Roberto Gressi ha scritto un edtoriale sul Corriere della Sera in cui sostiene (a ragione) che forse non si è mai vista una campagna elettorale così anticipata e confusa. E sì che il nostro Paese ne ha conosciuti di scontri epocali: l’ideologia, la violenza, il terrorismo. Ma l’affanno, l’improvvisazione, la confusione appunto, con la quale si è avviata una sfida destinata a durare più di un anno, perché è lunghissimo il tempo che ci separa dal voto, ha davvero pochi precedenti.
Ammette Gressi che qualche ragione la maggioranza ce l’ha: ”Non c’è dubbio. Fino a pochi mesi fa, prima dell’assalto di Roberto Vannacci e della sconfitta al referendum, la coalizione guidata da Giorgia Meloni pareva destinata a durare ben più di una legislatura. Stessa fibrillazione nel Campo largo, che con la tecnica del «tutti dentro» è forse in grado di competere per il governo. Ma più passa il tempo più le divisioni, soprattutto sulla politica estera, lo logorano. E non è certo che, chi perderà la sfida per la leadership, sia davvero disposto a mettersi al servizio del vincente. Insomma, la sensazione è che l’Italia della politica si stia avvitando su se stessa, tutta concentrata sull’ansia e il timore della sfida elettorale”.
E continua: ”La legislatura finisce a settembre del 2027, sinceramente non è credibile che i partiti pensino che si possa andare avanti così per 13 interminabili mesi. Anche perché, se ci fosse la volontà, ci sarebbe modo e tempo per mettere mano a riforme utili. I cittadini, e gli elettori, si preoccupano per le guerre, per il lavoro, per la sanità, i problemi sociali, le bollette, la benzina, la sicurezza, l’immigrazione. Il centrodestra e il centrosinistra lo sanno bene, ma sembrano voler subordinare tutto, già da ora, alla ricerca del consenso”.
Per concludere: ”La sicurezza è un bene prezioso, un bisogno comune, da coltivare e far crescere con cura. E invece diventa terreno di battaglia feroce, e la contraddizione è evidente. In Val di Susa una banda di criminali mascherati assalta e ferisce. Dal Pd si stenta ad avere mezza parola di condanna, nell’illusione che un vago collateralismo porti mezzo voto. La maggioranza pensa a un’ipotesi di reato di associazione per delinquere. Legittimo discuterne, ma l’Italia è una delle patrie del diritto. Si può mai pensare di disegnare un codice penale che cambia dopo ogni fatto di cronaca? Non varrebbe la pena lasciarsi uno spazio di riflessione? Vale anche per la punibilità a 14 anni, o per la Grazia vista come un quarto grado di giudizio. Altrimenti l’impressione, a destra come a sinistra, è che si faccia solo della propaganda”.
L’autore sostiene che la politica italiana sia entrata con troppo anticipo in una lunga campagna elettorale, caratterizzata da confusione, scontri e propaganda, nonostante le elezioni siano ancora lontane. Sia la maggioranza guidata da Giorgia Meloni sia l’opposizione del cosiddetto Campo largo appaiono concentrate soprattutto sulla competizione elettorale e sulle rispettive tensioni interne, più che sui problemi concreti del Paese.
Gressi richiama gli appelli del Presidente della Repubblica, che invita al rispetto reciproco e a non lasciare che il confronto politico distolga l’attenzione dalle reali esigenze dei cittadini. Secondo l’autore, questi richiami vengono ascoltati solo formalmente, mentre nella pratica continuano insulti, polemiche e scontri, spesso amplificati dai social media per ottenere consenso.
L’editoriale critica inoltre la tendenza a trasformare temi delicati, come la sicurezza e la giustizia, in strumenti di propaganda: da un lato l’opposizione fatica a condannare con decisione episodi di violenza per timore di perdere consenso; dall’altro la maggioranza propone modifiche legislative sull’onda dell’emotività dei fatti di cronaca, anziché attraverso una riflessione ponderata.
In conclusione, Gressi osserva che mancano ancora molti mesi alla fine della legislatura e che ci sarebbe il tempo per realizzare riforme utili su questioni che preoccupano davvero i cittadini — lavoro, sanità, sicurezza, immigrazione, costo della vita e guerre. Tuttavia, prevale la ricerca del consenso elettorale, alimentata anche dal dibattito sulla futura legge elettorale, con il rischio che l’interesse politico continui a prevalere sull’interesse del Paese.
1 agosto 2026





