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Esteri

Il gioco d’azzardo

Massimo Gaggi ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale in cui scrive che il presidente degli Stat Uniti sembra che voglia preparare dei colpi di coda. Si teme che sentendo odore di sconfitta tenti di abbattere le barriere rimaste a protezione della democrazia Usa.

Gaggi critica le diverse e strampalate mosse del Tycoon newyorkese: ”Dai dazi alla guerra in Iran, non si contano le mosse azzardate di Donald Trump che si sono rivelate calcoli sbagliati, errori disastrosi costati cari a tutti noi, oltre che agli americani e al partito del presidente. Alcuni hanno fatto meno danni del predivervisto: i dazi hanno pesato sui prezzi, ma non hanno incendiato, come temuto, l’inflazione e, pur rallentando i commerci, non li hanno strangolati. Effetti della condotta ondivaga di un leader che ha minacciato fuoco e fiamme, salvo, poi, imporre balzelli più contenuti. Quando non se li è addirittura rimangiati, come dopo la dura risposta cinese”.

E prosegue: ”Una demolizione sistematica del sistema di alleanze che proprio gli Stati Uniti hanno costruito all’indomani della Seconda guerra mondiale, destinato a indebolire molto l’America. Così come potrebbe costare molto cara ai repubblicani e al loro leader l’enorme arricchimento che lui e la sua famiglia hanno ottenuto, da quando sono entrati alla Casa Bianca, sfruttando i poteri della presidenza: anche per questo il suo partito teme guai alle elezioni di novembre, davanti a un elettorato che si impoverisce per l’impatto negativo sull’economia delle scelte di Trump, mentre lui guadagna miliardi. E i democratici si preparano, in caso di riconquista del Congresso, a trasformare la Camera in una sorta di tribunale che emetterà mandati di comparizione per familiari e alleati di Trump, visto che lui è intoccabile grazie all’immunità totale garantitagli dalla Corte Suprema”.

Per concludere: ”Prima ancora dell’attacco all’Iran la sua presidenza era in crisi per il caso Epstein e per i prezzi elevati che hanno eroso il reddito reale di gran parte dell’America, suoi elettori compresi. Crisi che potevano essere contenute: una macchia la sua stretta amicizia col pedofilo morto suicida, ma Trump aveva rotto con lui vent’anni fa e non ci sono prove di suoi rapporti con minorenni, mentre l’inflazione è salita di poco rispetto agli anni precedenti. Invece è stato proprio lui a farle esplodere con le sue promesse avventate, fatte nella convinzione che tutto gli fosse permesso: affermare e poi negare l’evidenza. Per molto tempo ha funzionato, ma ora non può più «scendere in strada, sparare a qualcuno e non perdere nemmeno un voto» come sosteneva (purtroppo a ragione) un tempo: i suoi elettori impoveriti che nel primo mandato si sono accontentati di avere in lui un leader sensibile alla loro causa, stavolta si sono infuriati quando la promessa di «un’età dell’oro dopo la fallimentare economia di Biden» si è rivelata un miraggio, mentre tanti, nel giro di Trump, hanno accumulato enormi ricchezze.

Mosse azzardate ed errori di calcolo: l’autore evidenzia come la condotta politica di Donald Trump, dai dazi alla guerra in Iran, sia costellata da calcoli errati e promesse non mantenute (come la fine immediata della guerra in Ucraina). Sebbene l’impatto economico iniziale di alcune misure (come i dazi) sia stato meno distruttivo del previsto grazie alle sue continue oscillazioni, l’approccio aggressivo rischia di causare danni profondi.

Politica estera e indebolimento delle alleanze: Trump opera una demolizione sistematica del sistema di alleanze occidentali costruito dopo la Seconda guerra mondiale. Umilia i partner europei, tratta con simpatia leader come Putin e Xi Jinping e interpreta in modo arbitrario gli impegni degli Stati Uniti nella NATO, minando la forza internazionale del Paese.

La logica commerciale del potere: la sua visione politica si basa sulla “logica degli affari a somma zero” appresa nella sua carriera imprenditoriale e popolarizzata in TV con The Apprentice: per vincere, la controparte deve necessariamente perdere. Rispetto al primo mandato (fino al 2020), in cui il contesto storico era diverso, Trump si è ora circondato solo di yes men, eliminando ogni saggio consigliere capace di frenarlo.

Arricchimento personale e crisi di consenso: Trump e la sua famiglia hanno accumulato miliardi sfruttando i poteri della presidenza, un fattore che spaventa il Partito Repubblicano in vista delle elezioni di novembre. La promessa di una nuova “età dell’oro” si è scontrata con l’impoverimento reale della popolazione e l’aumento dei prezzi, scatenando la rabbia dei suoi stessi elettori. Inoltre, in caso di vittoria, i Democratici puntano a trasformare la Camera in un tribunale per perseguire i familiari e gli alleati di Trump, protetto invece dall’immunità totale della Corte Suprema.

I casi Epstein e Iran: la presidenza è entrata in crisi anche per la gestione del caso Epstein (l’ordine di archiviare tutto ha deluso la base MAGA che si aspettava rivelazioni sui democratici) e per la trappola geopolitica a Hormuz. Avendo ordinato l’eliminazione del vertice religioso iraniano senza capirne le conseguenze, Trump ha finito per favorire l’ala più violenta dei pasdaran.

Il pericolo per la democrazia americana: Di fronte all’odore di una possibile sconfitta elettorale, il timore principale è che il presidente tenti il tutto per tutto pur di abbattere i presidi democratici rimasti. Le preoccupazioni derivano dall’azzeramento della commissione bipartisan di garanzia elettorale e dalla scelta di un nuovo team di “legali-kamikaze” pronti ad avviare cause civili pilotate, all’interno di un ministero della Giustizia già fortemente militarizzato.

12 luglio 2026