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Scienza & Tecnologia

L’Ai, una vera rivoluzione

Ciriaco Offeddu ha pubblicato su L’Unione Sarda un editoriale in cui sostiene che l’Intelligenza Artificiale rappresenti una rivoluzione storica ancora più profonda di quella industriale e digitale, e che Stati Uniti e Asia stiano investendo somme enormi per dominarla, mentre Europa e Italia restano drammaticamente indietro.

Offeddu parte dai dati citati da Federico Rampini e Alberto Mingardi: i grandi colossi tecnologici americani – Amazon, Google, Microsoft e Meta – hanno investito oltre 130 miliardi di dollari in un trimestre e prevedono altri 700 miliardi entro il 2026. Questo, secondo l’autore, dimostra che l’AI non è una moda passeggera né un semplice insieme di algoritmi, ma il motore della futura crescita economica mondiale.

Afferma Offeddu che nel Vecchio Continente: ”Noi invece siamo rimasti a una quarantina d’anni fa, all’epoca dei primi sistemi esperti, e non abbiamo capito né la tecnologia delle reti neurali e delle loro gerarchie, né le applicazioni che ne derivano. In termini, cioè, di risultati sulla produttività globale di una nazione. L’AI è una rivoluzione ben superiore alla rivoluzione digitale e alla rivoluzione industriale, e – come tutte le rivoluzioni, positive o negative a seconda del punto di vista – divide. Divide chi la cavalca da chi non la segue. Divide chi ne capisce le potenzialità e le sfrutta da chi la teme e la rifiuta. Divide il mondo di chi vuol crescere e far crescere da quello di chi vuole difendere il suo piccolo potere di quartiere, basato sull’ignoranza altrui”.

L’Europa viene descritta come marginale e impreparata: non ha compreso davvero le reti neurali né le loro applicazioni pratiche sulla produttività. Per Offeddu, il rischio principale non è tanto tecnologico quanto economico e culturale: chi saprà usare l’AI crescerà, mentre chi la teme o la rifiuta sarà escluso e impoverito.

L’autore evidenzia i benefici concreti dell’AI:

  • miglioramento della formazione e dell’apprendimento;
  • aumento dell’efficienza nella pubblica amministrazione, sanità, giustizia, trasporti ed energia;
  • maggiore creatività e innovazione;
  • riduzione degli sprechi e aumento della produttività generale.

Riconosce che esistano rischi, ma sostiene che vadano affrontati con più formazione e competenze, non opponendosi al progresso tecnologico. Critica inoltre la mentalità europea e italiana, accusata di vivere di assistenzialismo, debito pubblico e falsa sicurezza sociale invece di investire seriamente nel futuro.

Nella parte finale, Offeddu riprende una provocazione del Wall Street Journal: gli europei non si rendono conto di quanto siano relativamente poveri rispetto agli americani e agli svizzeri. Secondo lui, l’assenza di una strategia efficace sull’AI renderà questo divario sempre più grave e irreversibile.

La conclusione è fortemente pessimista verso l’Europa: troppo divisa, ideologica e incapace di una vera strategia comune, rischia di restare definitivamente ai margini della nuova rivoluzione tecnologica.

15 maggio 2026