Gian Antonio Stella ha pubblicato un editoriale sul Corriere della Sera in cui affronta il ”caldissimo” argomento dell’aumento delle temperature: servirebbero delle scelte coraggiose, ma questo governo sembra pensare ad altro. Magari alla nuova legge elettorale che, tanto, scalda il cuore degli italiani! Non si può continuamente rincorrere le emergenze e, invece, ci risiamo
Stella affronta l’urgenza del cambiamento climatico in Italia, criticando la tendenza della politica e della società a trattare gli eventi climatici estremi come “emergenze” improvvise anziché come un fenomeno strutturale che richiede una pianificazione a lungo termine.
Stella scrive, riferendosi a delle stupide frasi di Matteo Salvini quand’era al Viminale: ”«Qui Ministero dell’interno, contro il caldo africano non posso purtroppo fare nulla! Come va da voi?» Sono passati pochi anni da quel 2 agosto 2018 in cui Matteo Salvini in un meriggio d’afa fece lo spiritoso su Twitter. Altro governo, altri alleati, altro clima. Il guaio è che da allora, in soli otto anni, il caldo si è fatto ancor più soffocante. E l’impennata di bollini rossi (+ 50%) è schizzata fino a 27 città su 27. Che il governo «non possa purtroppo fare nulla», poi, non è vero. Certo, non sui tempi brevi. L’andazzo, dicono gli scienziati, è quello. A partire dalla temperatura dei mari in cui l’Italia è immersa: il 7 agosto 2016 la temperatura media superficiale era attorno a 25,5–26°, oggi sui 28° «con vaste zone di Tirreno e Ionio a 28–30°» e punte a 33°. E non c’è bacchetta magica per rovesciare il trend. Ma o il problema viene preso di petto o sarà sempre peggio. Prima si parte meglio è. Ed è questa, probabilmente, la consapevolezza che manca”.
E prosegue: ”Confidiamo nella buona sorte? Come ricorda Giulio Boccaletti, Direttore del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, docente ad Oxford e autore di Siccità. Un paese alla frontiera del clima (Mondadori), «non è che gli indiani assistano sbalorditi all’arrivo del monsone annuale come se non se l’aspettassero. E così i giapponesi all’arrivo dei tifoni non gridano «Oddio è un’emergenza». Sanno che arrivano. E si attrezzano come meglio possono ad affrontare il problema. Il paese si ferma, la gente smette di prendere treni ad alta velocità, a volte si spostano 8 milioni di persone, fanno casse di espansione… Sanno che non c’è argine che possa salvarti dalla quantità d’acqua che scende quando c’è un tifone. Non si fasciano la testa: affrontano la cosa nel modo più dinamico possibile. Sapendo che ogni volta può essere diversa».
E ancora: ”«Solo in Veneto abbiamo 7.000 chilometri di fiumi naturali e 20 mila e rotti chilometri di canalizzazioni artificiali. È un mondo che per secoli ha funzionato a meraviglia. Qual è il problema? Che per secoli l’obiettivo era portare l’acqua al mare nel modo più svelto possibile, a costo di raddrizzare i fiumi come è stato più volte fatto cui il Piave o il Brenta. Adesso no. Adesso, con il grande serbatoio delle nevi di un tempo e dei ghiacciai che drammaticamente non ci sono più, vorremmo poter trattenere l’acqua con le golene e gli altri spazi di un tempo ma il territorio è stato occupato all’inverosimile. Quindi…».
1. L’aggravarsi delle temperature e il riscaldamento dei mari
- Inerzia politica: rievocando le battute ironiche di Matteo Salvini nel 2018 sull’incapacità del Ministero dell’Interno di fermare il caldo africano, Stella sottolinea come l’atteggiamento politico sia rimasto inerte. In soli otto anni la situazione è peggiorata radicalmente, con le città in “bollino rosso” aumentate del 50%.
- Mari sempre più caldi: la temperatura media superficiale dei mari italiani è passata da 25,5–26°C nel 2016 agli attuali 28°C, con picchi fino a 30-33°C nel Tirreno e nello Ionio. Questo calore accumulato crea una “coperta” sull’atmosfera, accelerando lo scioglimento dei ghiacciai (es. la Marmolada) e alimentando l’innalzamento dei mari.
2. I danni materiali e le teorie negazioniste
- Impatti su agricoltura e idrografia: l’ondata di calore porta con sé una gravissima siccità (con danni stimati oltre i 2 miliardi di euro nel solo Piemonte) e la risalita del cuneo salino lungo i fiumi come il Po.
- Scienza contro negazionismo: Stella respinge le tesi dei riduzionisti del clima (richiamando affermazioni come quelle di Roberto Vannacci sulle “conchiglie sulle Dolomiti”): se in passato i mutamenti avvenivano nell’arco di millenni, oggi l’origine antropica causa stravolgimenti nel giro di pochi decenni.
- Aumento delle calamità: i dati storici parlano chiaro: le frane in Italia sono passate da 162 nella seconda metà dell’Ottocento a oltre 2.200 dal 1950 a oggi, con un aumento vertiginoso delle vittime (oltre 4.100). L’enorme cappa di calore estiva si trasformerà inevitabilmente in precipitazioni estreme al primo arrivo del freddo.
3. Cambiare approccio: dalla rassegnazione alla gestione dinamica
- Imparare da altri Paesi: citando Giulio Boccaletti (Direttore del CMCC), Stella nota come Paesi come l’India o il Giappone non trattino monsoni e tifoni come eventi imprevisti o “emergenze”, ma si organizzino preventivamente con infrastrutture, casse di espansione e protocolli dinamici.
- Infrastrutture obsolete: la rete e la gestione idrica italiana sono state progettate per un clima stabile che non esiste più. Continuare con la frammentazione burocratica di autorità e organi diversi impedisce interventi operativi ed efficaci.
- Il paradosso del territorio occupato: come illustrato anche dal progetto culturale di Marco Paolini sui fiumi, per secoli l’obiettivo è stato canalizzare e rettificare i fiumi per spingere l’acqua a mare il più in fretta possibile. Oggi, senza più le riserve naturali dei ghiacciai, servirebbero golene e bacini per trattenere l’acqua, ma il territorio è stato ormai cementificato e occupato.
Conclusione e messaggio chiave
L’editoriale si chiude con un monito amaro: non ci si può più affidare ad accorgimenti tecnici del passato né sperare nella sola solidarietà post-disastro. Di fronte a minacce ormai costanti (come il ciclone mediterraneo Harry), serve una netta svolta culturale e politica. Tuttavia, Stella nota con rammarico come il tema non appassioni la politica, destinata a dimenticarsi del problema non appena passata l’ondata di caldo, fino alla prossima imminente emergenza.
8 agosto 2026





