventus e lo sport: L’articolo si interroga sul destino della Juventus, con il re delle stablecoin Paolo Ardoino interessato a diventarne socio. Il fatto che lo sport possa rientrare nella futura “conglomerata del buon vivere” potrebbe spiegare perché Elkann non se ne sia ancora disfatto, nonostante le difficoltà.
- Valore percepito vs. valore di mercato: Nonostante le partecipazioni di Exor abbiano un valore complessivo di quasi 34 miliardi di euro, la società capitalizza in borsa circa la metà (17,5 miliardi). Questa discrepanza è vista come un riflesso delle incertezze legate alla transizione da “vecchia” a “nuova” industria.
Nonostante le sfide, l’articolo conclude che Elkann, soprannominato “ingegnere”, è concentrato a ristrutturare e riposizionare l’impero per il futuro, passando da una logica di produzione a una di valore.
2. Fine




