Angelo Panebianco ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale nel quale sostiene che il diritto internazionale ha perso effettività. Significa che la o le potenze che ne erano garanti hanno smesso di svolgere tale funzione. Non c’è diritto senza una forza che lo sorregga. Stessa cosa vale nel caso della diplomazia. L’idea che l’attività diplomatica in presenza di guerre, della competizione di potenza con tutte le sue durezze, sia soltanto una faccenda di buona volontà ove vince chi ha le maggiori capacità persuasive è manifestamente falsa.
Scrive Panebianco: ”Consideriamo due affermazioni continuamente ripetute. La prima: «viviamo in un mondo in cui la forza ha sostituito il diritto». La seconda: «La diplomazia è al servizio della pace, la forza è lo strumento della guerra». Che cosa hanno in comune queste affermazioni? Hanno in comune l’idea che forza e diritto, forza e diplomazia siano fra loro incompatibili; talché se c’è l’una (la forza) non ci possono essere né diritto né diplomazia. È fin troppo facile dimostrare l’inconsistenza di queste affermazioni. Non c’è diritto che abbia una qualche effettività (che non si riduca, cioè, a un insieme di gride manzoniane) se non c’è un apparato della forza che lo sostenga e ne garantisca l’applicazione. Ciò vale all’interno degli Stati ove il diritto vigente necessita del sostegno della capacità coercitiva dello Stato. E vale nei rapporti interstatali ove il diritto internazionale, per avere una qualche effettività, richiede la presenza di grandi potenze che abbiano interesse a mantenerlo in vigore e che minaccino l’uso della forza a questo scopo”.
E prosegue: ”È insostenibile l’idea che chi ricorre alla diplomazia possa svolgere con pieno successo tale attività senza disporre di una forza propria. Chi tratta può essere preso sul serio dall’interlocutore solo se dispone di una forza che egli giudica pari alla sua o comunque tale da doverne tenere conto. Indovinate perché l’Europa, nelle principali crisi del momento, non disponga di una effettiva capacità diplomatica da mettere in campo. La sua debolezza militare non ne è forse la causa principale?”.
E infine: ”C’è da chiedersi soprattutto perché tali idee infondate («diritto e diplomazia possono prescindere dalla forza, anzi la forza ne è l’antitesi, la negazione») siano così popolari nel nostro Paese. Le ragioni sono molte ma una sembra valere più di tutte le altre. È la confusione che molti fanno (la fanno fin dai tempi dell’unificazione del Paese) fra il sacro e il profano. Roma è la capitale d’Italia ma è anche la sede del Papato. L’autorità morale del Papa non ha alcun bisogno delle «divisioni» di staliniana memoria per parlare ai cuori dei credenti e per smuovere le coscienze. Lo Stato è un’altra cosa. Non ha neppure l’ombra di quella autorità morale. Chi governa uno Stato non può essere un profeta disarmato. Il Papato può e deve prescindere dalle «divisioni», gli Stati no. Uno Stato può essere retto da un regime democratico o da un regime autoritario. Ma in nessun caso può privarsi della forza. Uno Stato disarmato è, semplicemente, una contraddizione in termini.”
1. La tesi principale: l’illusione dell’incompatibilità
L’autore contesta l’idea diffusa secondo cui la forza sia l’antitesi o la negazione del diritto e della diplomazia. Secondo Panebianco, questa contrapposizione è logicamente e storicamente inconsistente: non possono esistere né un diritto effettivo né una diplomazia efficace in assenza di un adeguato apparato di forza.
- Forza e diritto: sia a livello statale sia nel diritto internazionale, le norme diventano pure illusioni (o «gride manzoniane») se manca la capacità coercitiva o l’interesse di grandi potenze pronte a farle rispettare con la minaccia della forza.
- Forza e diplomazia: un’attività diplomatica non si regge solo sulla buona volontà o sulla persuasione; chi tratta ha successo unicamente se l’interlocutore ne rispetta la forza. L’autore individua proprio nella debolezza militare dell’Europa la causa principale della sua irrilevanza nelle grandi crisi internazionali.
2. Le radici dell’errore: analisi realista vs neo-illuminista
Spiegare perché circolino idee così infondate richiede di scegliere tra due approcci:
- Interpretazione neo-illuminista: vede alla base di questi ragionamenti un semplice deficit di cultura politica o di conoscenze.
- Interpretazione realista (sposata dall’autore): ritiene che queste idee infondate servano a legittimare specifici orientamenti e interessi politici nel dibattito pubblico.
3. La peculiarità italiana: la confusione tra “Sacro e Profano”
In Italia l’idea del disarmo e del rifiuto della forza è particolarmente popolare per via di una storica sovrapposizione tra la sfera religiosa e quella statale:
- Il Papato (Sacro): Ha un’autorità morale che parla alle coscienze e non necessita dell’uso delle armi o di apparati coercitivi.
- Lo Stato (Profano): Non possiede un’autorità di natura morale e non può essere retto da «profeti disarmati». Uno Stato privo di forza è una contraddizione in termini, indispensabile per garantirne l’autonomia (sia a livello nazionale, sia in un’eventuale futura federazione europea).
4. Le implicazioni politiche e geostrategiche attuali
Oggi, demonizzare l’uso o il possesso della forza e invocare il disarmo non è una posizione neutrale, ma risponde a precisi calcoli e orientamenti ideologici:
Coincide con la richiesta di appeasement nei confronti della Russia e con gli interessi economici di chi mira a riprendere i rapporti d’affari con Mosca.
Intercetta settori dell’opinione pubblica orientati alla simpatia per l’autoritarismo di Putin o guidati dal pragmatismo del “Franza o Spagna”.
Trova sponda politica soprattutto nelle posizioni collocate alla sinistra del Partito Democratico o alla destra della destra di governo.
15 agosto 2026





