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Esteri

America, la nostra illusione

Sabino Cassese ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale si chiede quando e perché l’Europa ha iniziato a coltivare il mito dell’America come maestra di democrazia e guida dell’Occidente. La risposta a questa domanda è più urgente ora, per il riaffacciarsi di guerre e di minacce di guerra e per la ripresa dell’espansione russa verso occidente, avviata già tra la fine del Seicento e il Settecento e culminata, in quella fase, nelle spartizioni della Polonia; una direttrice ripropostasi dopo la Seconda guerra mondiale.

Scrive Cassese: ”La storia comincia con il grande scrittore, politico e diplomatico François-René de Chateaubriand, che nel 1791, a 22 anni, va in America e poi in quattro libri racconta l’incanto della natura e della libertà di quel Paese. Quarant’anni dopo, un suo nipote acquisito, Alexis de Tocqueville a 26 anni, varca nuovamente l’Atlantico e in due libri magnifica eguaglianza, democrazia e libertà americane, facendone un esempio da imitare. Nel 1888 il giurista, storico e uomo politico inglese James Bryce viene attratto anch’egli dalle istituzioni americane, che studia e illustra, con un giudizio peraltro più equilibrato, in un altro libro divenuto famoso”.

E prosegue: ”L’America è stata vista per due secoli come un’anticipazione nell’avvenire dell’Europa o come un’immagine delle aspirazioni degli europei. Noi europei abbiamo visto nell’America quello che aspiravamo ad essere, tralasciando tanti altri aspetti della realtà americana, che l’attuale presidente ci sta aiutando a scoprire. Possiamo riconoscerci nel titolo di un libro di quel fine scrittore che era Emilio Cecchi, autore nel 1939 di «America amara», piuttosto che in quello di un altro libro, opera nel 1935 del giornalista e scrittore Mario Soldati, «America primo amore». Ora la storia d’amore è finita”.

Il mito dell’America come illusione europea

L’Europa ha a lungo coltivato il mito degli Stati Uniti come modello supremo di democrazia e guida dell’Occidente. Tuttavia, l’attuale contesto geopolitico — segnato dal ritorno delle guerre e dalle mire espansionistiche russe — rende urgente riesaminare in modo critico questo rapporto e capire come si sia strutturata questa “illusione”.

Come si è formato il mito

La percezione europea dell’America è stata profondamente influenzata da grandi figure intellettuali che, nel corso dei secoli, ne hanno magnificato le istituzioni:

  • François-René de Chateaubriand (1791) ha raccontato l’incanto della natura e della libertà americana.
  • Alexis de Tocqueville (anni ’30 dell’Ottocento) ha descritto l’America come un modello imitarne di eguaglianza e democrazia.
  • James Bryce (1888) ne ha analizzato le istituzioni con un approccio più equilibrato.
  • La cultura e la letteratura del Novecento (dalle traduzioni di Cesare Pavese fino al resoconto di viaggio di Simone de Beauvoir) hanno ulteriormente alimentato questo ideale.

Gli aspetti rimasti in ombra

Nel costruire questo mito, gli europei hanno sistematicamente sottovalutato i momenti critici e le svolte autoritarie della storia statunitense:

  • La persistenza della schiavitù fino al 1865 e le violente deportazioni delle popolazioni native sotto la presidenza Jackson.
  • L’isolazionismo (Dottrina Monroe) e le profonde spaccature e il sangue della Guerra di Secessione.
  • L’anomalia politica della quadruplice elezione di F.D. Roosevelt e le persecuzioni ideologiche del maccartismo negli anni ’50.
  • Le recenti fratture interne all’Occidente provocate dalle scelte americane (come la guerra in Iraq).
  • Le stesse critiche interne degli studiosi americani (dalla “presidenza imperiale” denunciata da Schlesinger jr. alle analisi di Putnam sulla crisi del tessuto sociale).

Queste omissioni storiche sono state spesso compensate solo dal ruolo salvifico degli USA nelle due guerre mondiali, dal Piano Marshall e dalla protezione militare fornita all’Europa.

Conclusione: la fine della “storia d’amore”

Per oltre due secoli l’Europa ha proiettato negli Stati Uniti un’immagine ideale delle proprie aspirazioni. Oggi la realtà e l’attuale leadership americana costringono gli europei a fare i conti con un’immagine ben diversa: non più il fascino di “America primo amore” (Mario Soldati, 1935), ma la disillusione di “America amara” (Emilio Cecchi, 1939). La secolare storia d’amore si è conclusa.

30 agosto 2026