Sara Tirrito ha pubblicato su La Stampa un articolo che analizza i ritardi strutturali dell’Italia attraverso i dati di Confindustria e dell’Ocse.
L’articolo evidenzia come la scarsa crescita economica, la crisi dell’industria e le difficoltà di istruzione e sanità siano problemi interconnessi che minacciano il futuro del Paese.
Scrive Tirrito: «L’Italia cresce poco, l’industria arretra, istruzione e sanità faticano a tenere il passo. Non sono emergenze separate. Lo ha ribadito ieri Emanuele Orsini dal palco dell’assemblea annuale di Confindustria: «Senza produzione e crescita – ha detto il numero uno degli industriali – non c’è redistribuzione e non c’è futuro». Negli ultimi 25 anni l’economia italiana è cresciuta in media dello 0,4% annuo, contro l’1,4% europeo, il 2,1% americano e l’8% della Cina. Il Pil del 2025 supera di appena il 10% quello del 2000. Tra le cause, Orsini ha indicato il costo dell’energia come «minaccia esistenziale» per le imprese e i bassi salari, che «allontanano i giovani dall’Italia». La proposta è di agire in modo coordinato tra i Ventisette. «Se in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune, perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro». Ma anche, in relazione all’Italia, di riallocare 20 miliardi dai tax expenditures, dividendoli in parti uguali tra crescita, sanità e scuola».
E prosegue: «Nella rilevazione Piaac 2023, che misura le competenze degli adulti in alfabetizzazione, calcolo e problem solving, l’Italia si colloca intorno a 235 punti contro una media di 252, mentre Finlandia, Giappone e Svezia si attestano circa il 25% sopra i Paesi più deboli. Per l’Ocse, «la scarsa qualità dell’istruzione riduce le competenze della forza lavoro, in particolare quelle digitali, amplificando gli effetti dell’invecchiamento della popolazione».
1. Crescita ed economia
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sottolinea un dato allarmante: negli ultimi 25 anni l’Italia è cresciuta solo dello 0,4% annuo, contro l’1,4% della media europea. Le cause principali individuate sono:
- L’alto costo dell’energia (definita una “minaccia esistenziale” per le imprese).
- I salari bassi che spingono i giovani a emigrare.
- Un debito pubblico vicino al 140% del Pil che limita gli investimenti. La proposta: Riallocare 20 miliardi di euro dai sussidi fiscali (tax expenditures) per dividerli equamente tra crescita, sanità e scuola.
2. Il nodo dell’istruzione
L’istruzione è indicata come il principale freno alla produttività. I dati Ocse mostrano che:
- L’Italia ha una delle percentuali più basse di laureati (25-34 anni) e una delle più alte di Neet (giovani che non studiano né lavorano).
- Le competenze degli adulti (alfabetizzazione e calcolo) sono nettamente inferiori alla media Ocse.
- Esiste un disallineamento tra scuola e mondo del lavoro: mancano competenze digitali e aggiornamento permanente. Si stima che se l’Italia raggiungesse i livelli dei migliori Paesi Ocse, la produttività crescerebbe del 17%.
3. La crisi della sanità
Nonostante la salute degli italiani sia tra le migliori al mondo, il sistema sanitario è “cronicamente sotto-finanziato”:
- La spesa sanitaria è all’8,4% del Pil, ben sotto la media UE (10%).
- Mancano professionisti: ci sono solo 6,9 infermieri ogni mille abitanti (contro i 9,2 della media Ocse).
- Il 7,6% della popolazione rinuncia alle cure a causa delle liste d’attesa, e la copertura pubblica per i servizi ambulatoriali è molto più bassa rispetto al resto d’Europa (58% contro 77%).
Conclusione
L’articolo si chiude con un monito demografico: la pressione sul sistema sanitario e produttivo aumenterà drasticamente entro il 2050, quando gli over 65 rappresenteranno il 34% della popolazione italiana, la quota più alta in tutta l’Unione Europea. Per Orsini, è il momento di passare dal “minimo indispensabile” al “massimo necessario”.
27 maggio 2026





