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Economia

La macroeconomia dopo l’Ai: quali sono i due errori da evitare

Il prof. Leonardo Becchetti ha pubblicato un editoriale su Il Sole 24 Ore nel quale sostiene che l ‘impatto dell’Intelligenza Artificiale (Ai) sull’economia non è univoco né scontato, ma dipende da quale dinamica prevarrà tra due scenari differenti.

Scrive Becchetti: ”Un consulente può lavorare le stesse ore e fornire analisi più complete assistite dall’Ai. In questo caso il lavoratore non scompare ma aumenta il valore incorporato nel servizio. È ciò che è accaduto con i computer. Un computer acquistato oggi per circa mille euro offre servizi incomparabilmente superiori a quelli di una macchina dello stesso prezzo trentacinque anni fa, poco più di una macchina da scrivere evoluta. Il prezzo nominale può essere simile, ma quello per unità di calcolo, memoria e connessione è crollato. Con una stessa ora di lavoro al computer si offrono servizi immensamente più evoluti oggi rispetto a trentacinque anni fa”.

E prosegue: ”La macroeconomia post-Ai deve evitare due errori: pensare che ogni aumento di produttività distrugga lavoro, oppure credere che ogni innovazione richieda più moneta. Dovremo pertanto chiederci se l’Ai sta principalmente sostituendo lavoro e reddito, oppure sta migliorando la qualità dei servizi. Nella prevalenza del primo caso può emergere un problema keynesiano di domanda. Nel secondo, il problema è misurare una crescita reale che rischia di restare nascosta”.

1. I due scenari dell’impatto dell’IA

  • Automazione quantitativa (sostituzione del lavoro): l’Ai permette di produrre gli stessi beni/servizi con meno ore di lavoro. Se la produttività cresce più velocemente della domanda, si rischia una riduzione dell’occupazione e una concentrazione dei guadagni in poche imprese e proprietari di capitale. In questo caso si genera un problema keynesiano di domanda: la capacità produttiva aumenta, ma le famiglie non hanno il reddito sufficiente per acquistare la produzione.
  • Aumento della qualità (deflazione qualitativa): l’Ai aumenta il valore e la qualità delle prestazioni (es. medici con diagnosi più accurate, consulenti o insegnanti più efficaci) senza ridurre l’occupazione. I lavoratori mantengono il posto e i consumatori ottengono servizi migliori allo stesso prezzo. In questo scenario non c’è un problema di domanda, ma di misurazione: la crescita reale della qualità sfugge alle tradizionali statistiche sul PIL e sull’inflazione.

2. Perché l’IA potrebbe essere diversa dalle tecnologie del passato

In passato la tecnologia ha provocato aggiustamenti dolorosi ma temporanei: l’aumento del potere d’acquisto e la nascita di nuovi beni e professioni hanno riassorbito i lavoratori. L’IA, tuttavia, potrebbe interrompere questo meccanismo automatico per tre motivi:

  1. Colpisce contemporaneamente molteplici attività cognitive e professionali.
  2. Si diffonde con la velocità del software.
  3. Rischia di concentrare le rendite e il potere economico in pochissime piattaforme, generando forte insoddisfazione sociale e possibili scossoni politici.

3. Le risposte di politica economica e monetaria

L’adozione di politiche monetarie espansive non deve essere automatica:

  • Politica monetaria espansiva: Va attivata solo se l’IA crea disoccupazione effettiva, la domanda ristagna, i lavoratori non vengono riassorbiti e l’inflazione rimane sotto il target.
  • Politica fiscale e strutturale: Se il nodo principale è la concentrazione della ricchezza, gli strumenti più efficaci sono la fiscalità progressiva, la partecipazione dei lavoratori agli utili, la formazione/ricollocamento e la proprietà diffusa del capitale tecnologico.

Conclusione: I due errori da evitare

La macroeconomia nell’era dell’Ai deve evitare di:

Credere che ogni aumento di produttività distrugga inevitabilmente il lavoro (ignorando l’effetto di miglioramento qualitativo dei servizi).

Pensare che ogni innovazione tecnologica richieda nuova moneta (senza aver prima verificato se c’è un reale problema di disoccupazione e contrazione della domanda).

9 agosto 2026