Nell’editoriale “Quei danni delle élite ignoranti”, il prof. Angelo Panebianco, sulle pagine del Corriere della Sera, sostiene che l’ignoranza e la superficialità non siano un problema soltanto della gente comune o dei social network, ma anche — e soprattutto — di alcune élite che occupano posizioni di grande influenza pubblica. La loro ignoranza può essere più dannosa perché, grazie alla loro autorevolezza, riesce a condizionare l’opinione pubblica.
Scrive Panebianco: ”Ci si lamenta continuamente dell’ignoranza e della superficialità, unite a eccessi di aggressività e, spesso, di volgarità (che sono le compagne dell’ignoranza e della superficialità) che caratterizzerebbero i nostri tempi, che avrebbero ormai irrimediabilmente infettato la nostra vita pubblica. Di volta in volta, se ne attribuiscono le responsabilità ai social, alle carenze del nostro sistema di istruzione, al sistema della comunicazione, eccetera. Ma, per lo più, ci si dimentica di ricordare il ruolo delle élite, di come certe componenti di tali élite contribuiscano a infantilire i nostri dibattiti pubblici e ad amplificare quei difetti di cui ci si lamenta. Ci si dimentica del fatto che è fin troppo facile prendersela con l’ignoranza dell’uomo comune. L’ignoranza delle élite, l’ignoranza che in certi casi esibiscono persone che vengono qualificate come appartenenti alle élite, è probabilmente molto più tossica e causa danni maggiori”.
E prosegue: ”Quando è dell’ignoranza delle élite che ci si occupa occorre considerare che ne esistono due principali tipi o sottotipi. Il primo ha a che fare con un fenomeno banale, banalissimo. Il secondo sottotipo banale non è. Ed è anche quello che forse esercita, sull’opinione pubblica, le influenze più negative. Il primo sottotipo riguarda l’ignoranza di personaggi pubblici vari che hanno il problema di lisciare il pelo ai loro followers. Sono quelli che devono «schierarsi» in favore di qualsiasi nobile causa o presunta tale. Senza avere minimamente approfondito (studiando, documentandosi) l’argomento. Non conosco personalmente Francesco de Gregori anche se ne apprezzo le canzoni. Ho sempre pensato che fosse una persona intelligente. Le sue dichiarazioni di qualche tempo fa sul fatto di non ritenere suo dovere schierarsi su questo o su quell’argomento ne sono una conferma. Tutti quelli che «io sono un artista e dunque non posso non schierarmi» lo fanno, per lo più, per calcolo («piace al mio pubblico»). Alcuni lo fanno forse per empatia, per affinità culturale con il loro pubblico o, semplicemente, per conformismo. O per una combinazione di questi motivi. Sarebbe fiato sprecato dire loro: «Vuoi schierarti? Benissimo, fallo. Ma, prima, studia a fondo l’argomento».
Per concludere: ”Tutti, ovviamente, in una democrazia, hanno il diritto di dire la loro su qualunque argomento di interesse pubblico. Ma da chi pretende, per la posizione che occupa, di influenzare l’opinione pubblica, è lecito attendersi sobrietà. Oltre che conoscenze adeguate su ciò di cui parla. È lecito attendersi che egli coltivi il dubbio, che sappia trasmettere a quelli che non dispongono degli strumenti culturali di cui egli dispone il senso della complessità dei problemi pubblici (di tutti i problemi pubblici). L’opinione pubblica ha diritto di non essere ingannata. La inganna chi pretende di venderle ricette semplici su cose complicatissime. C’è un modo infallibile per identificare l’ignorante (quale che sia il suo livello di istruzione o la posizione che occupa). È colui che non ha dubbi, non usa mai formule dubitative, esibisce solo certezze”.
Panebianco distingue due forme di ignoranza delle élite. La prima riguarda personaggi pubblici che prendono posizione su qualsiasi tema per compiacere i propri seguaci, per conformismo o per interesse personale, senza essersi realmente documentati. La seconda, più grave, riguarda persone realmente colte e competenti in un determinato settore che, proprio grazie alla propria autorevolezza, si sentono autorizzate a esprimere certezze assolute anche su argomenti che non conoscono. Paradossalmente, quando escono dal loro campo di competenza, perdono quel senso della complessità e del dubbio che invece caratterizza il loro lavoro specialistico.
Secondo l’autore, questo fenomeno ha conseguenze negative sulla qualità del dibattito democratico. L’ignoranza delle élite, amplificata dai moderni mezzi di comunicazione, può rafforzare la superficialità e la polarizzazione dell’opinione pubblica, inducendo le persone a credere che problemi complessi possano essere risolti con formule semplici e certezze assolute.
Per Panebianco, chi occupa una posizione di prestigio e vuole influenzare il pubblico dovrebbe quindi avere sobrietà, preparazione e consapevolezza dei propri limiti. Non deve rinunciare a esprimersi, ma dovrebbe coltivare il dubbio e spiegare la complessità dei problemi invece di semplificarli artificiosamente. La conclusione è netta: il vero ignorante, indipendentemente dal livello di istruzione o dal ruolo sociale, è colui che non manifesta mai dubbi e parla soltanto attraverso certezze.
24 agosto 2026





