Jacopo Iacoboni ha pubblicato su La Stampa un articolo nel quale sostiene che la Russia ha aiutato in maniera «sostanziale» l’Iran a colpire con notevole precisione strutture statunitensi in Medio Oriente. Il memorandum, del quale una fonte ha letto il contenuto a La Stampa, e che è stato condiviso con altre intelligence europee, fa una valutazione che avvicina la «certezza», «high likely». La Cia – che ne è stata prontamente informata – ha in corso una indagine, sebbene sia ancora formalmente inconclusiva.
Scrive Iacoboni: ”Il sistema russo Kometa-M, di cui parla il report che ci è stato letto, non è un vero e proprio sistema di navigazione di droni, piuttosto è una famiglia di antenne e ricevitori satellitari Gnss resistenti al disturbo elettronico (anti-jamming). Sviluppato e prodotto in Russia, è progettato per consentire a droni, bombe guidate e missili di continuare a utilizzare i segnali Glonass e Gps anche in presenza di forti interferenze elettroniche. I russi lo usano sistematicamente nei droni d’attacco Geran e Shahed-derivati, nelle bombe plananti Umpk, nei missili da crociera e nei missili balistici Iskander (che, pur essendo relativamente lenti, si stanno rivelando difficili da intercettare per le difese ucraine)”.
E prosegue: ”Una fonte iraniana ha dichiarato in questi giorni all’agenzia di regime russa, la Tass, che il primo contatto internazionale della Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei potrebbe essere una conversazione telefonica o addirittura un incontro con Vladimir Putin. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, non ha smentito: «Non possiamo dire nulla di specifico. Ma, naturalmente, il presidente Putin è aperto a tali contatti».Mai come in queste settimane le due guerre – Ucraina e Iran – paiono comunicanti, e Russia-Iran un nemico che dovrebbe unire l’Occidente, variabile Trump permettendo”.
L’articolo sostiene che la Russia avrebbe fornito un supporto tecnologico e di intelligence significativo all’Iran per rendere più efficaci gli attacchi contro obiettivi statunitensi in Medio Oriente. Secondo un memorandum di un servizio segreto di un Paese baltico, condiviso con altre intelligence europee, è “altamente probabile” che Mosca abbia aiutato Teheran sia con informazioni sui bersagli sia con sistemi avanzati di navigazione per droni. La CIA starebbe indagando su queste informazioni, senza aver ancora raggiunto conclusioni definitive.
Il fulcro del presunto aiuto è il sistema russo Kometa-M, un dispositivo anti-jamming che permette a droni e missili di continuare a navigare anche in presenza di disturbi elettronici. Secondo l’articolo, dal 2026 questo sistema sarebbe stato trovato sempre più spesso sui relitti di droni iraniani, sostituendo o affiancando i precedenti sistemi di navigazione sviluppati in Iran.
Vengono inoltre citate informazioni dell’intelligence ucraina secondo cui la Russia avrebbe effettuato ricognizioni satellitari di installazioni militari statunitensi nel Golfo, trasferendo poi le immagini all’Iran e monitorando successivamente gli effetti degli attacchi. Tra gli obiettivi colpiti figurerebbero anche strutture della CIA in Arabia Saudita e Iraq.
L’articolo evidenzia che Washington non ha confermato pubblicamente queste accuse, probabilmente per evitare un’ulteriore escalation diplomatica con Mosca. Il Cremlino ha rifiutato di commentare, mentre restano aperti i canali di dialogo tra il presidente russo Vladimir Putin e la leadership iraniana.
In conclusione, l’autore interpreta questi elementi come un segnale del crescente coordinamento strategico tra Russia e Iran, sostenendo che i due conflitti – quello in Ucraina e quello in Medio Oriente – siano sempre più collegati. A sostegno di questa tesi ricorda anche l’attacco ucraino contro la fabbrica russa Vniir-Progress, produttrice dei sistemi Kometa, evidenziando come la stessa tecnologia impiegata nelle armi usate contro l’Ucraina potrebbe essere utilizzata anche negli attacchi iraniani contro obiettivi statunitensi.
È importante notare che diverse affermazioni dell’articolo si basano su fonti di intelligence, valutazioni (“high likely”) e indiscrezioni riportate da fonti anonime. Alcune di queste informazioni risultano oggetto di indagini o non sono state confermate ufficialmente dalle autorità coinvolte.
28 luglio 2026





