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Editoriali

Impariamo a tutelare i giovani

Maurizio Ferrera ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui sostiene che le democrazie europee, e in particolare quella italiana, sono sempre più influenzate dall’invecchiamento della popolazione. Poiché gli anziani rappresentano una quota crescente dell’elettorato e partecipano più dei giovani alle elezioni, la politica tende a privilegiare i loro interessi e quelli del presente, trascurando le conseguenze delle decisioni sulle generazioni future.

Scrive Ferrera: ”Le democrazie europee stanno invecchiando. Il crescente squilibrio demografico fra giovani e anziani si riflette nella composizione dell’elettorato e dei Parlamenti. Oggi in Italia il cittadino «mediano» ha circa 49 anni: metà della popolazione è più giovane, metà è più vecchia. Nel 1980 l’età mediana era 34 anni, già nel 2000 era salita a 40. Siccome i minori non votano, l’elettore mediano è più vecchio: 58 anni. Fra i parlamentari, il valore si situa a metà strada, 52. Anche se più giovani dei propri elettori, i rappresentanti eletti tendono a guardare principalmente agli interessi di chi li vota. Ne consegue che il centro di gravità delle politiche pubbliche è occupato oggi da generazioni diverse da quelle che subiranno più a lungo gli effetti di queste stesse politiche, per non parlare delle generazioni future”.

E prosegue: ”In alcuni Paesi europei esistono già esperienze significative in questa direzione. Quella della Finlandia è la più nota ed efficace. Lì opera da molti anni il «Comitato per il futuro», che esamina i grandi cambiamenti in corso, valuta le loro implicazioni per le generazioni future e propone possibili risposte. I suoi rapporti annuali costringono il Parlamento a discutere temi che rischierebbero di essere ignorati. Le raccomandazioni del Comitato trovano larga eco nell’opinione pubblica. Vari provvedimenti nel campo della formazione, dell’università, della regolazione delle nuove tecnologie sono stati recentemente adottati sulla scia delle proposte di questo organismo”.

Ferrera porta come esempi il Superbonus e il rinvio dell’aumento dell’età pensionabile, misure che hanno favorito soprattutto le persone più anziane, trasferendo però i costi sui giovani e sui cittadini di domani attraverso il debito pubblico e maggiori oneri previdenziali.

Secondo l’autore, non è opportuno introdurre quote anagrafiche nei Parlamenti, ma creare istituzioni che obblighino i decisori politici a valutare l’impatto delle leggi sulle diverse generazioni. Modelli efficaci esistono già, come il Comitato per il futuro della Finlandia e la nuova strategia dell’Unione Europea sull’equità intergenerazionale.

Anche l’Italia ha compiuto un primo passo con l’introduzione della Valutazione di impatto generazionale (VIG) e di un Osservatorio nazionale, ma questi strumenti non sono ancora operativi perché mancano i decreti attuativi.

Ferrera conclude affermando che la democrazia del futuro dovrà imparare a rappresentare non solo gli interessi dei cittadini di oggi, ma anche quelli delle generazioni future, affinché le decisioni pubbliche siano più eque e sostenibili nel lungo periodo.

31 luglio 2026