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Esteri

Corse in auto di James Dean e gli arsenali missilistici

Giordano Stabile ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale riferendosi alla celebre scena di “Gioventù bruciata” utilizzandola come metafora della sfida tra Stati Uniti e Iran: una pericolosa “gara del precipizio” in cui entrambe le parti cercano di resistere più a lungo senza cedere.

Afferma Stabile: ”Tra Stati Uniti e Iran la gara è doppia. La prima riguarda il petrolio. Chi resisterà più a lungo al blocco di Hormuz. L’Occidente non può importare, Teheran non può esportare. Tutti e due rischiano. La seconda gara è sui missili. Chi ne ha di più. Il fallimento di Epic Fury, o Failure, è dovuto in parte alle stime del tutto sbagliate sull’arsenale dei Pasdaran. L’Intelligence israeliana lo valutava in 1.500 missili. La Cia in quattromila al massimo. Erano molti di più, e lo sono tutt’ora”.

E prosegue: ”Un rapporto sfavorevole spiega una delle ammissioni più imbarazzanti da parte del Pentagono. E che cioè negli attacchi sulle basi americane in questi cinque mesi di guerra, con 9.000 proiettili di vario tipo piovuti a ritmi inauditi, si è deciso di lasciar passare quelli con meno probabilità di colpire obiettivi sensibili come radar e depositi di carburante, in modo da risparmiare Patriot. Nonostante ciò, sono stati bruciati 1.300 intercettori Patriot su 2.300 in magazzino, e 290 dei 360 Thaad disponibili, secondo stime del Csis”.

In particolare, l’autore individua due competizioni:

  • Sul petrolio: il confronto riguarda lo Stretto di Hormuz. L’Occidente soffre se il traffico petrolifero viene bloccato, mentre l’Iran subisce il mancato export di greggio. Entrambi hanno molto da perdere.
  • Sui missili: secondo Stabile, i servizi d’intelligence occidentali e israeliani hanno sottovalutato gravemente l’arsenale iraniano. Le stime iniziali parlavano di 1.500-4.000 missili, mentre l’analista Patricia Marins sostiene che l’Iran 28disponesse di circa 7-8.000 missili balistici a medio raggio e 12.000 a corto raggio, inclusi modelli avanzati come il Kheibar Shekan.

L’articolo evidenzia inoltre la capacità industriale iraniana, che sarebbe in grado di produrre ogni anno circa 3.600 missili balistici e 3.000 droni Shahed, un ritmo che supera quello della produzione occidentale di intercettori antimissile.

Questa disparità avrebbe costretto gli Stati Uniti a razionare l’impiego dei sistemi di difesa Patriot e THAAD, lasciando passare i proiettili ritenuti meno pericolosi per conservare le scorte destinate alla protezione degli obiettivi strategici. Nonostante ciò, le riserve di intercettori si sarebbero ridotte in modo significativo.

In conclusione, Stabile sostiene che il vero problema emerso dal conflitto non sia solo la quantità dell’arsenale iraniano, ma anche il divario tra la capacità offensiva di produzione dell’Iran e quella difensiva degli Stati Uniti e dei loro alleati, una situazione che ha già costretto Washington a riposizionare alcuni dei suoi asset militari più preziosi lontano dalle basi maggiormente esposte.

28 luglio 2026