Massimo Gaggi ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo in cui riferisce che il presidente degli StatiUniti, Donald Trump, continua a vivere in un mondo di ritorsioni e rivalse che non solo lo distraggono, ma danneggiano anche il suo rapporto coi repubblicani.
Scrive Gaggi: ”Dopo il fondo da 1,8 miliardi di dollari per compensare presunte vittime dell’anti-trumpismo — un’iniziativa ritirata dopo la reazione furente di molti parlamentari repubblicani — Trump ha fatto altre due nomine a dir poco controverse: ha scelto come successore di Tulsi Gabbard nel ruolo di direttore dei servizi segreti (National Intelligence) Bill Pulte, un immobiliarista suo amico. Zero esperienza di intelligence. Fin qui ha diretto l’agenzia per l’edilizia pubblica. Segnalandosi soprattutto per le indagini su alcuni nemici di Trump (la procuratrice di New York, Letitia James, il parlamentare dem Adam Schiff, la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook) che hanno ottenuto mutui casa da organismi federali. Secondo la senatrice Elizabeth Warren, Pulte userà il nuovo incarico per scavare ancora più a fondo nelle vite dei personaggi che Trump percepisce come nemici”.
E continua: ”Trump ha licenziato la ministra Pam Bondi, sua fedelissima ma non abbastanza dura. Lui di certo non rinuncia alle vendette, appena censite dal Wall Street Journal: i nemici nel suo mirino sono almeno una cinquantina. Nove già incriminati, dall’ex capo dell’fbi James Comey al senatore democratico Mark Kelly, a Letitia James e a John Bolton. E poi nove indagati tra i quali Joe Biden, George Soros e suo figlio Alexander, gli ex capi della Federal Reserve e della Cia, Jerome Powell e John Brennan. Tra i minacciati per i quali Trump reclama indagini anche presidenti (Obama e Clinton), cantanti (Beyoncé), governatori (Newsom della California e Pritzker dell’illinois), economisti (Larry Summers) e anche repubblicani che lo hanno contrastato, da Liz Cheney a Chris Christie”.
L’articolo analizza come Donald Trump continui a portare avanti una politica incentrata sul risentimento, sulle ritorsioni e sulle vendette personali, ignorando i tentativi del suo capo dello staff, Susie Wiles, di focalizzare l’azione politica sul miglioramento della vita degli americani. Questa linea d’azione sta creando tensioni anche all’interno del Partito Repubblicano, come dimostrato dal ritiro di un fondo da 1,8 miliardi di dollari destinato a risarcire presunte vittime dell’anti-trumpismo, bloccato a causa della reazione furiosa di molti parlamentari del suo stesso partito.
I punti salienti della gestione e delle recenti nomine trattati nell’articolo di Gaggi sono:
- L’intelligence affidata a un immobiliarista: come successore di Tulsi Gabbard nel ruolo di direttore della National Intelligence, Trump ha scelto l’amico Bill Pulte. Pulte, un immobiliarista con zero esperienza nel settore dell’intelligence, ha finora guidato l’agenzia per l’edilizia pubblica. In quel ruolo si è distinto soprattutto per aver indagato sui mutui casa ottenuti da organismi federali da parte di figure percepite come nemiche da Trump (tra cui la procuratrice Letitia James, il democratico Adam Schiff e la governatrice della Fed Lisa Cook). Secondo la senatrice Elizabeth Warren, Pulte sfrutterà il nuovo incarico per indagare ancora più a fondo sulla vita di tali oppositori.
- L’assuntore dell’assalto al Campidoglio al Pentagono: il Washington Post ha svelato l’assunzione presso il dipartimento delle Operazioni Speciali del Pentagono (un’unità che si occupa di antiterrorismo segreto, recupero ostaggi e salvataggi) del venticinquenne Elias Irizarry. Il ragazzo ha come unico precedente rilevante una condanna a 14 giorni di carcere per aver partecipato all’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Essendo reo confesso e non avendo esercitato violenza sui poliziotti, ha ottenuto una condanna lieve, poi condonata da Trump. Nonostante questo passato, il portavoce del Pentagono ha giustificato la sua clearance di sicurezza definendolo un «qualificato patriota» meritevole di una «nomina politica».
- Il precedente del Ministero della Giustizia: quello di Irizarry non è un caso isolato. Viene citato il precedente di Jared Wise, ex agente dell’FBI ripreso il 6 gennaio mentre incitava la folla a uccidere i poliziotti. Sebbene fosse sotto processo, l’insediamento di Trump ha bloccato il procedimento prima della sentenza. Wise è stato poi assunto dallo stesso Ministero della Giustizia con il compito di perseguire chi aveva indagato sui trumpiani, per poi dimettersi di recente lamentando una scarsa efficienza del ministero nel compiere le vendette.
- La rimozione dei fedelissimi e la lista dei nemici: proprio la percezione di una scarsa durezza nell’attuare ritorsioni ha probabilmente spinto Trump a licenziare la ministra della Giustizia Pam Bondi, considerata fedele ma non abbastanza inflessibile. Secondo un censimento del Wall Street Journal, la lista dei nemici nel mirino del presidente conta almeno una cinquantina di persone:
- Nove sono già stati incriminati (tra cui l’ex capo dell’FBI James Comey, il senatore Mark Kelly, Letitia James e John Bolton).Nove sono sotto indagine (tra cui Joe Biden, George e Alexander Soros, l’ex capo della Fed Jerome Powell e l’ex capo della CIA John Brennan).
- Molti altri sono minacciati di indagini, inclusi gli ex presidenti Obama e Clinton, la cantante Beyoncé, i governatori democratici Newsom e Pritzker, l’economista Larry Summers e storici oppositori repubblicani come Liz Cheney e Chris Christie. 4 giugno 2026





