Il Corriere Blog

Quotidiano online

Sostieni il Corriere Blog



Scienza & Tecnologia

Così l’Ai ci cambia la vita

Danilo Taino, sul Corriere della Sera, affronta il tema dei temi. Dal lavoro alle relazioni, l’intelligenza artificiale cambierà la nostra società e la politica deve incominciare a discuterne ora, non domani, perchè sarà troppo tardi. Il nuovo fenomeno. L’immigrazione sulla quale i governi si scontrano è destinata a essere superata da un’immigrazione ben più potente e pervasiva, l’«immigrazione AI».

Scrive Taino: ”Yuval Norah Harari, lo storico israeliano, ha immaginato questo caso per sostenere che l’immigrazione sulla quale i governi si scontrano e si rompono la testa è destinata in breve tempo a essere di gran lunga superata da un’immigrazione ben più potente e pervasiva, l’«immigrazione Ai».

E prosegue: ”Harari è massimamente preoccupato dagli sviluppi che l’intelligenza artificiale avrà sull’umanità, pensa che, se non si reagisce subito alla sua forza dirompente, tra un decennio ne saremo vittime. E in questo canale di pensiero mette in secondo piano la portata dei problemi creati dalle migrazioni fisiche qui e ora, sorvola sul destino di migliaia di migranti (si può sperare che sia l’Ai stessa a dare loro una prospettiva diversa). Ma coglie un vuoto disorientante nelle discussioni e nelle politiche dei governi: la mancanza di una conversazione seria e urgente su quella che probabilmente sarà una delle maggiori e più profonde trasformazioni affrontate dall’umanità, appunto l’espandersi dell’intelligenza artificiale a tutte le attività”.

Il concetto di «immigrazione AI»

Prendendo spunto da una riflessione dello storico Yuval Noah Harari, l’articolo evidenzia come il dibattito sui flussi migratori tradizionali rischi di essere presto superato dall’impatto ben più pervasivo dell’«immigrazione Ai».

L’intelligenza artificiale entra direttamente nei nostri strumenti e nella vita quotidiana (dalle relazioni con chatbot e “fidanzati AI” ai modelli di lavoro) senza bisogno di visti o confini fisici.

Le sfide e le paure della società

Le preoccupazioni legate all’AI ricalcano (e amplificano) quelle sull’immigrazione tradizionale:

Lavoro: potenziale perdita massiccia di posti di lavoro.

Cultura e valori: impatto sulle relazioni interpersonali, sulla verità (diffusione di deepfake e video falsi diffusi a macchia d’olio) e sulla privacy (sorveglianza di massa).

Lealtà politica: l’AI risponde a grandi corporation e potenzialmente a governi stranieri (USA e Cina), anziché ai singoli Stati nazionali.

Il ritardo della politica vs. l’attenzione dei cittadiniIncertezza dei governi: i politici faticano ad affrontare il tema, considerandolo complesso e poco proficuo sul piano elettorale immediato.

Stati Uniti: gli elettori americani si mostrano più avanti della politica, sollevando domande concrete (dai consumi idrici ed energetici dei data center alla regolamentazione dei chatbot relazionali).

Unione Europea: l’Ai Act europeo rappresenta un tentativo di regolamentazione, ma viene criticato sia per la troppa rigidità sia per la facilità con cui può essere aggirato, oltre a essere calato dall’alto senza un reale coinvolgimento dei cittadini.

Necessità di un dibattito democratico e urgente

Far finta di niente o rinviare le decisioni (“scalciare la lattina giù per la discesa”) è irresponsabile, dato che nel giro di pochissimi anni l’Ai rischia di sfuggire al controllo.

Non si tratta di bloccare l’innovazione — che offre straordinari vantaggi in ambiti come medicina, istruzione e trasporti —, ma di fare un enorme sforzo politico e democratico per definire limiti etici e sociali e preservare l’umanità nelle nostre vite.

30 agosto 2026