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Editoriali

Le armi, la foto e i numeri. Il pressing di Zelensky

Giuseppe Sarcina ha pubblicato sul Corriere della Sera un editoriale sostiene che il vertice del G7 è stato dominato dalla figura di Donald Trump (e non c’era certo da dubitarne!), mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha cercato di riportare l’attenzione sulla necessità di passare dalle dichiarazioni ai fatti.

Scrive Sarcina: ”. Il leader ucraino ha da tempo preso atto che dagli Stati Uniti, fino a quando Trump resterà alla Casa Bianca, non otterrà più nulla gratis. Del resto basta consultare le tabelle sugli aiuti all’Ucraina predisposte dal Kiel Institute, autorevole centro studi tedesco. Da febbraio 2025 a oggi la cifra degli aiuti militari inviati dagli Usa a Kiev non è mai cambiata: zero. Oltre alle fotografie della cattedrale della Dormizione, sventrata dai droni russi, Zelensky ha mostrato a Trump un appunto con qualche cifra. Ogni mese l’industria militare putiniana produce 60 missili balistici, esattamente come quelli lanciati contro le città ucraine. Gli Stati Uniti rispondono con l’assemblaggio di 50 missili in grado di intercettarli, tipo i Patriot. Come dire: questo squilibrio rappresenta una minaccia per tutti, anche se al momento è l’Ucraina a pagarne il prezzo.

E aggiunge: ”Zelensky ha chiesto a Trump la licenza per costruire in proprio almeno una parte dei Patriot. Poi ha fatto sapere che il presidente Usa gli è sembrato «positivo» sul punto. Già, ma Zelensky sa bene che bisognerà superare le resistenze del Pentagono e della Lockheed Martin, l’azienda che fabbrica i Patriot. Ecco perché la sua frase dubitativa su «X», i temi discussi vanno messi in pratica, era rivolta innanzitutto alla Casa Bianca e, per estensione, al comunicato del G7 che annuncia l’unità dei Sette Paesi nel sostegno all’Ucraina”.

La frase chiave del summit è quella pubblicata da Zelensky: «È fondamentale che tutto ciò di cui si è discusso venga messo in pratica». Secondo Sarcina, il messaggio era rivolto soprattutto agli Stati Uniti, ma anche agli alleati europei.

Sul fronte mediorientale, gli europei si preparano a gestire le conseguenze della crisi con l’Iran, in particolare la sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma emerge una crescente distanza con Washington: gli Stati Uniti sembrano poco inclini a coinvolgere gli alleati nelle future operazioni.

Per quanto riguarda l’Ucraina, Zelensky ha incontrato tutti i leader del G7 e, pur mantenendo toni concilianti in pubblico, avrebbe espresso in privato una forte insoddisfazione. Il motivo principale è che dall’inizio del 2025 gli aiuti militari americani non sarebbero aumentati, mentre la Russia continua a rafforzare la propria produzione bellica.

Per convincere Trump, Zelensky ha mostrato immagini delle distruzioni provocate dagli attacchi russi e dati sulla disparità produttiva tra missili russi e sistemi difensivi occidentali. Ha inoltre chiesto la possibilità di produrre almeno in parte i missili Patriot in Ucraina. Trump si sarebbe mostrato disponibile, ma restano gli ostacoli rappresentati dal Pentagono e da Lockheed Martin.

Sarcina sottolinea poi che l’Ucraina guarda sempre più all’Europa. Zelensky apprezza il sostegno politico dei governi europei, ma insiste sul fatto che servono maggiori risorse concrete. In particolare richiama il fondo PURL (Prioritised Ukraine Requirements List), promosso dal segretario generale della NATO Mark Rutte, che permette ai Paesi europei di finanziare l’acquisto di armi americane per Kiev. Finora, però, le risorse raccolte sono considerate insufficienti rispetto agli obiettivi fissati.

Tesi dell’autore

Il messaggio finale dell’editoriale è che il peso della guerra in Ucraina e della stabilizzazione del Medio Oriente sta ricadendo sempre più sull’Europa. Zelensky non chiede nuove dichiarazioni di solidarietà, ma risultati concreti: più armi, più fondi, sanzioni più efficaci e una pressione diplomatica più forte sulla Russia. Secondo Sarcina, il vero banco di prova per Stati Uniti ed europei sarà la capacità di trasformare gli impegni politici del G7 in azioni reali.

17 giugno 2026