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Editoriali

Brutte tentazioni (a Parigi) per paura di Marine Le Pen

Federico Fubini ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui che analizza l’attuale clima politico italiano intorno alla riforma della separazione delle carriere e al relativo referendum.


Il richiamo di Mattarella e la “logica belluina”

L’articolo si apre con un parallelismo storico sulle nomine BCE per sottolineare quanto sia pericoloso piegare le istituzioni a logiche puramente politiche. Fubini interpreta l’intervento del Presidente Mattarella come un’ammonizione necessaria in una partita che ha preso una deriva troppo violenta.Il “fallo” di Nordio: il ministro della Giustizia è criticato per aver assunto un atteggiamento punitivo verso la magistratura, dimenticando il suo ruolo di rappresentante dell’esecutivo

La reazione dei magistrati: figure come Nicola Gratteri e Nino Di Matteo vengono richiamate per aver abbandonato la razionalità politica a favore di una “antropologia del voto” (l’idea che solo le “persone perbene” votino in un certo modo).

Ma ciò non toglie un briciolo di responsabilità al ministro. I due citati sono singoli magistrati che sbagliano, ma lui non è più l’ex magistrato che vuole raddrizzare i colleghi che sbagliano: è il rappresentante del potere esecutivo, e dovrebbe sapere che il sospetto più grande che gravita sulla riforma è proprio quello di un intento punitivo del potere politico sulla magistratura”.

E continua: ‘

Nicola Gratteri, capo della Procura più grande d’Europa. Il quale si era spinto a dire che indagati, imputati e massonerie deviate votano Sì, mentre le persone perbene No. Poi ha precisato che si riferiva solo alla Calabria e che, bontà sua, non intendeva dire che tutti quelli che votano Sì sono delinquenti”.

Aggiunge: ”Per vivere, la democrazia ha bisogno di cittadini attivi e partecipi. Ingannarli, provare ad arruolarli, mobilitarli per farli marciare a occhi chiusi sotto le proprie bandiere, pretendere che la Costituzione appartenga alla sinistra o il Futuro alla destra; ecco, questo stile fazioso e falso può piuttosto tenere a casa il giorno del voto la maggioranza (silenziosa) che non l’accetta. In ogni caso equivale ad allontanarla da un dibattito libero e informato. Senza il quale, alla lunga, la democrazia muore”.

La deformazione del dibattito

Fubini lamenta la perdita di un’occasione di confronto civile sulla civiltà giuridica italiana. Il dibattito è attualmente inquinato da:

  • Reductio ad Hitlerum: la tendenza a demonizzare l’avversario dipingendo ogni riforma come il “male assoluto” o un ritorno al fascismo.
  • Ipocrisia politica: viene citato l’esempio di Giuseppe Conte, che accusa la riforma di ricalcare il “Piano Gelli”, pur avendo sostenuto in passato riforme (come il taglio dei parlamentari) che facevano parte dello stesso piano.
  • Uso strumentale dei social: Una comunicazione aggressiva che punta a mobilitare le “tifoserie” piuttosto che informare i cittadini.

Il merito della riforma

L’autore invita a tornare al contenuto tecnico e storico della proposta:

  1. Le radici: la separazione delle carriere è un tema che risale all’Assemblea Costituente e al pensiero liberale.
  2. L’obiettivo: dare piena attuazione all’Articolo 111 della Costituzione sul “giusto processo”, garantendo un giudice terzo e imparziale tra accusa e difesa.
  3. Le criticità reali: questioni come il sorteggio per il CSM possono essere viste come punitive, ma vanno discusse nel merito, non con slogan ideologici.

In sintesi: Fubini avverte che lo stile fazioso e l’inganno verso gli elettori non fanno altro che alimentare l’astensionismo. Se il dibattito non torna a essere libero e informato, il rischio è che a perdere sia la tenuta stessa della democrazia.

19 febbraio 2026