Monica Perosino ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale delinea gli sviluppi della geo-politica trumpiana nel mondo. Durante la presidenza di Trump, l’espansione internazionale della Trump Organization si è sviluppata in parallelo con la politica estera degli Stati Uniti, dando vita a quella che viene definita una “geopolitica del mattone”. Pur precisando che non esistono prove di uno scambio diretto tra decisioni della Casa Bianca e vantaggi immobiliari, l’autrice evidenzia una coincidenza ricorrente tra negoziati diplomatici e approvazione di grandi progetti a marchio Trump.
Scrive Perosino: ”Nel piccolo cimitero di Châu Ninh, tra i frutteti del delta del Fiume Rosso, in Vietnam, oltre quattromila famiglie di contadini sono state costrette a esumare i resti degli antenati prima che le ruspe spianassero campi, case e sepolture. Al loro posto, su novecento ettari di terra espropriata in cambio di pochi dollari, sorgeranno tre campi da golf, ville e alberghi di lusso nel nome di Donald Trump. Il progetto del resort da 1,5 miliardi è l’ultimo tassello della “diplomazia del mattone” di Donald Trump: mentre i governi trattano con la Casa Bianca, l’impero immobiliare della famiglia del presidente si allarga sui loro territori. Dalle risaie del Vietnam alle spiagge dell’Albania, dalla torre a Tbilisi ai resort delle monarchie del Golfo, l’espansione immobiliare della famiglia Trump segue con impressionante precisione la geografia della politica estera americana. Non esiste, finora, la prova di uno scambio diretto tra decisioni della Casa Bianca e concessioni immobiliari, ma l’intreccio è evidente: governi e imprenditori locali procurano terreni, autorizzazioni e capitali, la famiglia del presidente mette il nome Trump e incassa licenze”.
E prosegue: ”L’India è ormai il maggiore mercato straniero del marchio, con nove progetti tra Mumbai, Pune, Gurugram e Calcutta, a cui si è aggiunto il Trump World Center di Pune, primo complesso commerciale del gruppo nel Paese, mentre Washington negozia con Modi su dazi, commercio ed energia. In Romania è stata annunciata una Trump Tower a Bucarest e uno sviluppo golfistico in Transilvania, dopo lo scontro tra Washington e l’Unione europea sull’annullamento delle elezioni presidenziali romene.In Israele, infine, la Trump Organization ha condotto colloqui preliminari per gestire e dare il nome al Sarona Hotel di Tel Aviv, una struttura di 47 piani e circa ottocento camere, mentre si moltiplicano gli incontri alla Casa Bianca tra Trump e Netanyahu, in uno dei Paesi maggiormente dipendenti dalle sue decisioni militari e diplomatiche
Il modello di business è sempre simile: la Trump Organization investe poco capitale proprio, concede il proprio marchio a partner locali che finanziano e costruiscono i progetti, e ricava commissioni e royalties. Donald Trump ha affidato la gestione dell’azienda ai figli, ma continua a beneficiare economicamente attraverso un trust.
L’articolo porta come esempio principale il Vietnam, dove un resort da 1,5 miliardi di dollari è stato autorizzato mentre Hanoi negoziava con Washington sui dazi. Analoghi intrecci vengono descritti nei Paesi del Golfo (Qatar, Arabia Saudita, Emirati e Oman), dove nuovi hotel, campi da golf e torri Trump sono stati annunciati in concomitanza con visite ufficiali e accordi su difesa, energia e investimenti.
Vengono poi analizzati altri casi:
- nei Balcani, con i progetti immobiliari del genero Jared Kushner in Albania e Serbia, accolti da proteste per l’impatto ambientale e culturale;
- nel Caucaso, con la Trump Tower di Tbilisi in Georgia;
- in Indonesia, India, Romania e Israele, dove nuovi sviluppi immobiliari sono presentati come coincidenti con momenti di particolare rilevanza nei rapporti con gli Stati Uniti.
La conclusione dell’articolo è che, pur essendo formalmente operazioni commerciali legittime, l’insieme di questi progetti disegna una rete di interessi economici concentrata proprio nei Paesi maggiormente influenzati dalle decisioni americane su commercio, sicurezza, sanzioni e politica estera. Secondo l’autrice, il marchio Trump diventa così uno strumento capace di trasformare la vicinanza politica alla Casa Bianca in un vantaggio economico per la famiglia del presidente.
31 luglio 2026





